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L’abbigliamento da lavoro è diventato di tendenza

Angela Gemito Nov 26, 2025

Non sapremo mai i nomi dei sarti che hanno disegnato le prime tute da operaio o le giacche dei ferrovieri del secolo scorso. Eppure, quegli anonimi artigiani sarebbero probabilmente scioccati nel vedere come le loro creazioni, progettate esclusivamente per proteggere il corpo durante turni massacranti in fabbrica o sui treni, siano oggi diventate oggetti del desiderio. C’è un paradosso affascinante che attraversa la moda contemporanea: abiti nati per la fatica fisica vengono ora collezionati e indossati con orgoglio da uomini che passano le giornate seduti su sedie ergonomiche, illuminati dalla luce blu dei monitor.

Se vi guardate intorno, dai caffè del centro alle bacheche dei social media, noterete una diffusione capillare di tessuti ruvidi e tagli squadrati. Il marrone scuro delle giacche da lavoro Carhartt o il blu indaco delle divise francesi sono onnipresenti. Non è un fenomeno passeggero, ma una tendenza solida che attraversa le generazioni, unendo il ventenne appassionato di streetwear al professionista di mezza età. Ma cosa spinge l’uomo moderno a vestirsi come un operaio della rivoluzione industriale?

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Oltre l’estetica: il rifugio psicologico del workwear

La risposta più immediata potrebbe riguardare la robustezza dei materiali o l’estetica “autentica”, ma c’è una motivazione psicologica più profonda. Viviamo in un’epoca in cui le aspettative sul fisico maschile sono diventate sempre più pressanti. La moda mainstream spesso propone tagli “slim fit” o abbigliamento sportivo tecnico che richiede, per essere indossato con disinvoltura, un corpo allenato e tonico. Per molti uomini, specialmente con l’avanzare dell’età, questo diventa fonte di ansia.

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Qui entra in gioco il fascino protettivo dell’abbigliamento da lavoro. La struttura rigida dei tessuti twill e canvas non fascia, ma copre e definisce. Per l’uomo che ha superato i quarant’anni e vede il proprio corpo cambiare, questi capi offrono un “conforto mentale”. Una giacca da lavoro vintage, con il suo taglio dritto e le spalle ampie, permette di mantenere uno stile deciso e maschile senza doversi preoccupare del girovita che si allarga. È un’accettazione elegante della propria maturità fisica: si può invecchiare con stile, evitando sia il ridicolo di vestirsi da adolescenti, sia la resa totale al gilet imbottito da pensionato.

Tony Sylvester, autore di An Informal Guide to Workwear, sottolinea come questi capi siano passati dall’essere divise prodotte in serie a pilastri del guardaroba del XXI secolo. La trasversalità è notevole: se negli anni ’80 i rapper come gli NWA adottavano i cappotti da lavoro come simbolo di durezza urbana, oggi brand come Carhartt WIP reinterpretano lo stile workwear attraverso collaborazioni di alto profilo, avvicinando le nuove generazioni a un’estetica che profuma di storia e solidità.

Dai cantieri alle passerelle: i capi iconici e la questione etica

Uno degli aspetti più interessanti di questo fenomeno è la diversità di interpretazione. Non esiste un unico modo di indossare il workwear. C’è chi opta per il “total look”, rischiando talvolta l’effetto cosplay, e chi invece mescola sapientemente codici diversi. Visitando negozi specializzati come Levisons a Londra, si può osservare come una giacca ferroviaria francese SNCF in tela marrone possa essere abbinata a una t-shirt bianca minimalista in estate, o a un maglione di lana grezza in inverno.

Questa appropriazione, tuttavia, solleva talvolta delle critiche. Esiste un meme ricorrente che mette a confronto ciò che una giacca da lavoro “dovrebbe vedere” (boschi, officine, scintille) con ciò che vede realmente oggi (file per il brunch, tastiere di computer, birrifici artigianali). C’è chi accusa gli appassionati di workwear di “rubare” l’identità della classe operaia senza averne mai condiviso le fatiche.

Tuttavia, questa visione può risultare limitata. La scelta di indossare abbigliamento da lavoro vintage o riprodotto spesso non nasce dal desiderio di fingersi qualcun altro, ma dalla ricerca di valore. I jeans stessi nascono come indumenti da lavoro. La vera distinzione risiede nella qualità: preferire un cappotto in fibre naturali, realizzato decenni fa da lavoratori sindacalizzati, rispetto a un capo in poliestere prodotto oggi in condizioni di sfruttamento, è una scelta etica oltre che estetica. Ben Langworthy, direttore del negozio Labour and Wait, ricorda spesso che in passato la classe operaia non comprava “il meno possibile”, ma “il meglio che poteva permettersi”, riparandolo per decenni. Una giacca da lavoro ben fatta può sopravvivere a un costoso capospalla firmato, resistendo a tutto, dalle intemperie alle macchie della vita quotidiana di un padre moderno.

Il mercato del vintage e la rinascita dei brand storici

La crescente domanda ha inevitabilmente influenzato il mercato. I prezzi dei pezzi originali vintage sono saliti vertiginosamente. Trovare una “Blue de Travail” originale degli anni ’50 in buone condizioni è diventata una caccia al tesoro costosa. Di conseguenza, molti marchi storici e nuove realtà hanno aumentato la produzione per colmare il vuoto.

Aziende come la texana Stan Ray o la britannica Yarmouth Oilskins, che produce ancora nella stessa fabbrica sul molo da decenni, rappresentano quella “tradizione ininterrotta” che tanto piace ai puristi. Altri marchi contemporanei, come Universal Works o la giapponese Bryceland’s, creano nuove linee basate su vecchi cartamodelli, offrendo capi d’abbigliamento resistenti e durevoli che rispondono al desiderio di sapere chi ha fatto i nostri vestiti e come.

Questa tendenza non è una semplice moda passeggera, ma una “rivoluzione silenziosa”. In un mondo dominato dal fast fashion e dall’obsolescenza programmata, la resilienza discreta dell’abbigliamento da lavoro ci ricorda che gli oggetti possono avere una seconda vita e che la funzionalità possiede una bellezza intrinseca superiore allo sfarzo effimero. Indossare questi abiti oggi è un modo per connettersi con una storia di manualità e dignità, proiettandola nel presente.


Domande Frequenti (FAQ)

Perché lo stile workwear è diventato così popolare tra gli uomini? Il workwear unisce praticità, durata e uno stile senza tempo. Per molti uomini, offre un’alternativa maschile e strutturata alla moda “slim fit”, adattandosi bene a diverse corporature e offrendo un senso di autenticità e resistenza contro la cultura del “fast fashion”.

Quali sono i capi essenziali per iniziare un guardaroba workwear? I pezzi fondamentali includono la “Chore Jacket” (giacca da lavoro con tasche applicate), pantaloni in tela o denim pesante (come i fatigue pants), camicie in flanella o chambray e stivali robusti in pelle. Iniziate con colori neutri come blu navy, verde oliva o cammello.

È considerato offensivo indossare abiti da lavoro se non si fa un lavoro manuale? Generalmente no. La moda ha sempre attinto da ambiti specifici (militare, sportivo). L’importante è indossare i capi con rispetto per la loro storia e qualità, apprezzandone la fattura artigianale piuttosto che “fingere” un’identità che non ci appartiene.

Quali sono i brand di riferimento per l’abbigliamento da lavoro? Oltre ai giganti come Carhartt e Dickies, esistono marchi storici e di nicchia come Stan Ray, Le Labourer, Vetra, o realtà che reinterpretano lo stile come Universal Works e RRL. Anche il mercato del vintage militare e ferroviario offre pezzi unici di alta qualità.


Vuoi approfondire la storia dei tessuti? Ti invitiamo a scoprire come la sostenibilità sta cambiando il mondo della moda visitando Fashion Revolution o ad esplorare gli archivi storici della moda maschile su The sartorialist.

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Angela Gemito

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Curiosa per natura e appassionata di tutto ciò che è nuovo, Angela Gemito naviga tra le ultime notizie, le tendenze tecnologiche e le curiosità più affascinanti per offrirtele su questo sito. Preparati a scoprire il mondo con occhi nuovi, un articolo alla volta!

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