Immaginate una scena in uno zoo o in una riserva naturale: un giovane scimpanzé si avvicina furtivamente a un adulto distratto e, con un gesto fulmineo, gli sottrae un pezzo di frutta, scappando via con un’andatura saltellante e guardandosi indietro per controllare la reazione della vittima. Se questo vi sembra un comportamento familiare, è perché lo è. Non si tratta solo di gioco o di ricerca di cibo; è la manifestazione di un meccanismo cognitivo che per secoli abbiamo ritenuto un’esclusiva della specie umana: lo scherzo.

Recenti studi di etologia e psicologia comparata stanno riscrivendo i confini della mente animale, rivelando che il senso dell’umorismo non è un accessorio culturale nato con il linguaggio, ma una dotazione biologica profonda. Le grandi scimmie — oranghi, scimpanzé, bonobo e gorilla — non solo giocano, ma si “prendono gioco” l’uno dell’altro, utilizzando tempi comici, sorpresa e una comprensione sofisticata delle aspettative altrui.
La scienza del “Teasing”
Per decenni, la scienza ha catalogato il gioco animale come un modo per allenare i muscoli o apprendere abilità sociali. Tuttavia, una ricerca condotta da un team internazionale di biologi evoluzionisti ha isolato un comportamento specifico definito “teasing giocoso” (pizzicotti, spinte, interruzioni moleste). A differenza del gioco fisico standard, lo scherzo dei primati è asimmetrico: chi lo compie cerca una reazione specifica nel destinatario.
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- Lo sapevi che le scimmie hanno il senso dell’umorismo?
Le osservazioni hanno evidenziato che i giovani primati spesso fissano il volto dei loro “bersagli” subito dopo aver commesso un’azione fastidiosa. Questo contatto visivo è fondamentale: è il segnale che l’autore sta monitorando l’effetto del suo gesto. In termini tecnici, questo indica la presenza di una “Teoria della Mente”, ovvero la capacità di comprendere che gli altri hanno desideri, aspettative e stati mentali propri. Per ridere di qualcuno, o con qualcuno, devi prima capire cosa quel qualcuno si aspetta.
Gli ingredienti dell’ironia animale
Cosa rende una situazione “divertente” per un gorilla? Gli etologi hanno individuato tre pilastri comuni tra l’umorismo dei primati e quello umano:
- La sorpresa: L’elemento inaspettato è il motore della risata. Un orango che porge un oggetto a un compagno per poi ritrarlo bruscamente all’ultimo secondo sta manipolando le aspettative temporali del partner.
- La ripetizione: Proprio come i bambini umani, i piccoli scimpanzé ripetono ossessivamente un gesto che ha scatenato una reazione buffa, affinando il “tempo comico” per massimizzare il fastidio (o il divertimento) altrui.
- L’assenza di aggressività: È qui che risiede la magia. Lo scherzo avviene in un contesto di sicurezza. Se il “bersaglio” reagisse con violenza, il gioco finirebbe. Esiste dunque un codice invisibile, un contratto sociale che permette l’irriverenza senza scivolare nel conflitto.
Un viaggio lungo 13 milioni di anni
Se accettiamo che le scimmie possiedano un senso dell’umorismo rudimentale, dobbiamo necessariamente retrodatare la nascita dell’ironia. Poiché tutte e quattro le specie di grandi scimmie mostrano comportamenti di scherno giocoso, è altamente probabile che i presupposti cognitivi per l’umorismo si siano evoluti nel nostro antenato comune almeno 13 milioni di anni fa.
L’umorismo non sarebbe quindi un “prodotto nobile” della civiltà, ma uno strumento di sopravvivenza sociale. Ridere e scherzare serve a testare i legami, a mitigare le gerarchie e a gestire lo stress all’interno di gruppi complessi. In un certo senso, la battuta di spirito è l’evoluzione sofisticata del pizzicotto giocoso che un bonobo infligge alla madre per attirarne l’attenzione.
L’impatto sulla nostra percezione
Questa scoperta demolisce l’ultimo baluardo dell’eccezionalismo umano. Se anche le scimmie scherzano, allora il confine tra “noi” e “loro” diventa ancora più sottile e sfumato. Questo ci impone una riflessione etica: come trattiamo esseri viventi capaci di provare una gamma così complessa di emozioni, inclusa la malizia giocosa e il piacere della sorpresa?

Inoltre, studiare l’umorismo animale ci aiuta a capire meglio lo sviluppo dei bambini. Le dinamiche osservate nei piccoli di gorilla sono straordinariamente simili a quelle dei neonati umani prima che inizino a parlare. Lo scherzo è un linguaggio pre-verbale, una forma di comunicazione che passa per il corpo e lo sguardo prima di tradursi in parole.
Oltre il gioco: verso una nuova etologia
Il futuro della ricerca si sta spostando verso la comprensione dei “dialetti” del divertimento. Esistono differenze culturali tra gruppi di scimpanzé nel modo di scherzare? Esiste una forma di “umorismo nero” o di satira sociale nelle dinamiche di potere dei primati?
Mentre la tecnologia ci permette di monitorare i suoni e le espressioni facciali con una precisione millimetrica, ci rendiamo conto che la natura è molto più rumorosa e allegra di quanto pensassimo. La risata (che nei primati si manifesta spesso come un ansimare ritmico) è il filo rosso che unisce le foreste del Borneo ai caffè delle nostre metropoli.
Uno sguardo aperto sulla mente non umana
Comprendere il senso dell’umorismo delle scimmie significa guardare nello specchio della nostra evoluzione e vedervi un riflesso inaspettato: quello di una specie che ha imparato a non prendersi troppo sul serio per poter convivere.
C’è ancora molto da scoprire sulla complessità di questi comportamenti. Restano domande aperte sulla profondità della consapevolezza dietro ogni gesto: quanto è intenzionale la “comicità” di un animale? E quanto di quello che chiamiamo cultura è in realtà un’eredità biologica che condividiamo con i nostri cugini della foresta? Esplorare questi confini significa ridefinire cosa intendiamo per intelligenza e, in ultima analisi, per umanità.
Curiosa per natura e appassionata di tutto ciò che è nuovo, Angela Gemito naviga tra le ultime notizie, le tendenze tecnologiche e le curiosità più affascinanti per offrirtele su questo sito. Preparati a scoprire il mondo con occhi nuovi, un articolo alla volta!




