È una scena che si ripete ogni sera in milioni di case e ristoranti. Siete seduti di fronte alla persona che amate, magari per una cena romantica o semplicemente per raccontarvi la giornata. All’improvviso, una vibrazione o il semplice riflesso incondizionato spingono la mano verso la tasca. Lo sguardo si abbassa, il pollice inizia a scorrere e, senza che ve ne accorgiate, il muro si alza. Non siete più in due. C’è un terzo incomodo digitale che sta prosciugando l’intimità. Questo fenomeno, che le generazioni passate non hanno mai dovuto affrontare, ha un nome preciso e conseguenze psicologiche devastanti sulle relazioni.

La psicologia del Phubbing: più di una semplice maleducazione
Il termine “Phubbing” nasce dalla crasi delle parole inglesi phone (telefono) e snubbing (snobbare). Letteralmente significa ignorare chi ci sta accanto per dedicare attenzione al proprio dispositivo mobile. Sebbene possa sembrare un atto innocuo o una semplice distrazione momentanea, gli esperti di dinamiche relazionali avvertono che si tratta di un comportamento corrosivo.
Le relazioni moderne navigano in acque inesplorate rispetto a quelle di dieci o vent’anni fa. La presenza costante della tecnologia ha riscritto le regole dell’interazione umana, creando un paradosso: siamo iper-connessi con il mondo virtuale ma sempre più disconnessi dalla realtà tangibile. Ignorare il partner per lo smartphone non è solo una questione di etichetta; invia un messaggio non verbale potentissimo e doloroso: “Ciò che sto guardando qui è più interessante e importante di te”.
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Secondo una ricerca condotta dalla Baylor University, il 46% degli intervistati ha dichiarato di aver subito phubbing dal proprio partner, e il 22% ha confermato che questo ha causato conflitti nella relazione. Quando controlliamo compulsivamente le notifiche durante una conversazione, attiviamo nell’altro un senso di esclusione sociale che il cervello elabora in modo simile al dolore fisico.
L’impatto emotivo: lo studio della Dottoressa Claire Hart
Le ripercussioni di questa abitudine vanno ben oltre il fastidio momentaneo. La professoressa associata di psicologia Claire Hart, dell’Università di Southampton, ha co-firmato uno studio illuminante su questo tema, coinvolgendo 196 partecipanti per analizzare il legame tra l’uso del telefono e la soddisfazione di coppia. I dati emersi sono inequivocabili: esiste una correlazione diretta tra il tempo passato a guardare lo schermo in presenza del partner e il deterioramento del legame affettivo.
Lo studio evidenzia che chi subisce phubbing sperimenta un calo drastico dell’umore e un aumento dei sentimenti di minaccia ai propri bisogni fondamentali: appartenenza, autostima, esistenza significativa e controllo. Più una persona si sente ignorata per un gadget, più la percezione della qualità della relazione crolla. È un circolo vizioso: il partner ignorato si sente svalutato e potrebbe reagire ritirandosi a sua volta nel proprio telefono o scatenando conflitti, portando spesso a litigi frequenti e, nei casi più gravi, alla rottura definitiva o al divorzio.
Non sono solo le coppie romantiche a soffrirne. Il fenomeno si sta espandendo pericolosamente anche nelle dinamiche familiari. Genitori distratti dai feed dei social media perdono occasioni preziose di connessione con i figli, e viceversa, creando un modello comportamentale disfunzionale che si tramanda.

Strategie pratiche per una disintossicazione digitale di coppia
Riconoscere il problema è il primo passo, ma l’azione concreta è ciò che salva i rapporti. La tecnologia è progettata per creare dipendenza, sfruttando i circuiti della dopamina nel nostro cervello. Per questo motivo, la sola forza di volontà spesso non basta; servono regole condivise e una comunicazione intenzionale.
Ecco alcune misure efficaci suggerite dagli esperti per arginare il problema:
- Creare zone “Phone-Free”: Stabilite aree o momenti della giornata dove i telefoni sono banditi. La tavola durante i pasti e la camera da letto prima di dormire dovrebbero essere santuari dedicati esclusivamente all’interazione umana.
- La regola della verbalizzazione: Se è assolutamente necessario controllare il dispositivo, ditelo ad alta voce. Invece di sparire silenziosamente nello schermo, annunciate: “Scusa, devo controllare l’orario del treno per domani” oppure “Sto rispondendo a un messaggio urgente di mia madre”. Questa semplice azione interrompe l’abitudine automatica e mantiene l’inclusione dell’altro.
- Discutere i limiti apertamente: Non aspettate di esplodere di rabbia. Parlate in un momento di calma di come l’uso del telefono vi fa sentire e stabilite insieme dei confini che rispettino le esigenze di entrambi.
Mantenere un senso di rispetto reciproco richiede sforzo in un’era digitale, ma la qualità della vostra connessione reale vale molto più di qualsiasi notifica virtuale.
Domande Frequenti (FAQ)
Cos’è esattamente il phubbing e da dove deriva il termine? Il termine nasce dalla fusione delle parole inglesi “phone” (telefono) e “snubbing” (snobbare). Indica l’atto di trascurare o ignorare la persona con cui si sta interagendo fisicamente per prestare attenzione al proprio smartphone, un comportamento che comunica disinteresse verso l’interlocutore.
Perché il phubbing fa così male alle relazioni di coppia? Psicologicamente, subire phubbing attiva le stesse aree cerebrali del dolore fisico e dell’ostracismo sociale. Chi viene ignorato percepisce che il partner dà priorità a un oggetto piuttosto che alla relazione, minando l’autostima, il senso di appartenenza e la soddisfazione coniugale.
Come posso dire al mio partner che il suo uso del telefono mi ferisce? Evita accuse dirette come “Sei sempre al telefono”. Usa frasi in prima persona focalizzate sui tuoi sentimenti, ad esempio: “Mi sento solo/a quando guardi il telefono mentre ceniamo. Mi piacerebbe avere la tua piena attenzione in quel momento per connetterci meglio”.
Il phubbing riguarda solo le coppie giovani? Assolutamente no. Sebbene i nativi digitali siano spesso associati a un uso intensivo della tecnologia, gli studi dimostrano che il fenomeno è trasversale a tutte le età e colpisce anche le relazioni tra genitori e figli, riducendo la qualità delle interazioni familiari in ogni fascia demografica.
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