L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, capolavoro indiscusso del Rinascimento conservato nel refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano, non smette di affascinare e interrogare. Al di là della sua manifesta bellezza e della potenza emotiva, l’opera è da secoli al centro di studi e teorie che cercano di decifrare i codici segreti nascosti da Leonardo. Tra messaggi celati, simbolismi numerici e persino una presunta colonna sonora, l’affresco si rivela un vero e proprio enigma.

Una delle teorie più affascinanti è quella che suggerisce la presenza di una partitura musicale nascosta tra le figure degli apostoli e gli oggetti sulla tavola. Il musicista e informatico Giovanni Maria Pala, nel suo libro “La Musica Celata”, ha proposto una lettura rivoluzionaria: sovrapponendo un pentagramma all’affresco, la disposizione delle pagnotte sulla tavola e le mani di Gesù e degli apostoli corrisponderebbero a delle note musicali. Leggendo la melodia da destra a sinistra, come era solito scrivere Leonardo, emerge una breve composizione di circa 40 secondi, un requiem che sembra accompagnare la drammaticità del momento. Questa interpretazione, sebbene non universalmente accettata, aggiunge un ulteriore livello di complessità al genio poliedrico di Leonardo, che fu anche un abile musicista.
Il Linguaggio dei Gesti e la Tempesta dell’Anima
Al di là delle ipotesi più esoteriche, i veri codici dell’opera risiedono nella straordinaria capacità di Leonardo di tradurre in pittura “i moti dell’animo”. L’intera composizione è un capolavoro di comunicazione non verbale. Leonardo sceglie di immortalare l’istante immediatamente successivo all’annuncio di Gesù: “In verità, in verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”. Ciò che ne scaturisce è una vera e propria tempesta emotiva che si propaga dal centro verso i lati.
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Gli apostoli sono raggruppati in quattro terzetti, e ogni gruppo, ogni singolo individuo, reagisce in modo unico e psicologicamente profondo.
- Bartolomeo, Giacomo Minore e Andrea, all’estrema sinistra, mostrano sorpresa e incredulità.
- Nel secondo gruppo, Pietro si china con impeto verso Giovanni, poggiandogli una mano sulla spalla, mentre con l’altra impugna un coltello, un gesto che prefigura la sua futura difesa violenta di Cristo nel Getsemani. Giuda, davanti a loro, si ritrae nell’ombra, stringendo il sacchetto con i trenta denari e rovesciando una saliera, presagio di sventura.
- Al centro, la figura di Cristo è calma e rassegnata, un fulcro di pace divina in contrasto con il caos umano.
- Sulla destra, Tommaso, Giacomo Maggiore e Filippo cercano spiegazioni, con gesti che interrogano e chiedono chiarimenti.
- L’ultimo gruppo, composto da Matteo, Giuda Taddeo e Simone Zelota, discute animatamente, cercando di dare un senso alle parole appena udite.
Questa attenta regia delle emozioni era del tutto innovativa per l’epoca e costituisce il codice più autentico dell’opera: la rappresentazione scientifica della psicologia umana.
Miti da Sfatare e Verità Nascoste
L’enorme popolarità del romanzo “Il Codice Da Vinci” di Dan Brown ha riacceso i riflettori su alcune teorie, spesso prive di fondamento storico-artistico. L’idea che la figura di Giovanni sia in realtà Maria Maddalena è stata ampiamente smentita dagli studiosi. L’aspetto effeminato di Giovanni era comune nell’iconografia del tempo per rappresentare il più giovane e prediletto tra gli apostoli. Allo stesso modo, la famosa “mano con il coltello” che sembra spuntare dal nulla appartiene, come confermato dai disegni preparatori e dall’ultimo restauro, a Pietro.
Il restauro, conclusosi nel 1999 e durato oltre vent’anni, ha permesso di riscoprire molti dettagli originali offuscati dal tempo e da maldestri interventi precedenti. Ha rivelato la finezza dei dettagli, dai ricami sulla tovaglia ai cibi presenti, come le anguille, confermando la meticolosa attenzione al dettaglio di Leonardo.
In definitiva, i veri “codici segreti” dell’Ultima Cena non risiedono in fantomatiche eresie o messaggi occulti, ma nella straordinaria densità di simboli, nella complessa struttura geometrica basata sulla sezione aurea e nella profonda indagine dell’animo umano. Leonardo ha nascosto il suo genio non dietro a un enigma, ma sotto gli occhi di tutti, in un linguaggio universale che continua a parlarci a distanza di secoli.
Domande Frequenti (FAQ)
C’è davvero una colonna sonora nascosta nell’Ultima Cena? Secondo la teoria del musicista Giovanni Maria Pala, la disposizione delle mani degli apostoli e delle pagnotte sulla tavola formerebbe una vera e propria partitura musicale. Sebbene affascinante, questa interpretazione non è unanimemente accettata dalla critica d’arte, ma rimane una delle più suggestive ipotesi sull’opera.
La figura alla destra di Gesù è davvero Maria Maddalena? No, questa è una teoria resa popolare dalla narrativa ma senza basi storiche. La figura è l’apostolo Giovanni, tradizionalmente raffigurato con tratti giovanili e delicati. Questa iconografia era comune nell’arte rinascimentale per sottolineare la sua giovane età e il suo status di “discepolo amato”.
A chi appartiene la mano con il coltello che si vede nel dipinto? La mano che impugna il coltello appartiene inequivocabilmente a Pietro. Il gesto, carico di aggressività, preannuncia l’episodio descritto nei Vangeli in cui lo stesso Pietro taglierà l’orecchio a un servo durante l’arresto di Gesù. Questo dettaglio è stato chiarito grazie ai disegni preparatori di Leonardo.
Perché nell’Ultima Cena di Leonardo non ci sono le aureole? Leonardo da Vinci scelse di rappresentare gli apostoli e Gesù in una dimensione più umana e terrena, concentrandosi sulla loro reazione psicologica all’annuncio del tradimento. L’assenza delle aureole è una scelta stilistica voluta per aumentare il realismo e la drammaticità della scena, allontanandosi dalla tradizionale iconografia sacra.
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