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La Coscienza precede Tempo e Spazio: La Nuova Teoria Fisica

Angela Gemito Nov 27, 2025

Siamo abituati a pensare alla nostra mente come a un prodotto secondario, un felice incidente dell’evoluzione biologica emerso dopo miliardi di anni di trasformazioni materiali. Eppure, una prospettiva radicalmente diversa sta guadagnando terreno nel mondo accademico, sfidando le fondamenta stesse di come percepiamo l’esistenza. Secondo una recente pubblicazione sulla rivista AIP Advances, la coscienza umana è un elemento primordiale, esistente ancor prima che le categorie di tempo e spazio prendessero forma.

Questa ipotesi, avanzata da Maria Strömme, professoressa di scienza dei materiali all’Università di Uppsala, suggerisce che la consapevolezza non sia confinata nei neuroni del nostro cervello, ma costituisca il tessuto stesso della realtà. Non stiamo parlando di speculazione filosofica astratta, ma di un approccio che tenta di unificare la meccanica quantistica con questioni che la scienza ha spesso lasciato ai margini. Se confermata, questa visione trasformerebbe la nostra comprensione del mondo: la mente non osserva semplicemente l’universo, lo genera.

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La Coscienza come Campo Unificato Primordiale

L’idea centrale dello studio si distacca nettamente dalla visione neuroscientifica tradizionale. Fino a oggi, il consenso prevalente ha descritto la coscienza come un “epifenomeno”, ovvero una funzione derivata esclusivamente dall’attività elettrica e chimica del cervello. Strömme ribalta questa causalità. Nel suo modello, la coscienza è un campo unificato e onnipresente, una sorgente attiva da cui scaturiscono materia ed energia.

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Questa teoria propone che il tempo fisico, inteso come sequenza lineare di eventi, e lo spazio tridimensionale non siano contenitori vuoti preesistenti, ma emergano proprio dall’interazione di questo campo di coscienza. È un concetto che risuona potentemente con il famoso “problema difficile della coscienza” (Hard Problem of Consciousness), che la scienza materialista fatica a risolvere: come può la materia inerte generare l’esperienza soggettiva? La risposta proposta è semplice quanto vertiginosa: la materia non genera la coscienza perché è la coscienza a strutturare la materia.

Il lavoro pubblicato su AIP Advances si inserisce in un filone di pensiero che, sebbene audace, ha radici nobili. I padri fondatori della fisica moderna, tra cui Albert Einstein, Erwin Schrödinger e Werner Heisenberg, avevano già intuito che l’osservatore non può essere separato dall’osservato. Schrödinger, in particolare, parlava spesso di una “mente unica” di cui tutti siamo parte. La ricerca attuale riprende quell’eredità, cercando di tradurre intuizioni che un tempo sembravano mistiche in un linguaggio matematico e fisico rigoroso, integrando la saggezza delle antiche tradizioni con i dati sperimentali moderni.

Oltre la Materia: Spiegare l’Inspiegabile

L’adozione di questo nuovo paradigma offre una chiave di lettura razionale per fenomeni che la scienza convenzionale ha spesso etichettato come anomalie o superstizioni. Se la coscienza trascende la nostra esperienza quotidiana e non è vincolata dai limiti biologici del cranio, eventi come le percezioni extrasensoriali o le esperienze ai confini della morte (NDE) assumono un significato diverso.

La professoressa Strömme suggerisce che casi documentati di chiaroveggenza e precognizione potrebbero non essere errori di percezione, ma manifestazioni di accesso a questo campo globale di informazioni. Durante le esperienze di pre-morte, quando l’attività cerebrale è minima o assente, molti pazienti riportano una lucidità e una consapevolezza amplificate. Secondo il modello materialista questo è impossibile; secondo la teoria del campo unificato, invece, è plausibile che la coscienza individuale, sganciata dal filtro corporeo, acceda a una realtà più vasta e atemporale.

Questo non significa accettare acriticamente ogni fenomeno paranormale, ma piuttosto fornire un quadro teorico dove l’anomalia diventa parte di una fisica più ampia. È un tentativo di portare fenomeni soggettivi sotto la lente del metodo scientifico, rimuovendo lo stigma che ha impedito per decenni una ricerca seria in questi ambiti.

Implicazioni Scientifiche e Prospettive Future

La portata di queste affermazioni va ben oltre il dibattito teorico. L’autrice dello studio sottolinea che considerare la coscienza come fondamentale apre nuove strade per la fisica, la biologia e la neurologia. Non si tratta solo di riscrivere i libri di testo, ma di formulare ipotesi specifiche verificabili sperimentalmente.

Se la coscienza influenza la materia a livello quantistico, dovremmo essere in grado di misurare questo effetto. Esperimenti futuri potrebbero concentrarsi su come l’intenzione o l’osservazione cosciente modifichino il comportamento delle particelle subatomiche in modi che l’attuale Modello Standard non prevede completamente. Inoltre, questa prospettiva potrebbe rivoluzionare l’intelligenza artificiale: se la coscienza non è solo calcolo (computation) ma una proprietà fondamentale dell’universo, replicarla in una macchina basata solo su codice binario potrebbe rivelarsi impossibile, o richiedere tecnologie quantistiche radicalmente diverse.

La scienza si trova oggi di fronte a un bivio simile a quello di inizio Novecento, quando la relatività scardinò la fisica newtoniana. Accettare che la realtà sia il risultato della consapevolezza e non viceversa è un passo enorme, ma i dati e le riflessioni pubblicati da scienziati del calibro di Strömme ci indicano che la strada per comprendere l’universo passa inevitabilmente per la comprensione di noi stessi.

Siamo solo all’inizio di questa esplorazione. La convergenza tra fisica avanzata e studio della mente promette di essere la frontiera scientifica più affascinante dei prossimi decenni.


Domande Frequenti (FAQ)

Chi è Maria Strömme e qual è il suo ruolo in questa teoria? Maria Strömme è professoressa di nanotecnologia all’Università di Uppsala. È nota per le sue ricerche innovative e, in questo studio pubblicato su AIP Advances, propone che la coscienza sia un elemento fondamentale dell’universo, preesistente a tempo e spazio, unendo fisica quantistica e concetti filosofici.

In che modo questa teoria differisce dalla visione scientifica tradizionale? La scienza tradizionale considera la coscienza un sottoprodotto dell’attività cerebrale (visione materialista). La teoria discussa inverte questo rapporto: la coscienza è un campo unificato primordiale che genera la materia e l’energia, non il risultato dell’evoluzione biologica del cervello.

Quali sono le implicazioni per i fenomeni “paranormali”? Il modello suggerisce che fenomeni come la chiaroveggenza, la precognizione o le esperienze di pre-morte (NDE) potrebbero essere spiegabili scientificamente. Se la coscienza non è confinata nel cervello ma è un campo globale, l’accesso a informazioni non locali diventa una possibilità fisica teorica.

Esistono prove sperimentali a supporto di questa ipotesi? Al momento si tratta di un quadro teorico che propone nuove direzioni di ricerca. Tuttavia, lo studio suggerisce ipotesi specifiche verificabili. L’obiettivo è spostare l’analisi della coscienza dalla filosofia alla scienza empirica, utilizzando esperimenti di fisica quantistica e neurologia per testare la validità del modello.


Vuoi approfondire l’argomento? Per esplorare i dettagli tecnici della ricerca, puoi consultare la pubblicazione originale su AIP Advances o visitare il sito ufficiale dell’Università di Uppsala per seguire gli sviluppi del dipartimento di scienze dei materiali.

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Angela Gemito

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Curiosa per natura e appassionata di tutto ciò che è nuovo, Angela Gemito naviga tra le ultime notizie, le tendenze tecnologiche e le curiosità più affascinanti per offrirtele su questo sito. Preparati a scoprire il mondo con occhi nuovi, un articolo alla volta!

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