Un nuovo sensore sviluppato in Australia permette di stabilire in pochi minuti se un pesce è fresco o già in fase di deterioramento. La tecnologia punta a offrire un metodo rapido e oggettivo per valutare la qualità del pescato, con potenziali ricadute sulla sicurezza alimentare e sulla trasparenza nella filiera.

Una tecnologia per misurare la qualità del pescato
Il dispositivo si basa su un sistema di rilevazione chimica in grado di individuare i composti che si sviluppano quando il pesce inizia a degradarsi. In particolare, il sensore analizza la presenza di ammine volatili, sostanze che aumentano con il passare del tempo dalla cattura e rappresentano un indicatore affidabile dello stato di conservazione.
Risultati in tempi molto rapidi
Secondo i ricercatori, l’analisi richiede meno di due minuti e non necessita di laboratori specializzati. Questo consente di effettuare controlli direttamente nei mercati ittici, nei punti vendita o lungo la catena di distribuzione, riducendo i margini di errore legati alla sola valutazione visiva o olfattiva.
Impatto sulla sicurezza alimentare
La possibilità di verificare in modo immediato la freschezza del pesce potrebbe contribuire a limitare la vendita di prodotti non idonei al consumo. Un controllo più diffuso e standardizzato può rafforzare la tutela dei consumatori e supportare le autorità sanitarie nelle attività di monitoraggio.

Prospettive di utilizzo nel settore
Gli sviluppatori stanno lavorando per rendere il sensore facilmente integrabile nelle pratiche quotidiane di pescatori, grossisti e rivenditori. L’obiettivo è creare uno strumento semplice e accessibile che possa affiancare i metodi tradizionali di controllo, migliorando la tracciabilità e la qualità complessiva dei prodotti ittici.
Curiosa per natura e appassionata di tutto ciò che è nuovo, Angela Gemito naviga tra le ultime notizie, le tendenze tecnologiche e le curiosità più affascinanti per offrirtele su questo sito. Preparati a scoprire il mondo con occhi nuovi, un articolo alla volta!




