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Memoria dei corvi: ricordano i nemici per decenni

Angela Gemito Nov 27, 2025

Si dice spesso che gli elefanti non dimenticano mai, ma nel mondo animale esiste una creatura molto più comune che potrebbe detenere il vero primato del rancore. Chiunque abbia mai infastidito un corvide potrebbe essersi fatto un nemico non solo per la vita, ma per generazioni. Recenti osservazioni scientifiche hanno messo in luce un aspetto inquietante e affascinante dell’etologia: i corvi possiedono una capacità di memoria a lungo termine legata alle minacce che supera, per durata e precisione, quella di molti primati e, in alcuni contesti sociali, persino quella umana.

Non si tratta di semplice istinto di sopravvivenza, ma di una complessa rete di apprendimento sociale e riconoscimento facciale che permette a questi uccelli di identificare specifici individui “pericolosi” anche a distanza di quasi vent’anni dall’ultimo incontro.

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L’esperimento delle maschere: un rancore lungo una vita

Tutto ha avuto inizio nel campus dell’Università di Washington. Il professor John Marzluff, esperto comportamentista aviario, voleva testare se i corvi fossero realmente in grado di distinguere i volti umani o se reagissero semplicemente a una figura generica. L’esperimento, avviato nel 2006, prevedeva l’utilizzo di maschere di gomma.

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I ricercatori indossarono una maschera specifica — definita “pericolosa” — mentre catturavano e inanellavano alcuni esemplari di corvo americano (Corvus brachyrhynchos). Per il gruppo di controllo, utilizzarono una maschera neutra, raffigurante l’ex vicepresidente USA Dick Cheney. I risultati furono immediati: gli uccelli reagirono aggressivamente solo alla maschera “pericolosa”, ignorando completamente quella di Cheney.

Ciò che ha sorpreso la comunità scientifica, tuttavia, non è stata la reazione immediata, ma la durata della risposta. A distanza di 17 anni, come riportato da fonti autorevoli quali IFLScience, i corvi continuano a inveire (un comportamento noto come “scolding”) contro chi indossa quella specifica maschera. La capacità dei corvi di riconoscere i volti umani si è rivelata così precisa da non essere influenzata da cambi d’abito, sesso o statura del ricercatore: il volto era l’unica variabile discriminante.

Il dato più straordinario emerge confrontando la biologia con il comportamento. La vita media di un corvo selvatico si aggira intorno ai 7-8 anni. Questo significa che la maggior parte degli uccelli che oggi attaccano la maschera non erano nemmeno nati quando l’esperimento è iniziato. Siamo di fronte a una prova inconfutabile di trasmissione culturale delle informazioni. Il “rancore” verso quel volto specifico è stato insegnato dai genitori ai figli e dai compagni di stormo ai nuovi arrivati, creando una memoria collettiva che sopravvive agli individui stessi.

Apprendimento sociale: come i corvi “schedano” gli umani

La dinamica osservata da Marzluff non è un caso isolato, ma riflette una sofisticata struttura sociale. Kevin McGowan, ornitologo presso il prestigioso Laboratorio di Ornitologia della Cornell University, ha vissuto un’esperienza analoga sulla propria pelle. Le sue ricerche richiedevano di inanellare e misurare i corvi per monitorarne la salute e gli spostamenti. Sebbene le sue intenzioni fossero scientifiche e non predatorie, per i corvi di New York lui era diventato una minaccia.

McGowan ha notato che i corvi lo riconoscevano tra la folla, prendendolo di mira specificamente e ignorando gli altri passanti nel parco. Questo accade perché i corvidi sono maestri nell’osservazione del comportamento altrui. Se un membro del gruppo segnala un pericolo emettendo versi di allarme specifici e scendendo in picchiata su un bersaglio, gli altri uccelli nei paraggi registrano l’informazione: “quel volto equivale a pericolo”.

Non è necessario che ogni corvo abbia un’esperienza diretta negativa con l’umano in questione. Basta osservare la reazione di un compagno fidato. Questo meccanismo di difesa collettiva permette allo stormo di adattarsi rapidamente ai cambiamenti dell’ambiente urbano, evitando minacce note senza dover rischiare la vita per apprenderle in prima persona. La memoria collettiva degli stormi diventa quindi uno strumento evolutivo potente, che trasforma un’esperienza individuale in una conoscenza condivisa indelebile.

L’intelligenza di questi animali va oltre la semplice memorizzazione. Studi collaterali hanno dimostrato che i corvi comprendono il concetto di morte, utilizzano strumenti complessi e sono in grado di pianificare il futuro. Tuttavia, la persistenza con cui mantengono un atteggiamento ostile verso chi li ha disturbati suggerisce una sfumatura emotiva che raramente attribuiamo al regno animale. Non dimenticano perché, nel loro mondo, dimenticare un volto ostile potrebbe significare la fine.


FAQ – Domande Frequenti

Quanto tempo possono ricordare un volto i corvi? Gli studi indicano che i corvi possono ricordare un volto minaccioso per l’intera durata della loro vita. Inoltre, grazie alla trasmissione sociale delle informazioni, il ricordo di un “nemico” può persistere nello stormo per decenni, ben oltre la vita del singolo uccello che ha vissuto l’esperienza originaria.

I corvi attaccano chiunque indossi una maschera? No, i corvi sono estremamente selettivi. Le ricerche hanno dimostrato che distinguono accuratamente i tratti facciali. Attaccano solo le maschere o i volti associati a eventi traumatici o negativi (come la cattura), ignorando maschere di controllo o persone che non hanno mai mostrato comportamenti ostili.

Perché i corvi ce l’hanno con certe persone? Il comportamento aggressivo è una forma di difesa preventiva. Se una persona è stata etichettata come “pericolosa” (ad esempio per averli scacciati o catturati), i corvi comunicano questa informazione al gruppo. L’ostilità serve a scoraggiare il predatore e proteggere il territorio e la prole.

I corvi sono intelligenti quanto i primati? Sotto molti aspetti cognitivi, sì. I corvidi mostrano abilità di problem-solving, utilizzo di strumenti e pianificazione paragonabili a quelle delle grandi scimmie. La loro struttura cerebrale, sebbene diversa da quella dei mammiferi, permette forme avanzate di ragionamento logico e apprendimento sociale complesso.


Per chi volesse approfondire le dinamiche cognitive dei corvidi, si consiglia di consultare le pubblicazioni del Cornell Lab of Ornithology o gli studi completi del Professor Marzluff disponibili attraverso i portali dell’Università di Washington.

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Angela Gemito

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