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Perché Alcune Persone Parlano da Sole?

Angela Gemito Dic 29, 2025

Il fenomeno di borbottare tra sé e sé, spesso etichettato frettolosamente come un segno di eccentricità o, nei casi peggiori, di squilibrio mentale, è in realtà una delle funzioni cognitive più affascinanti e utili del cervello umano. Se vi è capitato di trovarvi in un corridoio vuoto a ripassare ad alta voce il discorso per una riunione o di commentare i vostri errori mentre cucinate, sappiate che non siete soli. La scienza ci dice che parlare da soli è un comportamento normale che svolge un ruolo cruciale nello sviluppo del pensiero e nella gestione delle emozioni.

Invece di nascondere questa abitudine, dovremmo analizzarla per quello che è: uno strumento di ottimizzazione mentale.

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La psicologia dietro il soliloquio: non è follia, è efficienza

Fin da bambini, utilizziamo il linguaggio per guidare le nostre azioni. Osservando un bambino che gioca con le costruzioni, lo sentirete spesso descrivere ciò che fa: “Ora metto il mattonino rosso sopra quello blu”. Questo fenomeno, studiato dal celebre psicologo Lev Vygotsky, è noto come linguaggio privato. Secondo Vygotsky, il discorso ad alta voce è il ponte che permette ai bambini di interiorizzare i concetti, trasformando un’interazione sociale in un pensiero critico individuale.

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Crescendo, questa abitudine non scompare, ma semplicemente si “abissa” diventando un dialogo interno. Tuttavia, in momenti di stress o alta concentrazione, il meccanismo riemerge. Perché alcune persone parlano da sole ad alta voce anche in età adulta? Spesso accade perché il cervello ha bisogno di rallentare i pensieri frenetici e organizzarli in una sequenza logica che solo la parola scandita può offrire.

Il potere della focalizzazione visiva

Uno studio condotto dai ricercatori Gary Lupyan (University of Wisconsin-Madison) e Daniel Swingley (University of Pennsylvania) ha dimostrato che parlare con se stessi migliora la memoria e l’attenzione. In un esperimento, ai partecipanti veniva chiesto di trovare un oggetto (come una banana) in un’immagine piena di distrazioni. Coloro che ripetevano ad alta voce il nome dell’oggetto riuscivano a trovarlo molto più velocemente rispetto a chi restava in silenzio.

Questo accade perché il linguaggio non è solo un mezzo di comunicazione, ma un potenziatore della percezione. Pronunciare il nome di un target attiva le proprietà visive associate a quell’oggetto nel cervello, rendendolo più “visibile” ai nostri occhi.


I benefici cognitivi del parlare da soli

Non si tratta solo di trovare le chiavi di casa. Esistono vantaggi strutturali che impattano direttamente sulla nostra produttività e sul benessere psicologico.

  • Organizzazione del pensiero: Tradurre i pensieri in parole costringe a dare una struttura lineare a concetti che spesso sono caotici e astratti.
  • Regolazione emotiva: Esternalizzare un sentimento di rabbia o frustrazione (“Sono davvero stressato per questa scadenza”) permette di distanziarsi dall’emozione e analizzarla come un osservatore esterno.
  • Apprendimento e memorizzazione: Ripetere un concetto ad alta voce utilizza più canali sensoriali (motorio per l’articolazione, uditivo per l’ascolto), facilitando la creazione di tracce mnemoniche più profonde.

“Il pensiero non si esprime nella parola, ma si realizza in essa.” — Lev Vygotsky

Questa citazione sottolinea come l’atto di parlare non sia il risultato finale di un ragionamento già compiuto, ma il processo stesso attraverso il quale il ragionamento prende forma.


Quando il dialogo diventa terapeutico: il self-talk

Esiste una sottile ma fondamentale differenza tra il semplice commento e il cosiddetto self-talk motivazionale. Gli atleti di alto livello utilizzano questa tecnica costantemente. Dire a se stessi “Puoi farcela, mantieni il ritmo” non è un segnale di narcisismo, ma una strategia per aumentare la fiducia in se stessi e gestire l’ansia da prestazione.

La prospettiva della terza persona

Un aspetto interessante emerso dalle ricerche della Michigan State University riguarda l’uso dei pronomi. Parlare di sé in terza persona (ad esempio, dire “Marco, calmati” invece di “Devo calmarmi”) sembra avere un effetto calmante quasi immediato. Questo distacco linguistico permette di guardare ai propri problemi con la stessa oggettività con cui consiglieremmo un amico, riducendo l’attivazione dell’amigdala, l’area del cervello deputata alla risposta alla paura.


Esiste un confine tra normalità e patologia?

È naturale chiedersi se esista un limite oltre il quale questo comportamento smetta di essere un supporto cognitivo. Nella stragrande maggioranza dei casi, parlare da soli non è un sintomo di schizofrenia. La differenza principale risiede nella consapevolezza e nella natura del discorso.

  1. Consapevolezza: Chi parla da solo per riflettere sa di essere l’autore di quelle parole.
  2. Allucinazioni uditive: Nelle patologie psichiatriche, l’individuo percepisce voci esterne che non riconosce come proprie, spesso con contenuti critici, minacciosi o imperativi.
  3. Contesto: Se il soliloquio è coerente con l’attività che si sta svolgendo (lavoro, studio, risoluzione di un problema), è un segnale di salute mentale.

Se volete approfondire le differenze tra processi cognitivi sani e disturbi uditivi, potete consultare le risorse mediche autorevoli come il portale della Mayo Clinic o le pubblicazioni della American Psychological Association.


Strategie per usare il discorso solitario a proprio vantaggio

Se avete l’abitudine di parlare tra voi, ecco come massimizzarne l’utilità senza sentirvi a disagio:

  • Usatelo per le checklist: Quando uscite di casa, elencare ad alta voce “Chiavi, portafoglio, telefono, occhiali” riduce drasticamente la probabilità di dimenticare qualcosa.
  • Preparatevi ai conflitti: Se dovete affrontare una conversazione difficile, simulare le risposte ad alta voce aiuta a calibrare il tono della voce e a scegliere le parole con più cura.
  • Risoluzione di problemi complessi: Quando siete davanti a un bug nel codice o a un errore contabile, spiegate il problema a un interlocutore immaginario (tecnica spesso chiamata “Rubber Duck Debugging” nell’informatica). Vi accorgerete dell’errore non appena lo sentirete pronunciato.

Un’abitudine da rivalutare

Viviamo in una società che premia il silenzio e la compostezza, ma la biologia umana suggerisce che l’integrazione tra voce e pensiero sia uno dei nostri più grandi punti di forza. Chi parla da solo spesso possiede una maggiore capacità di problem solving e una consapevolezza di sé più sviluppata. Non è un caso che grandi menti della storia fossero note per i loro lunghi soliloqui mentre passeggiavano o lavoravano nei loro studi.

Quindi, la prossima volta che vi sorprendete a discutere con voi stessi su quale strada prendere o come rispondere a un’email, non scusatevi. State semplicemente dando al vostro cervello la possibilità di lavorare al massimo delle sue potenzialità, trasformando il rumore dei pensieri in una melodia strutturata e produttiva.


Domande Frequenti

È normale parlare da soli in pubblico?

Sebbene possa attirare sguardi curiosi, è un comportamento assolutamente comune. Spesso accade inconsciamente quando il carico cognitivo è elevato o quando siamo assorbiti da un compito stressante. Non indica alcun disturbo, ma riflette la necessità del cervello di focalizzare l’attenzione esternando i processi di pensiero interni.

Quali sono i vantaggi principali del parlare tra sé e sé?

I benefici includono un miglioramento della memoria visiva, una gestione più efficace dello stress e una maggiore chiarezza decisionale. Esternalizzare i pensieri aiuta a rallentare il flusso mentale, permettendo di analizzare le situazioni con più logica e meno impulsività emotiva, favorendo così un apprendimento più rapido.

Quando dovrei preoccuparmi se parlo da solo?

Il dubbio sorge se il soliloquio è accompagnato da una perdita di contatto con la realtà, se si sente di rispondere a voci che non provengono da se stessi o se il discorso è incoerente e privo di scopo. In assenza di questi segnali, parlare da soli è un segno di mente attiva.

Parlare da soli aiuta davvero a studiare meglio?

Assolutamente sì. Spiegare un concetto a voce alta come se lo si stesse insegnando a qualcun altro è una delle tecniche di studio più efficaci (metodo Feynman). Questo processo costringe a colmare le lacune logiche e consolida le informazioni nella memoria a lungo termine in modo molto più efficace della semplice lettura silenziosa.

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