Quante volte abbiamo scaricato un gioco o uno strumento di editing fotografico solo perché era a costo zero? La verità è che in rete la gratuità è spesso un’illusione ottica. Se non stai pagando con la carta di credito, il prezzo del servizio è la tua identità digitale. Cosa succede ai tuoi dati quando usi app gratuite è una domanda che dovremmo porci ogni volta che clicchiamo sul tasto “installa”, poiché dietro quel gesto si muove un mercato multimiliardario che vive di profilazione e algoritmi.

Il modello di business del dato
Le aziende che sviluppano software hanno costi vivi: server, sviluppatori, marketing e infrastrutture di sicurezza. Se l’utente finale non contribuisce direttamente al fatturato, la monetizzazione deve avvenire altrove. Il metodo più comune è la raccolta dei dati personali per fini pubblicitari.
Secondo i dati aggiornati al 2025, circa il 75% delle applicazioni gratuite più scaricate monitora gli utenti attraverso diverse piattaforme. Questo significa che se cerchi un paio di scarpe da corsa su un’app, potresti ritrovarti la pubblicità dello stesso modello mentre scorri il feed di un social network o leggi il meteo. Non è magia, è il risultato del tracciamento di terze parti, un sistema in cui i tuoi interessi vengono venduti all’asta in pochi millisecondi.
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Quali informazioni vengono prelevate?
Spesso autorizziamo l’accesso a funzioni dello smartphone che non hanno nulla a che fare con lo scopo dell’app. Un’applicazione per la torcia non ha bisogno di conoscere la tua posizione GPS, eppure molte la richiedono. I dati più ambiti includono:
- Geolocalizzazione in tempo reale: Dove vivi, dove lavori e quali negozi frequenti.
- Identificativi del dispositivo: Il codice univoco del tuo telefono (IDFA per Apple o AAID per Google) che permette di seguirti ovunque.
- Contatti e grafi sociali: Chi conosci e con chi interagisci più spesso.
- Cronologia di navigazione e utilizzo: Quanto tempo passi su un’app e cosa guardi.
Il ruolo dei data broker
Una volta raccolti, i tuoi dati non restano quasi mai confinati nei server dello sviluppatore. Vengono spesso ceduti a entità chiamate data broker. Queste aziende aggregano miliardi di punti informativi per creare profili utente incredibilmente precisi.
Questi profili vengono poi rivenduti a inserzionisti, compagnie assicurative o persino istituti di credito. Il rischio è che le informazioni raccolte da un’app di fitness apparentemente innocua possano, in futuro, influenzare il costo di un’assicurazione sanitaria o la valutazione della tua affidabilità creditizia. Come riportato in recenti analisi sulla privacy delle app mobili, il valore di un singolo profilo utente completo può oscillare tra pochi centesimi e diverse decine di euro, a seconda della profondità dei dati raccolti.

Sicurezza e rischi di data breach
Oltre alla vendita consapevole dei dati, esiste un problema di conservazione. Le app gratuite, spesso sviluppate da piccoli team con budget limitati, potrebbero non avere standard di sicurezza informatica adeguati. Nel primo semestre del 2025, l’Italia ha registrato una crescita esponenziale delle esposizioni di dati personali sul web pubblico.
Se i server di un’app gratuita vengono violati, i tuoi dati finiscono nel dark web. Informazioni come email, password (spesso riutilizzate per più servizi) e numeri di telefono diventano merce di scambio per attacchi di phishing e ingegneria sociale. Il rapporto Clusit 2025 evidenzia come il cybercrime sia responsabile di quasi il 90% degli attacchi, sfruttando spesso le vulnerabilità di applicazioni meno protette installate sui dispositivi degli utenti.
L’impatto dell’intelligenza artificiale nel 2026
Con l’arrivo del 2026, lo scenario è ulteriormente cambiato grazie all’integrazione massiccia dell’IA. Molte applicazioni gratuite ora offrono strumenti di generazione immagini o correzione testi basati su modelli linguistici. Tuttavia, la legge italiana sull’intelligenza artificiale e il nuovo Data Act europeo cercano di porre un freno alla raccolta selvaggia.
Le app di IA spesso utilizzano i contenuti caricati dagli utenti (foto, testi privati, documenti) per “allenare” i propri modelli. Se carichi un documento aziendale su un traduttore gratuito non sicuro, quel dato potrebbe teoricamente riemergere come risposta fornita dall’IA a un altro utente. La protezione dei dati non è più solo una questione di fastidiosi banner pubblicitari, ma riguarda la tutela della proprietà intellettuale e del segreto professionale.
Come proteggersi senza rinunciare alla tecnologia
Non è necessario disinstallare ogni singola applicazione, ma è fondamentale adottare un approccio critico. Ecco alcuni passaggi pratici per mitigare i rischi:
- Verifica i permessi: Vai nelle impostazioni del tuo smartphone e nega l’accesso a fotocamera, microfono e posizione a tutte le app che non ne hanno strettamente bisogno per funzionare.
- Leggi le etichette della privacy: Sia l’App Store che Google Play ora mostrano un riepilogo di quali dati vengono raccolti. Se un’app di calcolatrice raccoglie la tua cronologia acquisti, meglio cercarne un’altra.
- Utilizza email temporanee o “Accedi con Apple”: Questo evita di fornire il tuo indirizzo email principale a sviluppatori sconosciuti, riducendo il rischio di spam e tracciamento cross-platform.
- Prediligi il modello Freemium: Spesso è meglio pagare una piccola somma per la versione “Pro” di un’app piuttosto che usare la versione gratuita, poiché le app a pagamento tendono a dipendere meno dalla vendita di dati.
Secondo una citazione celebre nell’ambiente tech di Andrew Lewis: “Se non stai pagando per qualcosa, non sei il cliente; sei il prodotto in vendita”. Questa frase, seppur datata, non è mai stata così attuale come nel panorama digitale odierno.
FAQ – Domande Frequenti
È illegale per un’app gratuita vendere i miei dati? In Europa, grazie al GDPR, la vendita dei dati non è illegale a patto che l’utente esprima un consenso esplicito, informato e libero. Tuttavia, molte applicazioni utilizzano “dark patterns”, ovvero interfacce ingannevoli, per spingere l’utente ad accettare termini di servizio complessi senza che ne colga realmente le implicazioni sulla privacy.
Disinstallare un’app cancella automaticamente i miei dati dai loro server? No, la semplice disinstallazione elimina solo il software dal tuo telefono. Per rimuovere le informazioni, devi solitamente richiedere la cancellazione dell’account all’interno dell’app prima di eliminarla o inviare una richiesta formale al titolare del trattamento, come previsto dal diritto all’oblio garantito dalle normative vigenti.
Le app di sistema (preinstallate) sono più sicure di quelle scaricate? Non necessariamente. Sebbene siano soggette a controlli più rigorosi dai produttori hardware, molte app preinstallate servono proprio a raccogliere dati di utilizzo per migliorare l’ecosistema del produttore o per fini pubblicitari interni. È sempre opportuno controllare i permessi di sistema anche per le applicazioni fornite di serie con lo smartphone.
Cosa rischia concretamente un utente comune? I rischi variano dalla ricezione massiccia di spam e chiamate di telemarketing aggressivo fino a pericoli più gravi come il furto d’identità o frodi bancarie. Se i dati rubati includono informazioni sensibili, queste possono essere usate per attacchi mirati (spear phishing) che risultano estremamente credibili e difficili da individuare.
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