Gerber, il nuovo volto è quello di un bambino down

Appena 18 mesi, volto tondo da cherubino, sorriso spalancato, qualche ciuffo di capelli biondi in testa: Lucas Warren è il nuovo ‘spokesbaby’ del gigante degli omogeneizzati. Lucasa sarà il simbolo dell’azienda per un anno, come è tradizione dell’azienda: verrà ritratto in tutte le campagne pubblicitarie, spot e brochure della Gerber.

Una scelta, quella dell’azienda americana, fatta tra oltre 140 mila foto di bambini inviate dai genitori. Proprio come ha fatto la mamma di Lucas, Cortney Warren, che ha pubblicato su Instagram una foto del suo bambino, usando l’hashtag Gerber, dopo che un parente le aveva raccontato del concorso.

Solo che Lucas non è un bambino come tutti gli altri ma è più “speciale”.  Cosa ha di speciale Lucas? Ha la sindrome di Down ed è il primo Gerber Baby con un cromosoma in più.

«Ogni anno scegliamo il bambino che meglio rappresenta la nostra lunga eredità nel mostrare che ogni bambino è un bambino Gerber. Lucas è la scelta perfetta», ha spiegato a Today, Billy Partyka, CEO e presidente dell’azienda.

Ai genitori vanno 50 mila dollari di premio, ma soprattutto – come hanno sottolineato mamma Cortney e papà Jason – una piattaforma per continuare a diffondere la conoscenza della sindrome di Down.

Gerber il nuovo volto quello di un bambino down

Gerber il nuovo volto quello di un bambino down

«Ci auguriamo che questo passo in avanti coinvolga tutti – ha dichiarato il papà di Lucas, Jason Warren- e che possa portare un po’ di luce all’interno di tutte le famiglie con bambini “speciali”, alimentandone l’accoglienza e combattendo l’isolamento. I nostri figli possono cambiare il mondo, come tutti gli altri».

Di certo l’azienda – che controlla il 61 per cento del mercato degli alimenti per bambini – avrà scelto Lucas contando su un surplus di eco pubblicitaria. Ma dovendo guardare a un mercato globale, anche negli anni scorsi si è dimostrata attenta alle «diversità»: nell’album dei testimonial c’è un meraviglioso bebè afroamericano e un altro con tratti orientali.

Tra l’altro, sono diverse le aziende che negli ultimi mesi hanno scelto come propri testimonial bambini con la sindrome di Down ed è stata lanciata persino una vera e propria agenzia di moda, la Zebedee Management, dedicata solo a modelle e bambini con disabilità.

Ricordiamo che la sindrome di Down è un’anomalia cromosomica che si manifesta attraverso diversi sintomi congeniti: le persone affette sono caratterizzate da una copia in eccesso del cromosoma 21 e possono manifestare sintomi fisici e disabilità intellettive. Tutti i casi diagnosticati presentano un ritardo cognitivo, ma il grado di disabilità è molto variabile tra gli individui affetti, con la maggior parte che rientra nella gamma di “poco” o “moderatamente disabili”. Con opportuni interventi solo pochi pazienti arrivano a presentare una disabilità intellettiva grave.

Lo sviluppo fisico è in genere più lento rispetto ai coetanei, per esempio a causa del ridotto tono muscolare possono imparare a girarsi, sedersi e camminare un po’ più avanti nel tempo; nonostante queste difficoltà i bimbi affetti possono imparare comunque a partecipare alle attività fisiche svolte con altri bambini.

Questa sindrome non può essere curata, anche se un approccio integrato impostato fin dai primi mesi di vita permette di favorire un buon sviluppo delle capacità di base, permettendo di condurre una vita serena e produttiva. Negli ultimi decenni l’aspettativa di vita è aumentata significativamente, passando dai 25 anni del 1983 ai 60 e più attuali.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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