Alfie Evans la storia bimbo inglese che non vuole morire
Alfie Evans la storia bimbo inglese che non vuole morire

Da giorni una tristissima storia sta facendo il giro del mondo, spingendo persino il nostro pontefice ad intervenire direttamente, e smuovendo tutte le coscienze.

Naturalmente parliamo della storia del piccolo Alfie Evans, bambino malato al centro di una dura battaglia legale in Gran Bretagna: i medici vogliono condurlo alla morte, dato che è affetto da una grave patologia neurodegenerativa che non gli lascerebbe nessuna possibilità di vivere a lungo in autonomia.

Il bambino, di appena 23 mesi, sarebbe affetto da una patologia neurodegenerativa che sta pian pian distruggendo il suo cervello. Si ipotizza che si tratti di una malattia mitocondriale rarissima, ovvero una malattia ereditaria causata da alterazioni nel funzionamento dei mitocondri, gli organelli che forniscono energia alle cellule, che non lascerebbe scampo al piccolo.

Questa patologia è estremamente debilitante, e comporta la comparsa di crisi epilettiche (intrattabili e progressivamente sempre più gravi), un grave ritardo mentale e il mioclono, brevi e involontari spasmi muscolari. Per i medici, oltre a danni cerebrali strutturali diffusi, ci sarebbe una perdita di sostanza bianca, ovvero i fasci di assoni mielinizzati che trasportano i segnali tra diverse regioni del sistema nervoso centrale, ridotta a meno del 30% di quella presente in un cervello sano.

In buona sostanza, per gli esperti il bimbo non potrà recuperare più le funzioni cerebrali, e sarebbe, quindi, per il suo interesse spegnere le macchine e lasciare che la natura faccia il resto.

Ma la sua famiglia e milioni di persone nel mondo che hanno abbracciato la battaglia del piccolo Alfie, non sarebbe giusto.

Alfie Evans la storia bimbo inglese che non vuole morire

Alfie Evans la storia bimbo inglese che non vuole morire

Tom Evans, il padre del bimbo, ha dichiarato persino di voler fare causa ai tre medici dell’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool che avevano in cura il figlio. Infatti, proprio durante l’udienza della Corte d’appello britannica in cui è stato respinto il ricorso dei genitori contro il divieto di trasferirlo in un ospedale italiano, il padre ha annunciato di voler portare avanti un procedimento giudiziario privato per cospirazione finalizzata all’omicidio nei confronti dei medici.

Al di là dei giudizi morali, sono 1.300 i medici che al contrario hanno firmato una lettera per appoggiare la procedura denominataLiverpool care pathway for the dying patient” (Lcp), che indica come accompagnare alla morte i malati in fin di vita. Le linee guida sono in uso in quasi tutti gli ospedali del Regno Unito e prevedono per i malati una terapia di sedativi che termina con la sospensione di idratazione e alimentazione. Per i medici, questo sarebbe il modo migliore di assicurare ai malati una «morte dignitosa».

La lettera dei medici, però, non convince gli inglesi. Anche perché dalle prime indagini si è scoperto che gli ospedali che inserivano il maggior numero di pazienti nella lista Lcp ricevevano più finanziamenti pubblici. Un quarto dei letti d’ospedale nel Regno Unito è occupato da malati terminali e se venissero portati alla morte «in modo dignitoso» garantirebbero al sistema sanitario nazionale inglese un risparmio superiore al miliardo di sterline.

Ad oggi, il bimbo è ancora vivo ma i giudici della Corte d’Appello di Londra hanno respinto il ricorso in Aula di Tom e Kate Evans per portare il bimbo in Italia. Viste le sue condizioni, dicono in sostanza i giudici, il suo trasferimento è inutile. Il piccolo resta quindi in Gran Bretagna nonostante il Consiglio dei Ministri italiano avesse concesso la cittadinanza al bambino.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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