L’idea che un software possa scavare tra i nostri neuroni per estrarre immagini, parole o desideri non appartiene più solo alla letteratura cyberpunk di William Gibson. Oggi, la convergenza tra intelligenza artificiale e neuroscienze ha generato una nuova categoria di strumenti: le interfacce cervello-computer (BCI). Sebbene non esistano ancora app che leggono la mente scaricabili con un clic per spiare i vicini, la tecnologia ha raggiunto traguardi che fino a due anni fa sembravano impossibili.
Siamo entrati in un’epoca in cui i segnali elettrici del cervello possono essere tradotti in linguaggio digitale, permettendo a chi ha perso la parola di comunicare di nuovo o a un gamer di muovere un avatar senza toccare il controller.

Come funzionano le app per la lettura del pensiero
Per capire come un’applicazione possa interpretare un segnale neurale, dobbiamo immaginare il cervello come una stazione radio costante. Ogni pensiero genera un pattern elettrico specifico. Le tecnologie di neuroimaging come l’elettroencefalogramma (EEG) o la risonanza magnetica funzionale (fMRI) catturano queste onde, ma è l’intelligenza artificiale a fare il lavoro sporco: decodificare il rumore di fondo.
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La tecnologia Mind Captioning e l’AI di Meta
Recentemente, la Fondazione Leonardo ha analizzato il sistema denominato Mind Captioning, un metodo che utilizza modelli semantici per trasformare l’attività cerebrale in testo coerente. Non si tratta di “sentire” una voce interiore, ma di associare flussi di dati neurali a concetti linguistici.
Anche Meta (l’azienda di Mark Zuckerberg) sta investendo massicciamente in questo settore. I loro ricercatori hanno dimostrato che è possibile decodificare il pensiero in tempo reale utilizzando la magnetoencefalografia (MEG). In test clinici, il sistema ha identificato con precisione impressionante quali parole un soggetto stesse ascoltando o immaginando, elaborando i segnali attraverso architetture simili ai modelli Transformer usati da ChatGPT.
Casi reali e dispositivi disponibili nel 2025
Non tutto avviene nei laboratori sotterranei. Esistono già dispositivi commerciali e sperimentali che portano queste funzioni nel mondo reale.
- Neuralink e il chip cerebrale: L’azienda di Elon Musk ha già superato la fase dei test sui primati. Nel 2025, i primi pazienti umani con impianti Neuralink sono riusciti a controllare il cursore del mouse e giocare ai videogame col pensiero. L’obiettivo dichiarato è “curare” la cecità e la paralisi, creando un’integrazione totale tra uomo e macchina.
- Neurosity Crown: Questo è un dispositivo indossabile, simile a una fascia, che utilizza sensori EEG per monitorare la concentrazione. Attraverso la sua API, gli sviluppatori hanno creato script in JavaScript capaci di attivare app specifiche semplicemente pensando a un’azione, come visualizzare un limone spremuto per avviare una playlist musicale.
- OpenBCI e Galea: Questa piattaforma integra sensori neurali all’interno di visori per la realtà virtuale. Permette alle aziende di capire non solo cosa guarda un utente, ma come si sente a livello emotivo, monitorando lo stress e il coinvolgimento cognitivo durante l’esperienza digitale.
“Stiamo passando da un’era in cui usiamo strumenti per interagire con il mondo a una in cui il nostro pensiero è lo strumento stesso.” — Elon Musk, durante la presentazione dei progressi Neuralink.

La scienza dietro il miracolo: dati e precisione
I numeri ci dicono che siamo ancora in una fase di transizione. Secondo una ricerca pubblicata su Nature, i sistemi attuali di riconoscimento del pensiero basati su AI raggiungono un’accuratezza che varia dal 40% al 80% a seconda della complessità del compito.
| Tecnologia | Metodo | Applicazione Principale |
| Neuralink | Invasivo (Chip) | Ripristino motorio e comunicazione rapida |
| Meta AI MEG | Non invasivo | Ricerca sulla decodifica del linguaggio |
| Emotiv / Neurosity | Indossabile (EEG) | Produttività e biofeedback |
| BrainGPT | Non invasivo | Traduzione di onde cerebrali in testo |
Il progetto BrainGPT, sviluppato dall’Università di Tecnologia di Sydney, utilizza una cuffia EEG per permettere agli utenti di comporre frasi su uno schermo senza muovere un muscolo. Sebbene la velocità di scrittura sia ancora inferiore a quella manuale, il potenziale per chi soffre di malattie neurodegenerative è rivoluzionario.
Privacy neurale: chi possiede i tuoi pensieri?
L’emergere di software per interpretare i segnali cerebrali solleva interrogativi inquietanti. Se un’app può mappare le tue reazioni emotive a una pubblicità o a un discorso politico, il concetto di privacy svanisce.
Esperti di bioetica e giuristi stanno già discutendo dei neurodiritti. Il rischio è che i dati estratti dal cervello diventino merce di scambio, esattamente come i nostri “like” sui social oggi. Organizzazioni come l’UNESCO hanno iniziato a elaborare linee guida per garantire che l’accesso ai dati neurali resti sotto il controllo esclusivo dell’individuo, evitando forme di “neuro-marketing” aggressivo o sorveglianza cognitiva.
FAQ – Domande Frequenti
Esistono app che leggono la mente per smartphone?
Attualmente non esistono applicazioni che utilizzano solo l’hardware dello smartphone per leggere il pensiero. Per funzionare, queste app richiedono hardware esterno come fasce EEG o sensori neurali indossabili che si collegano al telefono via Bluetooth per trasmettere i dati cerebrali elaborati poi dall’intelligenza artificiale.
La lettura del pensiero tramite AI è sicura?
A livello fisico, i dispositivi non invasivi come le cuffie EEG sono sicuri. Tuttavia, esistono forti preoccupazioni per la sicurezza dei dati neurali. Senza una regolamentazione chiara, le informazioni estratte dal cervello potrebbero essere hackerate o vendute a terzi per profilazione psicologica profonda, violando l’intimità mentale dell’utente.
Quando potremo controllare i computer col pensiero?
In parte è già possibile per compiti semplici come muovere un cursore o cliccare su un’icona grazie a dispositivi come il Neurosity Crown. Per un controllo fluido e complesso, simile a quello che vediamo nei film di fantascienza, si stima che occorreranno ancora dai 5 ai 10 anni di sviluppo.
Quali sono i vantaggi medici delle interfacce neurali?
Il beneficio principale riguarda le persone con gravi disabilità motorie o disturbi della parola come la SLA. Le app per la comunicazione neurale permettono a questi pazienti di interagire con i propri cari e con il mondo, restituendo loro un grado di autonomia che prima era considerato irrecuperabile.
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