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I fenomeni biologici e cognitivi che precedono il trapasso

Angela Gemito Feb 24, 2026

Il Confine Sottile: Viaggio nelle Fasi che Precedono il Fine Vita

Esiste un istante, sospeso tra la biologia e il mistero, in cui il corpo umano smette di lottare per l’esistenza e inizia un processo di adattamento finale. Per chi osserva dall’esterno, questo passaggio può apparire come un cedimento; per chi lo studia sotto il profilo clinico e palliativo, si tratta di una sequenza complessa, quasi coreografata, di eventi fisiologici e neurologici. Analizzare cosa accada prima della morte non significa alimentare il macabro, ma esplorare l’ultimo capitolo della nostra biologia con la dignità e la precisione che merita.

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Dopo aver documentato e assistito a numerosi percorsi terminali, emerge un quadro che sfida molte delle nostre paure ancestrali. La morte non è quasi mai un evento puntiforme, un interruttore che si spegne all’improvviso, bensì un lento scivolare verso una dimensione di estremo risparmio energetico.

La Riduzione del Mondo Esterno

Nelle settimane o nei giorni che precedono l’evento finale, il primo segnale è spesso un progressivo ritiro sociale. Il paziente inizia a perdere interesse per il cibo, per le conversazioni banali e per le dinamiche del mondo circostante. Non è necessariamente depressione, quanto piuttosto un’economia delle forze. L’organismo riconosce che l’energia necessaria per la digestione o per l’interazione complessa è superiore a quella disponibile.

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In questa fase, il metabolismo rallenta drasticamente. La circolazione sanguigna inizia a dare priorità agli organi vitali — cuore e cervello — a discapito delle estremità. È qui che si osserva il fenomeno delle mani e dei piedi freddi, o di una pelle che assume tonalità cianotiche o marmoree. È il corpo che si raggomitola su se stesso, proteggendo il proprio nucleo pulsante finché è possibile.

La Lucidità Terminale e le Visioni

Uno degli aspetti più affascinanti e meno spiegati dalla medicina convenzionale è la cosiddetta “lucidità terminale”. Capita frequentemente che persone in stato vegetativo o colpite da gravi demenze recuperino improvvisamente una chiarezza mentale sorprendente poche ore prima di morire. Riconoscono i parenti, articolano pensieri complessi, chiedono perdono o salutano con una consapevolezza che sembrava perduta per sempre.

A questo si affianca il fenomeno delle percezioni sensoriali alterate. Molti pazienti riferiscono di vedere persone care già scomparse o di trovarsi in luoghi familiari dell’infanzia. La scienza tenta di spiegare questi eventi come allucinazioni causate dall’ipossia (mancanza di ossigeno al cervello) o dal rilascio massiccio di endorfine e dimetiltriptamina (DMT) da parte della ghiandola pineale. Eppure, per chi assiste, la serenità con cui questi racconti vengono esposti suggerisce una funzione consolatoria intrinseca alla natura umana, un meccanismo bio-psichico volto a lenire il trauma del distacco.

Il Cambiamento del Respiro

Man mano che ci si avvicina alle ultime ore, il pattern respiratorio muta. Si osserva spesso il respiro di Cheyne-Stokes: un’alternanza di respiri profondi seguiti da apnee prolungate. È il segno che il tronco encefalico, il centro di controllo automatico, sta faticando a mantenere il ritmo.

In questo stadio, compare spesso quello che nella letteratura medica viene definito “rantolo terminale”. Si tratta di un rumore causato dall’accumulo di secrezioni nelle vie aeree superiori, che il paziente non ha più la forza di espellere. Sebbene possa risultare angosciante per i familiari, i dati clinici suggeriscono che il paziente non provi sofferenza in questa fase, trovandosi in uno stato di incoscienza profonda o di coma uremico, causato dall’accumulo di tossine che i reni non riescono più a filtrare.

L’Ultimo Senso a Svanire

Una convinzione ampiamente condivisa nel mondo delle cure palliative, supportata da recenti studi di elettroencefalografia, è che l’udito sia l’ultimo senso a spegnersi. Anche quando il paziente non risponde più agli stimoli tattili o visivi, il cervello continua a registrare e processare i suoni. Le parole sussurrate, il rumore di una mano che stringe un’altra, la musica di sottofondo: queste vibrazioni raggiungono ancora la corteccia uditiva. Questo trasforma il capezzale non solo in un luogo di attesa, ma in uno spazio di comunicazione non verbale estrema, dove la presenza fisica e la voce diventano l’ultimo ancoraggio alla realtà.

L’Impatto sulla Percezione del Tempo

Un elemento spesso trascurato è la dilatazione del tempo. Per chi è prossimo alla fine, la linearità dei minuti e delle ore sembra svanire. Gli stati di sonnolenza si fanno più densi e i confini tra sogno e veglia diventano porosi. È un’esperienza di isolamento sensoriale che, paradossalmente, molti pazienti descrivono — finché ne hanno la forza — come uno stato di strana quiete, una sorta di “anestesia naturale” che la biologia fornisce per facilitare la transizione.

Scenari Futuri e Approccio Etico

La medicina moderna sta cercando di mappare con precisione millimetrica l’attività elettrica cerebrale di questi istanti. Alcune ricerche suggeriscono che, subito dopo l’arresto cardiaco, si verifichi un picco di attività nelle frequenze gamma, le stesse associate alla meditazione profonda e alla memoria ad alta definizione. Questo potrebbe spiegare i racconti di chi è tornato da esperienze di pre-morte (NDE), parlando di un “film della propria vita” che scorre davanti agli occhi.

Comprendere questi processi non serve solo a demistificare la morte, ma a migliorare radicalmente la qualità del fine vita. Sapere che il corpo ha dei protocolli intrinseci di disconnessione può aiutare i familiari a vivere il lutto con meno terrore e più accettazione, focalizzandosi sul conforto piuttosto che sulla rianimazione a ogni costo.

Il passaggio finale rimane, in ultima istanza, un evento privato e unico per ogni individuo. Tuttavia, la ricorrenza di questi schemi biologici ci ricorda che siamo parte di un ciclo naturale strutturato con una sua precisione quasi poetica. La fine non è un errore del sistema, ma la sua conclusione logica, preparata con cura da millenni di evoluzione.

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Angela Gemito

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