Starnuto, quali sono le conseguenze se lo tratteniamo?

Tecnicamente si tratta di un atto involontario che parte da una profonda inspirazione alla quale fa seguito una forte espirazione attraverso bocca e narici, il tutto causato da un meccanismo di difesa della mucosa nasale rispetto agli stimoli esterni, stiamo naturalmente parlando dello starnuto, c’è chi starnutisce in modo molto violento, chi invece in “sordina” e chi ha il “brutto vizio” di trattenerlo, ma a cosa si va incontro se facciamo parte della categorie di persone che è solita trattenere lo starnuto e non lasciarlo uscire?

Lo starnuto è uno dei tanti meccanismi difensivi dell’organismo umano, utile nello specifico contro gli agenti infettivi o irritanti che entrano a contatto con le prime vie aeree.

All’interno delle fosse nasali, del palato e della faringe sono infatti presenti specifici recettori in grado di rilevare la presenza di potenziali minacce, come ad esempio polveri, pollini o piccoli corpi estranei. Questi recettori, se stimolati oltre una certa soglia, inviano impulsi elettrici a specifiche aree del cervello attraverso il trigemino. Tali aree cerebrali elaborano i segnali nervosi ricevuti e organizzano una risposta coordinando l’insieme delle attività muscolari che danno vita allo starnuto.

Il fine ultimo dello starnuto è naturalmente l’espulsione della causa che ha dato origine all’irritazione della mucosa nasale, attraverso l’emissione di aria e di fluidi.

Questo atto può essere inibito attraverso una forte pressione con le dita sul labbro superiore, sul naso o sugli occhi, oppure respirando profondamente attraverso il naso. Quando però si perde ogni possibilità di controllo e lo starnuto diventa inevitabile, è bene dare libero sfogo all’atto, evitando di soffocarlo tenendo la bocca chiusa.

Ma è pericoloso inibire uno starnuto? A quanto pare sì: gli starnuti, secondo gli scienziati, viaggiano alla strabiliante velocità di 320 km orari circa e sono in grado di espellere corpuscoli fino a più di 7 metri di distanza e per questo trattenere uno starnuto forzatamente può portare a diverse complicazioni, più o meno gravi, da tenere bene in considerazione, come lo pseudomediastino, vale a dire aria letteralmente intrappolata tra i polmoni, la perforazione del timpano e la rottura di vasi sanguigni nel cervello, ovvero un aneurisma.

Starnuto trattenerli puo portare a gravissime conseguenze

Un esempio lampante di quello che può accadere è riportato sul British Medical Journal, che descrive le lesioni di un giovane inglese di 34 anni che per tutta la vita si è tappato naso e bocca per evitare di starnutire in faccia a qualcuno. L’ultima volta, però, ha pagato caro il suo errore. Dopo aver trattenuto l’ennesimo forte starnuto, il ragazzo ha riferito di aver avvertito una strana sensazione al collo, come se qualcosa fosse scoppiato.

Gonfio e dolorante si è recato in ospedale, dove i medici hanno potuto constatare una lesione abbastanza rara, considerata la dinamica degli eventi. Toccando il collo si potevano sentire degli scoppiettii e dei crepitii che facevano supporre la presenza di bolle d’aria nei tessuti molli: gli si erano create vere e proprie strisce d’aria nella regione retrofaringea, un enfisema e un piccolo buco davanti alla trachea.

Anche se ha dovuto subire un’operazione chirurgica, il giovane ha dovuto essere ricoverato per due settimane, messo sotto antibiotici e alimentato tramite un sondino, in attesa che i tessuti cominciassero a ripararsi.

E il caso di questo ragazzo non è neppure isolato: nel passato diverse persone sono state ricoverate con lesioni ai timpani, rottura di capillari negli occhi, danneggiamento di nervi facciali, stiramento di muscoli e perfino incrinamento di costole, tutte conseguenze dell’aver trattenuto l’enorme potenza di uno starnuto.

“Bloccare uno starnuto tappandosi le narici o la bocca è una manovra pericolosa e dovrebbe essere evitata”, raccomandano quindi gli esperti.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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