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La Scienza Cinese Punta a 120 Anni di Vita Umana

Angela Gemito Nov 11, 2025

Il desiderio di prolungare la giovinezza non è una chimera, ma una spinta incessante che attraversa la storia umana, dalle spedizioni alla ricerca dell’elisir dell’immortalità sotto il primo imperatore Qin fino ai laboratori di biotecnologia odierni. Oggi, l’attenzione si sposta sulla Repubblica Popolare Cinese, dove progetti ambiziosi finanziati dal governo mirano a estendere significativamente l’aspettativa di vita, puntando realisticamente a far raggiungere i 120 anni all’uomo. Questa direzione di ricerca, etichettata come “biologia della longevità”, sta catalizzando investimenti massicci e l’impiego di tecnologie all’avanguardia per affrontare l’invecchiamento non più come un destino ineluttabile, ma come un processo biologico modificabile.

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Nuove Frontiere della Longevità: Dalle Antiche Ricerche alle Molecole Moderne

L’ossessione cinese per l’immortalità ha radici profonde. Si pensi all’Imperatore Shi Huangdi, che duemila anni fa inviò flotte in cerca dell’eterna giovinezza. Ironia della storia, morì precocemente a 49 anni, forse avvelenato proprio dalle sostanze tossiche ingerite nella sua ricerca di prolungamento della vita. Oggi, però, la metodologia è radicalmente cambiata. Non si tratta più di folclore o superstizione, ma di scienza applicata e biotecnologie innovative.

Il cuore di questa nuova ondata di studi risiede nell’idea di rallentare i meccanismi biologici dell’invecchiamento. Aziende di frontiera, come la startup Lonvi Biosciences, sono al centro di questo fervore. Il suo CEO, Liu Qinghua, sostiene che raggiungere i 120 anni sia un obiettivo a portata di mano grazie agli attuali sviluppi scientifici. La loro linea di prodotti si concentra su integratori anti-invecchiamento basati, ad esempio, su estratti di semi d’uva. Sebbene i semi d’uva siano noti da tempo nella medicina tradizionale e come alimento salutare, l’innovazione starebbe nell’isolamento di molecole specifiche, i senolitici, capaci di agire sulle cosiddette “cellule zombie”.

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Le cellule senescenti, o “cellule zombie”, sono cellule invecchiate che smettono di dividersi ma non muoiono, accumulandosi nei tessuti e rilasciando sostanze infiammatorie che danneggiano le cellule sane circostanti e contribuiscono allo sviluppo delle malattie legate all’età. La possibilità di eliminare selettivamente queste cellule senescenti è considerata una delle terapie più promettenti nella biologia della longevità. Questa ricerca non solo mira a prolungare la durata della vita, ma soprattutto a migliorarne la qualità, posticipando l’insorgenza di patologie croniche.

Sviluppi, Ottimismo e la Sfida della Scienza Reale

Il fervore attorno a questa ricerca genera inevitabilmente un mix di grande ottimismo e scetticismo scientifico. Alcuni entusiasti, come il già citato Liu Qinghua, arrivano a sostenere che i progressi in corso offrano persino la speranza di una quasi completa eradicazione del cancro entro i prossimi cinque-dieci anni, una previsione che va ben oltre le attuali proiezioni della maggior parte della comunità oncologica internazionale. È cruciale distinguere tra le giustificazioni scientifiche più solide e le previsioni che potrebbero essere definite eccessivamente ottimistiche, o addirittura hype commerciale.

Tuttavia, il finanziamento governativo e l’impegno istituzionale in Cina indicano una seria intenzione strategica di investire nella biotecnologia anti-invecchiamento. L’obiettivo primario dei laboratori non è l’immortalità, considerata ancora un’utopia, ma lo sviluppo di formule e terapie uniche capaci di contrastare la fragilità senile e prevenire efficacemente le malattie neurodegenerative e cardiovascolari che accorciano e peggiorano gli ultimi decenni di vita.

Per esempio, gli studi sui telomeri (le estremità protettive dei cromosomi che si accorciano ad ogni divisione cellulare) e sulla riprogrammazione cellulare rappresentano altrettante strade battute per modificare l’orologio biologico in modo controllato. Sebbene la sconfitta totale dell’invecchiamento resti un miraggio, i progressi nella comprensione dei suoi meccanismi epigenetici e molecolari promettono di trasformare gli ultimi decenni di vita di milioni di persone, migliorando la salute e ritardando la comparsa di malattie degenerative.

In sintesi, la spinta della Cina nella biologia della longevità è un fenomeno di portata globale. Rappresenta un impegno finanziario e intellettuale massiccio per sbloccare i segreti dell’invecchiamento. La scienza sta lavorando per rendere i 120 anni non più un traguardo irraggiungibile, ma una possibilità per un numero crescente di individui, a patto di mantenere un approccio rigoroso e basato su prove cliniche solide.


Conclusione e Approfondimenti

La visione cinese di estendere la vita a 120 anni è un potente indicatore della direzione che sta prendendo la ricerca biotecnologica mondiale. La vera rivoluzione non sarà nella sconfitta della morte, ma nel garantire che l’età avanzata sia sinonimo di salute e non di malattia.

Per approfondire la biologia della longevità e le nuove terapie senolitiche, si consiglia la lettura di riviste scientifiche autorevoli come Nature Aging o The Lancet Healthy Longevity.

FAQ (Domande Frequenti)

D: Cosa sono esattamente le “cellule zombie” e perché sono cruciali nella longevità? R: Le “cellule zombie” sono cellule senescenti che, pur non moltiplicandosi più, non muoiono e si accumulano nei tessuti. Rilasciano molecole infiammatorie che danneggiano le cellule vicine sane. L’obiettivo della ricerca in longevità è eliminare selettivamente queste cellule senescenti attraverso farmaci chiamati senolitici, rallentando così i processi di invecchiamento e le patologie correlate.

D: La ricerca cinese sulla longevità si concentra solo su integratori come l’estratto di semi d’uva? R: Assolutamente no. La ricerca cinese è multidisciplinare e spazia ben oltre gli integratori. Comprende studi avanzati su meccanismi cellulari, come la riparazione del DNA, l’epigenetica, la riprogrammazione cellulare e lo sviluppo di terapie geniche. Gli integratori sono solo una parte commerciale, ma i laboratori lavorano su approcci biotecnologici molto più complessi e innovativi.

D: È realistico pensare che l’umanità possa sconfiggere completamente la morte? R: La maggior parte della comunità scientifica concorda sul fatto che l’immortalità biologica, ovvero la completa assenza di invecchiamento e morte, rimanga un’utopia. L’obiettivo attuale della biologia della longevità è l’estensione della salute (healthspan), ovvero prolungare il periodo di vita vissuto in piena salute, ritardando l’insorgenza delle malattie croniche tipiche della vecchiaia, come le neurodegenerazioni.

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Angela Gemito

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Tags: 120 anni cina longevità

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