Abbronzatura, esporsi al sole sempre protetti dalla crema solare
Crema solare spalmarne poca abbassa il livello di protezione

L’abbronzatura non è solo un fenomeno che fa diventare la pelle scura. Le cellule dello strato superficiale della pelle producono un pigmento denominato melanina, che conferisce alla pelle il suo colore e serve a proteggere le cellule dall’assorbimento dei raggi ultravioletti (UV).

Quando si espone la pelle ai raggi UV, la produzione di melanina aumenta e la pelle diventa scura (abbronzatura). La melanina fornisce un grado di protezione dal sole che equivale a quello di una crema solare con fattore di protezione 2.

L’abbronzatura è quindi anche la conseguenza di un danno provocato dall’eccessiva esposizione ai raggi UV: persino una leggera abbronzatura indica che la pelle ha cercato di proteggersi aumentando la produzione di melanina.

Una scottatura solare può avvenire in meno di 15 minuti. Nel giro di qualche ora la pelle bruciata si arrosserà, ma la scottatura continuerà ancora a svilupparsi negli 1-3 giorni successivi all’esposizione ai raggi UV.

In caso di scottature solari gravi (gonfiore, febbre, nausea) bisogna consultare subito il medico. Poiché le scottature solari possono provocare disidratazione, è importante bere molti liquidi, ma evitare le bevande fredde che possono causare brividi.  Può anche essere utile fare una doccia con acqua non calda (ma nemmeno fredda) e applicare impacchi freschi.

Ma c’è di più: la pelle arrossata e dolente segnala infatti un danno che non è solo immediato, ma può avere conseguenze rilevanti a distanza di tempo, facilitando, per esempio, l’insorgenza di un melanoma.

Anche in chi non si scotta facilmente, una sconsiderata e prolungata esposizione al sole promuove comunque un invecchiamento precoce della pelle e un aumento del rischio di sviluppare altri tumori della pelle, come quelli a cellule squamose e basali.

È fondamentale quindi usare la crema solare, e soprattutto usare quella giusta: se ne è occupata perfino la Commissione Europea, che ha emesso un documento nel quale afferma che i fototipi più scuri possono gradualmente ridurre il grado di protezione, mentre chi ha la pelle chiara deve tenere più alta la guardia.

Per tutti comunque è consigliabile utilizzare protezioni alte e molto alte e continuare ad applicare la crema anche quando la conquista di una bella abbronzatura scongiura il rischio di scottature da parte dei raggi UV-B: restano sempre infatti l’effetto di secchezza, l’invecchiamento della pelle, e il potenziale rischio di tumori innescato dalle radiazioni UV-A.

Senza profumo, in confezione grande e con etichette ben leggibili: questo è l’identikit della crema solare veramente efficace per prevenire le scottature secondo gli specialisti SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse).

E va spalmata nelle quantità giuste, non meno di 40 grammi ogni ora di esposizione al sole. “Per evitare danni alla pelle vanno seguiti i criteri che derivano dall’osservazione scientifica. Le creme non sono un talismano. Proteggono la pelle dalle ustioni provocate dai raggi ultravioletti, ma non offrono alcuna prevenzione contro i tumori” avverte il professor Piergiacomo Calzavara Pinton, presidente della SIDeMaST, riunita fino a sabato nel suo 93esimo Congresso alla Fiera di Verona, presieduto dal professor Giampiero Girolomoni, ordinario di Dermatologia e Venereologia all’Università di Verona.

“L’unica vera prevenzione contro i tumori è limitare l’esposizione al sole – osserva Calzavara Pinton -. Pensare che la crema offra una garanzia totale dai raggi ultravioletti è una falsa sicurezza: andrebbe utilizzata solo per proteggere la pelle quando si praticano delle attività all’aria aperta. Diversamente, è meglio restare all’ombra”.

Per minimizzare i rischi dell’esposizione al sole, bisogna “usare creme protettive di alta qualità e nella giusta quantità – aggiunge Calzavara Pinton -. Il che significa scegliere prodotti rigorosamente senza profumo, fabbricati da azienda primarie e contenenti filtri di ultima generazione ad elevata stabilità (mexoryl, tinosorb, uvinul). Possibilmente in confezioni grandi perché, per essere davvero efficaci, le creme solari devono essere spalmate uniformemente su tutto il corpo in misura abbondante rinnovando di continuo l’applicazione durante la giornata”.

In materia non mancano neppure i falsi miti e credenze, come quella secondo cui una protezione solare con un SPF alto protegge la pelle più a lungo. Indipendentemente dal SPF, tutti i filtri solari perdono efficacia nel tempo ed è vero che è necessario applicare tanto e spesso. L’SPF adatto a ciascuna persona dipende dal fototipo, indicativamente una crema con SPF 15 assorbe il 92 % delle radiazioni UVB e una crema con SPF 40 ne assorbe il 97.5%.

Falsa anche la convinzione secondo cui, se non ci sono casi di cancro alla pelle nella propria famiglia, non ci si deve preoccupare. Una predisposizione genetica al cancro della pelle è solo un pezzo del puzzle e indipendentemente dal fatto che non ci siano stati casi di cancro della pelle in famiglia, è fondamentale proteggere comunque la pelle. Secondo le stime dell’AAD, evitare l’esposizione ai raggi UV potrebbe prevenire più di 3 milioni di casi di cancro della pelle ogni anno.

Infine, falso anche la credenza secondo cui ci si abbronza di meno utilizzando una crema solare. Ci si abbronzerà più lentamente e gradualmente, ma si ottiene ugualmente una bella abbronzatura che durerà anche più a lungo, limitando i danni cutanei legati all’esposizione solare.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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