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Cosa accade quando tocchi uno scontrino e perchè devi metterlo da parte

Angela Gemito Feb 20, 2026

Il gesto è quasi automatico, ripetuto milioni di volte ogni giorno in ogni angolo del pianeta. Paghiamo il caffè, acquistiamo un libro, facciamo rifornimento o ritiriamo un pacco e, puntualmente, ci viene allungato un piccolo rettangolo di carta leggera. Spesso lo accartocciamo subito, altre volte lo infiliamo nel portafoglio insieme alle banconote, oppure lo teniamo tra le dita mentre cerchiamo le chiavi dell’auto. È lo scontrino, un oggetto talmente ubiquo da essere diventato invisibile. Eppure, dietro quella superficie liscia e leggermente lucida si nasconde una realtà chimica che la scienza sta monitorando con crescente attenzione.

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Non si tratta di una crociata contro la burocrazia fiscale, ma di una questione di salute pubblica legata ai materiali di cui è composta la cosiddetta carta termica. A differenza della carta comune, questa non viene impressa con l’inchiostro, ma reagisce al calore. Ed è proprio il meccanismo che permette la comparsa dei numeri sulla superficie a rappresentare l’elemento critico della questione.

La reazione silenziosa

Per capire il motivo per cui maneggiare prolungatamente uno scontrino possa essere problematico, bisogna guardare alla sua composizione. La carta termica è rivestita da uno strato chimico contenente coloranti e sviluppatori. Tra questi ultimi, i protagonisti assoluti sono stati per decenni il Bisfenolo A (BPA) e, più recentemente, il suo sostituto Bisfenolo S (BPS).

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Queste sostanze sono classificate come interferenti endocrini. Il loro compito, all’interno del nostro organismo, è quello di “mimare” l’azione degli ormoni naturali, in particolare degli estrogeni, andando a occupare i recettori cellulari e inviando segnali biochimici errati. Sebbene la normativa europea abbia introdotto restrizioni severe sull’uso del BPA nella carta termica a partire dal 2020, il passaggio al BPS non ha risolto del tutto le perplessità della comunità scientifica, poiché le somiglianze strutturali tra le due molecole suggeriscono rischi analoghi.

La pelle come porta d’accesso

Il vero nodo della questione risiede nella modalità di esposizione. Molti ritengono che le sostanze chimiche debbano essere ingerite per entrare nel flusso sanguigno. In realtà, la pelle è un organo estremamente permeabile. Quando stringiamo uno scontrino, specialmente se abbiamo le mani umide o abbiamo appena utilizzato gel igienizzanti o creme idratanti, il trasferimento dei bisfenoli dalla carta all’epidermide avviene in pochi secondi.

Studi condotti su campioni di popolazione hanno dimostrato che i livelli di bisfenolo nelle urine aumentano significativamente dopo aver maneggiato carta termica per periodi prolungati. Questo dato è particolarmente rilevante per chi lavora nel settore del commercio, dove il contatto con le ricevute è costante e ripetitivo durante l’intero turno lavorativo. Ma anche per il consumatore occasionale, l’abitudine di tenere lo scontrino in mano o, peggio, in bocca mentre si hanno le mani occupate, rappresenta una fonte di esposizione non necessaria.

Oltre la tossicologia: un impatto ambientale sottovalutato

Il problema non si esaurisce nel contatto fisico. Esiste un paradosso ecologico legato a questi piccoli frammenti di carta. Poiché sono rivestiti da agenti chimici, gli scontrini termici non devono essere gettati nel contenitore della carta. Se inseriti nel circuito del riciclo tradizionale, contaminano la polpa di cellulosa, diffondendo i bisfenoli nei prodotti di carta riciclata, come i fazzoletti o la carta igienica, rendendo il problema circolare e ancora più difficile da gestire.

L’impatto ambientale è dunque duplice: da un lato la produzione di un rifiuto non facilmente riciclabile, dall’altro la persistenza di sostanze chimiche stabili che finiscono per disperdersi nell’ambiente idrico attraverso gli scarichi industriali e civili.

Uno sguardo al domani: la transizione digitale

Il mondo della vendita al dettaglio sta vivendo una fase di transizione profonda. Se fino a pochi anni fa l’idea di rinunciare allo scontrino cartaceo sembrava utopistica, oggi la tecnologia offre alternative concrete e più sicure. Lo scontrino digitale, inviato via mail o tramite app dedicate, non è solo una scelta di efficienza logistica, ma un passo avanti verso la tutela della salute.

Alcune catene della grande distribuzione hanno già iniziato a utilizzare carte termiche di nuova generazione, spesso riconoscibili dal colore blu o grigio cenere. Queste carte non utilizzano sviluppatori chimici basati sui bisfenoli, ma sfruttano una reazione fisica mediata da microcapsule. È un segnale positivo, ma la consapevolezza del consumatore rimane il primo strumento di difesa. Ridurre il tempo di contatto, lavarsi le mani dopo aver riposto le ricevute e preferire, quando possibile, la documentazione digitale sono piccoli accorgimenti che, sommati, possono fare una differenza sostanziale.

Una riflessione necessaria

La scienza non suggerisce di vivere nel terrore del prossimo acquisto, ma invita a una gestione consapevole degli oggetti che diamo per scontati. La storia della chimica industriale è piena di sostanze considerate “miracolose” per decenni e poi rivelatesi problematiche sotto il profilo biologico. Lo scontrino è il simbolo di una comodità che ha un costo invisibile, un piccolo dettaglio del quotidiano che ci spinge a chiederci quanto conosciamo realmente degli oggetti che sfiorano la nostra pelle ogni giorno.

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Angela Gemito

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