A tutti capita di pensarlo: “Quando eravamo bambini, l’estate sembrava durare un’eternità. Adesso, un anno vola via in un batter d’occhio”. Non si tratta di semplice nostalgia. La sensazione che il tempo scorra più rapidamente con l’età è un fenomeno psicologico e neurobiologico reale, studiato da anni da scienziati e filosofi.

La Teoria della Proporzione Temporale: Il Nostro Orologio Interno in Scala Logaritmica
La spiegazione più intuitiva, sebbene non l’unica, è legata alla proporzione del tempo vissuto. Immaginate la vostra vita come una linea del tempo.
- Per un bambino di 5 anni, un anno intero rappresenta un colossale 20% della sua vita totale. È un periodo denso di nuove scoperte, crescita e cambiamento, che lascia un solco profondo nella memoria.
- Per un adulto di 50 anni, lo stesso anno si riduce a un minuscolo 2% del tempo già trascorso. Proporzionalmente, un anno è una fetta molto più piccola dell’intera esperienza di vita, e questo ridimensionamento fa percepire la sua durata come minore.
Come sostiene l’autore e ricercatore Dott. Clint Kelly, il nostro cervello sembra misurare il tempo non su una scala lineare, ma su una scala logaritmica, simile a quella utilizzata per la misurazione dei terremoti (la scala Richter). Questo significa che, invecchiando, la percezione si “comprime”.
- Perché il 2026 è diventato un’ossessione collettiva per il 2016
- Il tempo guarisce davvero? O ci insegna solo a sentire meno il dolore
- Scienza propone terapia rivoluzionaria per la riscrittura della memoria umana
Il Declino delle “Novità” e l’Effetto Routine
Un altro fattore cruciale è la qualità e la quantità di nuove esperienze che accumuliamo. Da bambini e adolescenti, ogni giorno è spesso un’esplorazione: la prima gita scolastica, il primo amore, un nuovo sport. Queste esperienze inedite richiedono un’elaborazione cognitiva intensa e creano ricordi dettagliati e “pesanti”, che rendono il tempo retrospettivamente lungo e pieno.
Nell’età adulta, invece, la vita è spesso dominata dalla routine. Il tragitto casa-lavoro, le incombenze settimanali, i ritmi fissi. Come evidenziato da diversi studi sulla memoria, il cervello tende a “comprimere” i periodi ripetitivi. Anziché registrare ogni giorno come un evento separato, lo archivia come un blocco unico e indistinto: l’ultimo mese di lavoro sembra quindi un unico, veloce episodio.
Per dirla con l’ingegnere meccanico Adrian Bejan, autore di uno studio della Duke University sul tema, la percezione del tempo è legata al numero di immagini mentali che il nostro cervello riesce a elaborare. Crescendo, le reti neurali diventano più ampie ma meno reattive, processando meno immagini mentali in un dato intervallo.
La Biologia del Tempo: Dopamina e Lentezza Cognitiva
Non è solo una questione di esperienza. Esistono anche ipotesi legate a cambiamenti neurobiologici:
- Declino della Dopamina: La dopamina è un neurotrasmettitore associato alla motivazione, al piacere e, significativamente, alla percezione temporale. Livelli più alti di dopamina sono correlati a una percezione del tempo più accurata e in alcuni casi rallentata (come durante l’eccitazione). Con l’età, i livelli di dopamina tendono a diminuire, e questo calo potrebbe contribuire a una percezione accelerata del tempo.
- Rallentamento Cognitivo: Alcuni ricercatori suggeriscono che, invecchiando, il rallentamento generale nel processo di elaborazione delle informazioni da parte del cervello (il cosiddetto “battito cardiaco mentale”) potrebbe far sembrare che il mondo esterno, e quindi il tempo, corra più veloce in relazione al nostro sistema interno.
In sintesi, il tempo non accelera; è la nostra capacità di registrarlo, misurarlo e riempirlo di novità che cambia. Per “rallentare” questa percezione, il consiglio pratico degli esperti è di spezzare la routine e cercare attivamente nuove sfide o esperienze, anche piccole, che costringano il cervello a registrare nuovi ricordi densi di dettagli.
Domande Frequenti (FAQ)
1. Il tempo scorre oggettivamente più veloce con l’età?
No, il tempo fisico scorre sempre alla stessa velocità. Il fenomeno è esclusivamente soggettivo e legato alla percezione umana del tempo, influenzata dalla memoria, dalla routine e dai cambiamenti neurobiologici. Non c’è nulla di fisico o astronomico che faccia accelerare il passaggio dei minuti dopo i 40 anni; è un inganno della mente.
2. Qual è la teoria principale che spiega questa percezione?
La teoria dominante è la Teoria della Proporzione Temporale, che suggerisce che un dato periodo di tempo (ad esempio, un anno) viene percepito in relazione a tutta la vita già vissuta. Un anno per un bambino di 10 anni è il 10% della sua vita, sembrando molto lungo. Per un adulto di 50 anni, è solo il 2%, e questo cambiamento di scala fa sembrare che l’anno sia passato velocemente.
3. Si può “rallentare” la percezione del tempo che passa?
Sì, in parte. La chiave è creare nuovi ricordi distintivi. Il cervello registra i periodi di routine come un unico blocco veloce. Aggiungere varietà e novità alla propria vita (un nuovo hobby, una vacanza inaspettata, imparare una lingua) spezza la routine e costringe il cervello a formare ricordi più ricchi, rendendo retrospettivamente il periodo più “lungo” e pieno.
Curiosa per natura e appassionata di tutto ciò che è nuovo, Angela Gemito naviga tra le ultime notizie, le tendenze tecnologiche e le curiosità più affascinanti per offrirtele su questo sito. Preparati a scoprire il mondo con occhi nuovi, un articolo alla volta!




