Nipah, un virus senza ancora una cura torna a far paura in India
Nipah un virus senza ancora una cura torna a far paura in India

Nei giorni scorsi abbiamo avuto modo di parlare di Ebola, che sta tornando a flagellare il Congo dopo un periodo in cui i casi si erano drasticamente ridotti, ma questo non è l’unico virus che fa paura e che gli esperti tengono sotto stretta osservazione, per evitare una pandemia.

Sono infatti già almeno nove le vittime attribuite nello Stato meridionale di Kerala all’effetto del Nipah, un virus di cui sarebbero portatori i pipistrelli della frutta e che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è una delle otto malattie più pericolose emergenti nel pianeta.

La malattia da virus Nipah, causata dal virus Nipah, è una malattia zoonotica, descritta di recente, caratterizzata da febbre ed encefalite, associate occasionalmente a una malattia respiratoria.

Come abbiamo detto i serbatoi del virus sono i pipistrelli della frutta (genere Pteropus), che possono infettare gli uomini attraverso l’esposizione diretta alla loro saliva o ai loro escrementi, compresi i cibi contaminati, in particolare, il succo di palma.

I pipistrelli possono inoltre trasmettere il virus a ospiti intermedi, soprattutto i maiali, che sviluppano una malattia respiratoria e possono trasmettere il virus agli uomini. È stata dimostrata una sieropositività nei gatti, nei cani e nei cavalli. Gli allevatori di maiali e gli addetti dei mattatoi sono a rischio. La trasmissione uomo-uomo, attraverso l’esposizione ai liquidi del corpo, è stata osservata occasionalmente.

Il periodo di incubazione è di 4-20 giorni. I pazienti di solito presentano febbre, malessere, cefalea, mialgia, mal di gola, nausea e vomito, a volte associati a vertigini e disorientamento. I casi gravi evolvono in encefalite, che può essere complicata dalle convulsioni e dal coma.

La malattia da virus Nipah è endemica nell’Asia meridionale, dove sono stati descritti focolai epidemici sporadici in Malesia, a Singapore, in India e Bangladesh, dopo l’isolamento del virus nel 1999.

Il nome deriva dal villaggio malaysiano di Sungai Nipah, particolarmente colpito da casi di encefalite (la conseguenza più grave dell’infezione) tra gli allevatori di maiali. Trecento i contagi e cento morti, più di un milione di maiali uccisi per fermare l’epidemia.

In quella occasione, i maiali erano risultati gli ospiti intermedi tra pipistrelli della frutta e uomo, sviluppando una malattia respiratoria e trasmettendo quindi il virus alle persone. Nelle epidemie successive, però, non sono stati individuati altri possibili “anelli di trasmissione” (2001, in Bangladesh e India). Nel 2004, in Bangladesh, i contagi umani erano causati dal consumo di succo delle palme da dattero contaminate dai pipistrelli.

Ma come abbiamo visto ora il virus è improvvisamente ricomparso nel Kerala. Il ministro della Sanità del Kerala, K.K. Shylaja, ha dichiarato che è stato chiesto l’intervento del governo centrale per scongiurare quella che si configura come una possibile epidemia, e per la quale al momento vi sono otto pazienti in osservazione in diversi ospedali.

“Abbiamo inviato campioni di sangue e campioni di liquidi corporei di tutti i casi sospetti per conferma al National Institute of Virology di Pune. Finora abbiamo avuto conferma che tre decessi erano dovuti a Nipah”, ha detto il segretario alla salute del Kerala.

“Ora ci stiamo concentrando sulle precauzioni per prevenire la diffusione della malattia, poiché il trattamento è limitato alle cure di supporto”.

Un virus contro il quale non esistono un vaccino né cure specifiche e il cui tasso di letalità può andare dal 40 al 70 per cento.

L’infezione da virus Nipah può essere prevenuta evitando l’esposizione a maiali e pipistrelli malati in aree endemiche e non bevendo linfa di palma da dattero.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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