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90 secondi alla fine: Perché la scienza crede che il rischio non sia mai stato così alto

Angela Gemito Feb 2, 2026

Il tempo non è più una costante: leggere i segnali del Doomsday Clock

Esiste un orologio che non misura il passare dei secondi, ma la fragilità della nostra civiltà. Non si trova in una piazza pubblica, eppure il suo ticchettio risuona nelle stanze del potere e nelle piazze digitali di tutto il mondo. L’Orologio dell’Apocalisse (Doomsday Clock) non è un timer preciso, ma un potente monito simbolico, un barometro della vulnerabilità umana di fronte alle minacce che noi stessi abbiamo creato.

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Oggi, quell’orologio segna una vicinanza alla mezzanotte che non avevamo mai sperimentato, nemmeno durante i giorni più bui della Crisi dei Missili di Cuba. Ma cosa significa, concretamente, vivere a “pochi secondi” dalla fine? E in che modo una metafora nata nel 1947 riesce ancora a catturare l’attenzione di un mondo iper-connesso e frammentato?

Le origini di un simbolo necessario

L’idea nacque tra le mura dell’Università di Chicago, tra gli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists. Molti di loro avevano partecipato al Progetto Manhattan; avevano visto il bagliore di Trinity e compreso che il genio nucleare non sarebbe mai più tornato nella lampada. Nel 1947, la prima copertina della rivista ospitò un orologio impostato a sette minuti dalla mezzanotte.

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Inizialmente, l’unica variabile considerata era il rischio nucleare. Era un mondo binario: Est contro Ovest, democrazia contro comunismo, vita contro annientamento atomico. Tuttavia, col passare dei decenni, la complessità del rischio globale è mutata. Il Bulletin ha dovuto aggiornare i propri criteri di valutazione, includendo variabili che i padri fondatori della fisica atomica non potevano prevedere con la stessa urgenza: il cambiamento climatico, le tecnologie dirompenti e le minacce biologiche.

I fattori del rischio: perché le lancette si muovono

Per comprendere quanto siamo vicini al “punto di non ritorno”, occorre analizzare la polifonia di crisi che i membri del Science and Security Board del Bulletin prendono in esame ogni anno.

  1. L’instabilità nucleare: Nonostante i trattati di non proliferazione, la modernizzazione degli arsenali e l’erosione degli accordi di controllo degli armamenti hanno riportato l’atomo al centro della scena. I conflitti regionali tra potenze nucleari oggi non sono più un’ipotesi accademica, ma una tensione costante che logora i canali diplomatici.
  2. L’emergenza climatica: Se il nucleare è il “lampo” che può chiudere la storia in un istante, il clima è la “combustione lenta” che minaccia di rendere il pianeta inabitabile. La discrepanza tra le promesse politiche e le emissioni reali di gas serra rimane uno dei fattori principali che spingono la lancetta in avanti.
  3. Le minacce biologiche e la disinformazione: La pandemia di COVID-19 ha mostrato quanto le strutture globali siano impreparate a gestire crisi biologiche su larga scala. A questo si aggiunge la “scienza corrotta” dalla disinformazione: la difficoltà di distinguere il vero dal falso rende impossibile una risposta collettiva razionale alle minacce globali.

L’impatto sulla percezione umana

Vivere in uno stato di perenne “vicinanza alla fine” ha un impatto profondo sulla psiche collettiva e sulle decisioni politiche. Per molti, l’Orologio dell’Apocalisse è diventato un rumore di fondo, una statistica che si aggiorna annualmente senza produrre un cambiamento reale. Per altri, è una chiamata alle armi intellettuale.

L’efficacia del Doomsday Clock risiede nella sua capacità di tradurre dati scientifici complessi in un’immagine che tutti possono comprendere. Dire che la concentrazione di CO_2 ha superato le 420 parti per milione è un dato tecnico; dire che mancano 90 secondi alla mezzanotte è un’emozione. Questa traduzione dal dato alla percezione è ciò che permette al dibattito di uscire dai laboratori e di entrare nel discorso pubblico.

Esempi concreti: i momenti critici della storia

Guardando indietro, i movimenti delle lancette raccontano la nostra storia meglio di molti libri di testo:

  • 1953 (2 minuti alla mezzanotte): Gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica testano i primi ordigni termonucleari. È l’era della bomba all’idrogeno.
  • 1991 (17 minuti alla mezzanotte): Con la fine della Guerra Fredda e la firma del Trattato START, l’umanità sembra aver trovato la saggezza. È il punto più lontano dalla mezzanotte mai registrato.
  • 2023-2024 (90 secondi alla mezzanotte): Il punto più critico. La guerra in Ucraina, la crisi climatica e l’intelligenza artificiale non regolamentata spingono il mondo in un territorio inesplorato.

Lo scenario futuro: è possibile tornare indietro?

La domanda che sorge spontanea non è solo “quando scoccherà la mezzanotte”, ma se siamo ancora in grado di riportare indietro le lancette. La storia dimostra che è possibile. Negli anni ’90, la diplomazia internazionale e il disarmo hanno allontanato lo spettro dell’apocalisse.

Il futuro dell’Orologio dipenderà dalla capacità delle nazioni di cooperare su temi transnazionali. Non si tratta solo di ridurre le testate nucleari, ma di costruire una resilienza globale contro le pandemie e di governare le tecnologie emergenti, come l’AI, affinché non diventino acceleratori di instabilità sociale o militare.

Verso una nuova consapevolezza

L’Orologio dell’Apocalisse non è una profezia deterministica. Non ci sta dicendo che la fine è inevitabile, ma che la probabilità di un evento catastrofico è statisticamente più alta rispetto al passato. È un invito a guardare oltre l’orizzonte elettorale o trimestrale, per abbracciare una visione di lungo periodo della sopravvivenza della specie.

Mentre leggiamo i rintocchi di questo strumento simbolico, dobbiamo chiederci: quali sono le leve che, come cittadini e come società, possiamo ancora azionare? La comprensione profonda delle dinamiche che muovono quelle lancette è il primo passo per rallentarne la corsa.

La complessità dei fattori in gioco — geopolitici, ambientali e tecnologici — merita un’analisi che vada oltre il semplice annuncio annuale. Comprendere le metodologie con cui gli scienziati arrivano a queste conclusioni e approfondire i singoli scenari di rischio è essenziale per chiunque voglia navigare con consapevolezza il nostro tempo.

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Angela Gemito

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Curiosa per natura e appassionata di tutto ciò che è nuovo, Angela Gemito naviga tra le ultime notizie, le tendenze tecnologiche e le curiosità più affascinanti per offrirtele su questo sito. Preparati a scoprire il mondo con occhi nuovi, un articolo alla volta!

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