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La valigia di Einstein: cosa conteneva il bagaglio del genio in fuga?

Angela Gemito Ott 31, 2025

Nel marzo del 1933, Albert Einstein lasciò la Germania nazista per non farvi più ritorno. Era già famoso in tutto il mondo, premio Nobel, autore della teoria della relatività… ma anche ebreo, pacifista e simbolo del pensiero libero: un bersaglio perfetto per il regime di Hitler.

Fuggì prima in Belgio, poi in Inghilterra, e infine negli Stati Uniti.
Ma c’è una domanda curiosa che si pongono da anni storici, scienziati e appassionati:

Cosa portò con sé nella sua valigia?

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Valigia epoca aperta con manoscritti

Una valigia modesta, per un cervello immenso

Einstein non era un uomo materiale. Detestava le formalità, possedeva pochi vestiti (tutti simili), e viveva in modo semplice.

Ma secondo le testimonianze del tempo, nella sua valigia erano custoditi oggetti che raccontano un’intera vita di pensiero:

  • Un violino, fedele compagno ovunque andasse (lo chiamava affettuosamente Lina);
  • Manoscritti scientifici non ancora pubblicati;
  • Alcuni libri di Spinoza e Kant, i suoi filosofi preferiti;
  • Lettere private, tra cui una di Freud con cui stava dialogando sul tema della guerra;
  • E forse — secondo un documento d’archivio del 2023 — un appunto con la prima versione della sua celebre equazione E=mc², scritta a mano.

Un oggetto inaspettato

Una delle curiosità più strane, riportata da un amico d’infanzia, è che Einstein portava sempre con sé una bussola da taschino.

Era il primo “oggetto scientifico” che aveva ricevuto da bambino, e gli aveva fatto nascere l’ossessione per le forze invisibili dell’universo.
Lo stupiva che l’ago si muovesse “da solo”.
Quel piccolo strumento, semplice e misterioso, era il seme della sua futura visione della fisica.


Dove si trova oggi la “valigia di Einstein”?

Molti degli oggetti personali di Einstein sono oggi conservati all’Hebrew University di Gerusalemme, a lui molto cara.
Ma la valigia in sé non è mai stata ritrovata: si pensa che fosse tra i bagagli affidati a colleghi o amici durante i suoi viaggi di fuga, o che sia stata smarrita nei trasferimenti.

Un documentarista americano ha recentemente lanciato un progetto per tracciare gli ultimi passaggi della valigia, incrociando testimonianze, archivi portuali e registri ferroviari europei.
Chissà che nel 2025 non venga finalmente ritrovata…


Perché ci affascina?

Perché ci ricorda che anche le menti più geniali del mondo sono umane. Costrette a fuggire, a scegliere cosa salvare, a lasciare indietro il superfluo.

E nella valigia di Einstein non c’erano soldi o gioielli, ma idee, note, emozioni, strumenti per continuare a pensare.

foto profilo

Angela Gemito

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Tags: Albert Einstein curiosità valigia

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