Il Buio oltre la Memoria: Viaggio nel Mondo dell’Aphantasia
Chiudete gli occhi. Provate a immaginare un tramonto sulla costa atlantica: il sole che si tuffa nell’oceano, le sfumature di arancione che virano verso il viola, il riflesso dorato sulla cresta delle onde. Per la maggior parte delle persone, questa richiesta genera una proiezione visiva interna, più o meno nitida. Ma per una fetta della popolazione, circa il 2-4%, non accade assolutamente nulla. Dietro le palpebre chiuse regna un nero assoluto, un vuoto privo di forme. Non si tratta di una mancanza di fantasia o di creatività, ma di una condizione neurologica affascinante quanto sottovalutata: l’Aphantasia.

Fino a pochi anni fa, l’idea che esistessero individui incapaci di “vedere” con la mente era confinata a aneddoti isolati. È stato solo nel 2015 che il professor Adam Zeman, neurologo dell’Università di Exeter, ha coniato il termine e dato inizio a una ricerca sistematica. Da allora, il velo si è sollevato su una realtà cognitiva radicalmente diversa, che mette in discussione ciò che pensavamo di sapere sul funzionamento del cervello umano.
La Meccanica del Vuoto Visivo
L’Aphantasia non è una malattia, né un disturbo dello spettro visivo. Gli afantasiaci hanno una vista perfetta; è il “proiettore” interno a essere scollegato. Se chiedete a una persona con questa condizione di descrivere la propria camera da letto, saprà dirvi esattamente dove si trova il letto, di che colore sono le pareti e dove sono appesi i quadri. Tuttavia, non vede queste informazioni. Accede a un database di fatti, una sorta di conoscenza concettuale che non ha bisogno di rendering grafico per essere consultata.
A livello neurologico, le scansioni fMRI hanno mostrato che quando cerchiamo di visualizzare qualcosa, si attiva una rete complessa che collega la corteccia prefrontale (che dirige il processo) alle aree visive posteriori. Negli individui afantasiaci, questa comunicazione sembra seguire percorsi alternativi. È come se il software del cervello eseguisse correttamente il calcolo, ma il monitor rimanesse spento.
Oltre gli Elefanti Rosa: Casi Reali e Vita Quotidiana
Per anni si è creduto che la visualizzazione fosse essenziale per la creatività. Niente di più errato. Tra le fila di chi convive con l’Aphantasia troviamo artisti, programmatori di fama mondiale e persino animatori della Disney e della Pixar. Ed Catmull, co-fondatore di Pixar e vincitore di premi Oscar, ha dichiarato pubblicamente di non possedere un occhio mentale. La sua capacità di narrare storie e creare mondi visivi non deriva da immagini interne, ma da una profonda comprensione strutturale e concettuale della realtà.
Il modo in cui queste persone sognano è altrettanto variabile. Alcuni riferiscono di fare sogni puramente concettuali o basati su sensazioni, mentre altri, sorprendentemente, visualizzano immagini nitide durante il sonno profondo (le cosiddette allucinazioni ipnagogiche). Questo suggerisce che la capacità di generare immagini esiste nel loro cervello, ma è inaccessibile alla volontà cosciente durante la veglia.
L’Impatto sulle Emozioni e la Memoria
Un aspetto cruciale riguarda l’elaborazione del trauma e del lutto. Molte terapie psicologiche si basano sulla visualizzazione guidata (“immagina il tuo luogo sicuro”) o sulla rivisitazione visiva di eventi passati. Per un afantasiaco, questi approcci risultano inefficaci o stranianti. Allo stesso tempo, alcuni studi suggeriscono che la mancanza di immagini mentali possa fungere da scudo protettivo contro disturbi come il PTSD (Disturbo da Stress Post-Traumatico), poiché il soggetto non subisce flashback visivi intrusivi che riaccendono il trauma con la stessa violenza di chi “vede” l’evento ripetersi davanti ai propri occhi.
Anche la memoria autobiografica, nota come Memoria Episodica Severamente Carente (SDAM), è spesso legata all’Aphantasia. Molti afantasiaci faticano a “rivivere” i momenti del passato, ricordandoli invece come una lista di eventi storici piuttosto che come un film in prima persona.
Scenari Futuri e Nuove Frontiere Cognitve
Siamo solo all’inizio della comprensione della diversità neurologica. L’Aphantasia ci insegna che non esiste un modo unico o “giusto” di pensare. Se da un lato la scienza sta cercando di mappare con precisione le connessioni neurali coinvolte, dall’altro la società sta iniziando a riconoscere il valore di questa neurodivergenza.

In un futuro non lontano, i metodi educativi potrebbero essere adattati per supportare gli studenti che non apprendono tramite la visualizzazione, privilegiando schemi logici, tattili o verbali. La scoperta dell’Aphantasia ha aperto la porta allo studio del suo opposto, l’Iperfantasia, in cui le immagini mentali sono talmente vivide da essere indistinguibili dalla realtà.
Il viaggio verso i confini della mente umana continua a riservare sorprese. Se non riuscite a vedere l’elefante rosa di cui tutti parlano, non siete soli. Siete semplicemente dotati di un sistema operativo differente, capace di navigare il mondo attraverso i concetti invece che attraverso le apparenze.
La domanda che rimane è: quanto del nostro mondo interiore diamo per scontato, convinti che gli altri lo percepiscano esattamente come noi?
Curiosa per natura e appassionata di tutto ciò che è nuovo, Angela Gemito naviga tra le ultime notizie, le tendenze tecnologiche e le curiosità più affascinanti per offrirtele su questo sito. Preparati a scoprire il mondo con occhi nuovi, un articolo alla volta!




