A circa 5.100 metri di altitudine, dove le Ande peruviane sembrano toccare la volta celeste, sorge un luogo che sfida ogni legge della biologia e della logica urbana. Si chiama La Rinconada. Non è solo la città più alta del pianeta; è un esperimento umano a cielo aperto, un insediamento dove l’atmosfera contiene il 50% di ossigeno in meno rispetto al livello del mare. Qui, la linea che separa la sopravvivenza dall’impossibile è sottile come l’aria che i suoi abitanti tentano disperatamente di inalare.

Ma cosa spinge decine di migliaia di persone a vivere permanentemente in una terra dove gli alberi non crescono e il sangue diventa denso come sciroppo per trasportare l’ossigeno residuo? La risposta è antica quanto l’avidità umana: l’oro.
Una frontiera oltre i limiti biologici
Per un visitatore non abituato, arrivare a La Rinconada è un trauma sensoriale. Il mal di montagna non è un’eventualità, è una certezza. La testa pulsa, il cuore martella contro le costole cercando di compensare la rarefazione dell’aria, e ogni passo sembra una scalata sull’Everest. Eppure, per i circa 50.000 residenti (cifra che oscilla drammaticamente in base al prezzo dei metalli preziosi), questa è la quotidianità.
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La scienza osserva La Rinconada con un misto di stupore e preoccupazione. I ricercatori del progetto Expedition 5300 hanno scoperto che l’organismo degli abitanti ha subito adattamenti estremi: per sopravvivere alla carenza cronica di ossigeno (ipossia), il corpo produce una quantità enorme di globuli rossi. Questo però rende il sangue viscoso, aumentando il rischio di ipertensione polmonare e insufficienza cardiaca. È il cosiddetto Male di Montagna Cronico, una condizione che a queste quote non è l’eccezione, ma la regola.
L’economia del “Cachorreo”: Lavorare per la speranza
Se la biologia è estrema, l’organizzazione sociale lo è ancora di più. A La Rinconada non esiste un salario minimo, né contratti standard. Gran parte dei minatori lavora sotto il sistema del cachorreo: prestano la loro opera gratuitamente per 28 o 30 giorni consecutivi per l’azienda mineraria; l’ultimo giorno del mese, è permesso loro di portare via tutto il minerale che riescono a caricarsi sulle spalle.
È una scommessa brutale. In quel sacco di pietre potrebbe esserci una fortuna in pepite d’oro o, più spesso, solo roccia sterile. È questa “lotteria mineraria” a tenere in vita la città, alimentando un ciclo di speranza e disperazione che si riflette in una struttura urbana priva di fognature, acqua corrente o riscaldamento, nonostante le temperature scendano regolarmente sotto lo zero.
L’impatto ambientale e umano
Vivere “vicino allo spazio” ha un costo ecologico e sanitario altissimo. L’estrazione dell’oro avviene spesso in modo informale, utilizzando il mercurio per separare il metallo prezioso dalla roccia. I vapori tossici si disperdono nell’aria rarefatta e penetrano nel suolo e nel ghiacciaio “La Bella Durmiente”, che sovrasta la città e rappresenta l’unica fonte d’acqua.
L’aspettativa di vita a La Rinconada riflette questa durezza: in alcune aree si ferma a soli 30-35 anni, circa la metà della media nazionale peruviana. Non è solo l’altitudine a uccidere; sono le infezioni respiratorie, gli incidenti in miniera e una violenza endemica alimentata dalla mancanza di una presenza statale strutturata. La Rinconada è stata spesso definita “il paradiso del diavolo”: un luogo di ricchezza potenziale immerso in un inferno di fango e ghiaccio.

Uno scenario futuro: Verso l’adattamento o l’abbandono?
Il destino di questa città è legato a doppio filo a due variabili: il prezzo globale dell’oro e la resilienza del corpo umano. Mentre la tecnologia mineraria cerca di modernizzarsi, la crisi climatica sta facendo arretrare il ghiacciaio che alimenta l’insediamento, ponendo una data di scadenza naturale alla disponibilità di acqua.
Allo stesso tempo, La Rinconada sta diventando un laboratorio cruciale per la medicina spaziale. Capire come il corpo umano possa vivere, riprodursi e lavorare con il 50% di ossigeno per decenni offre dati inestimabili per le future missioni su Marte o sulla Luna. Gli abitanti di questa città andina sono, a tutti gli effetti, gli “astronauti della Terra”, pionieri involontari di una vita ai confini dell’abitabilità.
Un confine che interroga la nostra modernità
La Rinconada ci costringe a chiederci fin dove sia disposto a spingersi l’essere umano per la promessa di un futuro migliore. È un luogo di contrasti violenti: tra la purezza del cielo d’alta quota e la tossicità del mercurio, tra la solidarietà dei minatori e la legge del più forte.
Esplorare la vita a queste altitudini non significa solo studiare la geografia o la medicina, ma immergersi in una storia di resilienza estrema che mette a nudo le fragilità e le ambizioni della nostra specie.
La città sopra le nuvole nasconde ancora molti segreti sotto i suoi ghiacci perenni. Quali sono i limiti genetici scoperti dagli scienziati? E come si trasforma la vita sociale in un luogo senza regole?
Curiosa per natura e appassionata di tutto ciò che è nuovo, Angela Gemito naviga tra le ultime notizie, le tendenze tecnologiche e le curiosità più affascinanti per offrirtele su questo sito. Preparati a scoprire il mondo con occhi nuovi, un articolo alla volta!




