Il destino dell’Imperatore sembrava ormai scritto tra le scogliere desolate di Sant’Elena. Eppure, un eccentrico contrabbandiere inglese era convinto di poter riscrivere la storia con un’invenzione impossibile.
Un’evasione negli abissi
Thomas Johnston non era un sognatore qualunque, ma un marinaio esperto con un talento naturale per l’illegalità. Mentre le potenze europee sorvegliavano ogni centimetro di mare attorno a Napoleone, lui progettava di passare sotto le loro chiglie.

L’idea era di costruire un’imbarcazione capace di immergersi, eludendo la sorveglianza della Royal Navy. Johnston aveva già iniziato i lavori su quello che oggi chiameremmo un prototipo di sommergibile, battezzato ironicamente “The Eagle”.
Il piano prevedeva di avvicinarsi all’isola di notte, far salire l’illustre prigioniero a bordo e sparire nelle profondità oceaniche. Un’impresa che, per l’epoca, sembrava uscita direttamente da un romanzo di fantascienza di metà Ottocento.
La tecnologia contro il destino
Ciò che rende questa storia incredibile è che Johnston non era un semplice folle, ma un pioniere della subacquea. Il suo sottomarino doveva essere lungo circa trenta metri, un mostro d’acciaio e legno alimentato dalla forza muscolare.
Le autorità britanniche sospettavano da tempo delle sue attività, ma rimasero sbalordite dalla complessità del progetto. Johnston aveva previsto sistemi di aerazione rudimentali e una struttura rinforzata per resistere alla pressione dell’acqua.
Purtroppo per l’Imperatore, il tempismo fu fatale: proprio mentre i preparativi entravano nel vivo, la salute di Napoleone precipitò drasticamente. La morte di Bonaparte nel 1821 mise fine a uno dei complotti più ambiziosi e bizzarri della storia moderna.
Il sogno che ha anticipato i tempi
Perché questa vicenda ci affascina ancora oggi? Perché dimostra che la realtà spesso supera l’immaginazione dei più grandi romanzieri del tempo. Johnston ha sfidato le leggi della fisica e della politica per un obiettivo quasi mitologico.
Se il piano fosse riuscito, non avremmo solo avuto un Napoleone di nuovo in libertà, ma una rivoluzione tecnologica anticipata di decenni. Il sottomarino, all’epoca visto come uno strumento da pirati, sarebbe diventato l’arma definitiva.
Oggi Thomas Johnston è ricordato come una figura di confine tra l’eroismo e l’opportunismo. Resta il dubbio su cosa sarebbe successo se quel sottomarino avesse davvero toccato le sabbie di Sant’Elena prima dell’ultimo respiro dell’Imperatore.
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