Ritrovarsi con un medicinale a casa che ha superato la data stampata sulla confezione è un’esperienza comune. La domanda che sorge spontanea è: cosa succede se si prende un farmaco scaduto? L’istinto ci dice di buttarlo subito, ma è sempre la cosa giusta da fare? È fondamentale fare chiarezza tra i potenziali pericoli e il reale margine di tolleranza, sempre però, con la prudenza dovuta.
La data di scadenza di un medicinale non è un’indicazione arbitraria, ma è il termine entro il quale la casa farmaceutica ne garantisce la stabilità, la sicurezza e l’efficacia, in base a specifici studi (Fonte: AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco). Questi test di stabilità, condotti secondo linee guida internazionali, stabiliscono per quanto tempo il principio attivo rimane alla concentrazione dichiarata e il farmaco mantiene le sue caratteristiche. Di solito, questo periodo è compreso tra 2 e 5 anni.

I due rischi principali: efficacia ridotta o tossicità
Assumere un farmaco oltre la data indicata espone, potenzialmente, a due conseguenze principali:
- Diminuzione dell’efficacia terapeutica: Con il passare del tempo, il principio attivo può degradarsi, riducendo la sua concentrazione e, di conseguenza, l’azione curativa del farmaco. In caso di un antibiotico o un salvavita, questa minore efficacia può comportare gravi rischi per la salute, poiché la patologia non verrebbe trattata adeguatamente (Fonte: Società Italiana di Farmacologia – SIF).
- Formazione di sostanze potenzialmente tossiche: In rari casi, la degradazione delle molecole del farmaco può portare alla formazione di “impurezze” o metaboliti tossici. Un esempio storico e spesso citato è quello delle tetracicline (una classe di antibiotici) degradate, che sono state collegate a una forma di danno renale nota come sindrome di Fanconi (Fonte: ISSalute). È un rischio da non sottovalutare.
La realtà della scadenza: gli studi e il margine
Nonostante il divieto di principio, la scienza offre spunti interessanti che mitigano l’allarmismo. Uno studio fondamentale è il Shelf-Life Extension Program (SLEP) del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e della FDA (Food and Drug Administration). Questo programma ha testato centinaia di lotti di farmaci per uso militare, scoprendo che la maggior parte delle formulazioni, in particolare quelle solide (compresse e capsule), conservavano stabilità e potenza ben oltre la scadenza, talvolta per anni (Fonte: SLEP Program – FDA).
Tuttavia, queste evidenze scientifiche non devono tradursi in un “fai da te” domestico. L’AIFA sconsiglia vivamente ai pazienti di valutare autonomamente l’utilizzo di un farmaco scaduto.
Casi Specifici in cui il rischio è maggiore
- Formulazioni Liquide e Semisolide (sciroppi, colliri, pomate, iniettabili): Questi prodotti, una volta aperti, sono molto più suscettibili a contaminazioni microbiologiche e alla degradazione. Un collirio, ad esempio, dovrebbe essere eliminato un mese dopo l’apertura, indipendentemente dalla data di scadenza sulla scatola, per evitare infezioni oculari.
- Farmaci con Indice Terapeutico Stretto: Medicinali come gli anticoagulanti, gli anticonvulsivanti o i contraccettivi ormonali, dove una minima variazione di dosaggio (dovuta a ridotta efficacia) può avere conseguenze serissime, non vanno mai assunti dopo la scadenza.
La corretta conservazione dei farmaci è l’elemento cruciale. Se un farmaco è stato esposto a calore, umidità o luce eccessiva (come spesso accade conservandoli in bagno o in cucina), la sua degradazione potrebbe accelerare, rendendolo inefficace o potenzialmente dannoso molto prima della data di scadenza.
In sintesi: il consiglio degli esperti è di non assumere farmaci scaduti. Se per sbaglio dovesse succedere, e si trattasse di una compressa solida scaduta da poco e ben conservata, il rischio di tossicità acuta è basso, ma l’efficacia non è garantita. In caso di farmaci liquidi, iniettabili o ad alto rischio, la prudenza è massima.
FAQ – Domande Frequenti
Cosa devo fare se assumo un farmaco scaduto accidentalmente? Non è sempre motivo di panico, ma è essenziale non sottovalutare l’evento. Se si tratta di un farmaco scaduto da pochi giorni e non vitale (come un blando antidolorifico), è improbabile che si verifichino effetti gravi. Tuttavia, è sempre consigliabile contattare immediatamente il proprio medico curante o un farmacista per un parere professionale. In presenza di sintomi anomali o se il farmaco è ad alto rischio (es. insulina, anticoagulanti), è raccomandato rivolgersi al Pronto Soccorso.
I farmaci scaduti diventano velenosi o tossici? Nella stragrande maggioranza dei casi, no. L’evento più comune è una perdita graduale di efficacia. La formazione di sostanze tossiche è un’eventualità rara, ma documentata per alcune specifiche classi di farmaci (come le tetracicline). Le formulazioni iniettabili o liquide, se scadute o mal conservate, rischiano di sviluppare contaminazioni batteriche, che possono essere molto pericolose. Il rischio è legato alla chimica specifica del principio attivo degradato.
Posso utilizzare un farmaco scaduto da solo un mese? È sconsigliato, sebbene molti studi indichino che l’efficacia e la sicurezza si mantengono per un periodo successivo alla data. La data di scadenza è il limite ultimo garantito dal produttore. Anche se un farmaco potrebbe conservare la sua potenza, l’AIFA e l’Istituto Superiore di Sanità raccomandano di non fare un’auto-valutazione. Se hai un’emergenza e non hai alternative, chiedi un consiglio telefonico al tuo medico o farmacista prima di assumere il medicinale.
Come si smaltiscono correttamente i farmaci scaduti? I farmaci scaduti non vanno mai gettati nei rifiuti domestici o nello scarico. Sono considerati rifiuti speciali e devono essere conferiti negli appositi contenitori per farmaci scaduti che si trovano generalmente nelle farmacie o in alcuni punti di raccolta comunali. Questo processo è cruciale per prevenire l’inquinamento ambientale, poiché le sostanze chimiche dei medicinali possono contaminare suolo e acque (Fonte: D.P.R. 15 luglio 2003, n. 254).
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