Vitamina D: attenzione alle creme solari e al suo rapporto con l’obesità
Crema solare spalmarne poca abbassa il livello di protezione

Con il termine vitamina D si intendono tutti i composti che presentano l’attività biologica del calciferolo e sono caratterizzati dall’essere dei derivati del ciclopentanoperidrofenantrene.

Il calciferolo (vitamina D3) è la forma naturalmente presente nei Mammiferi, mentre l’ergocalciferolo (vitamina D2) si forma in seguito all’esposizione alla luce ultravioletta dell’ergosterolo.

Sia l’ergocalciferolo che il calciferolo sono forme inattive della vitamina D è pertanto necessaria un’attivazione che avviene nel fegato e nei reni.

L’uomo è in grado di sintetizzare il colecalciferolo a partire da un precursore, con funzione di provitamina: il deidrocolesterolo (derivato dal colesterolo per riduzione). Questa provitamina si trova nella pelle, in modo da assorbire l’energia radiante solare che provoca l’isomerizzazione a colecalciferolo.

Per produrre la quantità di vitamina D necessaria al nostro organismo sono sufficienti 15 minuti al giorno di esposizione alla luce del sole.

Tra gli alimenti più utili alla formazione di vitamina D ci sono alcuni tipi di pesce (aringa, sgombro, sardine), l’olio di fegato di merluzzo, il burro, i formaggi grassi e le uova.

Se nei Paesi mediterranei la quantità di radiazioni ultraviolette assorbita è di norma sufficiente a coprire il fabbisogno di vitamina D, chi è meno esposto al sole per condizioni climatiche o abitudini di vita, ha spesso bisogno di un’integrazione.

La vitamina D è essenziale per una corretta mineralizzazione delle ossa e dei denti. È indispensabile per la crescita e il rimodellamento osseo. Interviene nella regolazione del metabolismo del calcio e del fosforo, ne regola l’assorbimento intestinale.

È inoltre coinvolta in numerosi meccanismi del sistema immunitario, tanto che sono sempre più forti le ipotesi riguardanti un possibile meccanismo protettivo verso diversi tipi di tumore, malattie autoimmuni e diabete.

La vitamina D stimola inoltre la produzione di endorfine, serotonina e dopamina, tutti ormoni che apportano una sensazione di benessere. Ecco perché la vitamina D è strettamente correlata alla depressione.

Una grave carenza di vitamina D può causare rachitismo nei bambini (lo scheletro non si sviluppa in modo corretto in quanto il tessuto osseo non è correttamente mineralizzato) e osteomalacia negli adulti, ma a quanto pare può essere associato anche con l’obesità.

Nello specifico, secondo i dati presentati al meeting annuale dell’European Society of Endocrinolgy, livelli più alti di grasso addominale sono associati a livelli più bassi di vitamina D nelle persone che soffrono di obesità.

In questo studio del VU University Medical Center e del Leiden University Medical Center (Olanda), i ricercatori hanno esaminato come la quantità di grasso corporeo totale e di grasso addominale si collegasse ai livelli di vitamina D dei partecipanti.

Dopo aver aggiustato i risultati per una serie di possibili fattori influenti, i ricercatori hanno scoperto che le quantità di grasso corporeo totale e grasso addominale erano associate a livelli bassi di vitamina D nelle donne, anche se il grasso addominale aveva una maggiore influenza. Negli uomini, invece, erano grasso addominale e fegato grasso ad essere associati a livelli bassi di vitamina D. In ogni caso, maggiore era la quantità di grasso addominale, minori erano i livelli di vitamina D.

Ciò significa che è essenziale che le persone tengano sempre sotto controllo i livelli di vitamina D. Questo esame dovrebbe essere considerato di routine, insieme agli altri (per esempio l’emocromo). Tutto ciò consentirebbe di verificare la predisposizione a molte malattie. Ma non solo: secondo i ricercatori, «le persone con un girovita più ampio sono esposte ad un rischio maggiore di sviluppare una carenza di vitamina D e dovrebbero controllarne i livelli», ha dichiarato l’autrice Rachida Rafiq.

Proprio nell’ottica di tenere sotto controllo il proprio livello di Vitamina D, bisogna fare attenzione anche alle creme solari, perché se è vero che sono salvavita contro i tumori della pelle sono anche possibili responsabili dei tanti problemi legati alla carenza di vitamina D.

“Cominciano ad accumularsi evidenze scientifiche che suggeriscono una possibile correlazione tra uso di creme con filtri solari ad elevata protezione (SPF 50+) e carenza di vitamina D – ha detto il presidente della Sime Emanuele Bartoletti ad un simposio su questo argomento – Ma rimane ancora controverso il ruolo dei filtri solari nell’influenzare i livelli di vitamina D”.

Il dibattito sulla ‘relazione pericolosa’ tra creme solari ad elevato Spf e carenza di vitamina D è ancora aperto e, anche in considerazione della mancanza di prove certe su questo argomento, sarebbe auspicabile condurre ulteriori studi per far luce su questa associazione.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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