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Il Lato Oscuro di ChatGPT: Quanto consuma l’intelligenza artificiale?

VEB Giu 5, 2025

ChatGPT è ormai entrato nella quotidianità di milioni di persone. Dalla scrittura di CV alla risoluzione di problemi complessi, passando per la creazione di poesie o email, l’assistente AI sviluppato da OpenAI è diventato una presenza costante. Ma pochi sanno che dietro ogni conversazione si nasconde un impatto ambientale tutt’altro che trascurabile. Ecco cosa dice la scienza.

Il Lato Oscuro di ChatGPT

Un consumo invisibile ma reale: acqua e corrente elettrica

Ogni interazione con un modello AI come ChatGPT non è gratuita, almeno dal punto di vista ambientale. Uno studio dell’Università del Colorado, citato da The New York Times (fonte), stima che per ogni serie di 10-50 richieste al sistema vengano consumati circa 500 ml di acqua potabile. Una quantità apparentemente trascurabile, ma che, moltiplicata per le centinaia di milioni di richieste quotidiane, si trasforma in un consumo idrico su scala industriale.

Parallelamente, l’energia richiesta per far funzionare ChatGPT è gigantesca: oltre 500.000 kWh al giorno, come riportato da Bloomberg (fonte). È abbastanza per alimentare per un giorno circa 180.000 abitazioni americane medie.

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Perché serve così tanta acqua?

La maggior parte di questi consumi deriva dai data center, le infrastrutture fisiche che alimentano l’AI. Come spiega MIT Technology Review (fonte), i data center si surriscaldano rapidamente. Per mantenerli in funzione senza danni, è necessario un sistema di raffreddamento efficiente: in moltissimi casi si ricorre ad acqua potabile.

Questi sistemi, chiamati raffreddamento evaporativo, funzionano tramite torri che disperdono acqua nell’atmosfera per assorbire il calore. Il problema? L’acqua non è recuperabile e deve essere priva di impurità per non danneggiare i componenti sensibili dei server.


Una riflessione ambientale: ne vale la pena?

Secondo Forbes (fonte), entro il 2050 due terzi della popolazione mondiale potrebbero vivere in aree soggette a stress idrico. In questo scenario, il massiccio uso di risorse naturali per alimentare i sistemi AI solleva una domanda cruciale: stiamo investendo correttamente le nostre risorse?

Persino OpenAI ha riconosciuto la questione. In un’intervista rilasciata alla rivista Fortune, un portavoce ha dichiarato che “l’AI può essere energivora”, ma che l’azienda è impegnata nel miglioramento dell’efficienza e nella sostenibilità (fonte).


L’alternativa sostenibile è ancora umana

Questo non significa abbandonare la tecnologia, ma integrarla in modo consapevole. Prima di digitare una richiesta a ChatGPT, potremmo valutare soluzioni alternative: consultare un libro, chiedere consiglio a un esperto, partecipare a una community online. Molte risposte si trovano già nel sapere condiviso, senza l’impatto energetico dei data center.

Come sottolinea uno studio del Journal of Sustainable Computing, la sostenibilità digitale è un’area emergente che richiede la partecipazione attiva degli utenti, non solo dei produttori (fonte).


Conclusione

ChatGPT è senza dubbio uno strumento rivoluzionario. Ma come ogni innovazione, porta con sé un costo nascosto. Essere informati sull’impatto ambientale delle tecnologie che utilizziamo è il primo passo per una società più responsabile. La prossima volta che converserai con un assistente virtuale, ricorda: anche un “per favore” ha il suo peso.

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