Charlie Gard se n’è andato, ha finito di vivere la sua “non vita”

Eleonora Gitto

Charlie Gard se n’è andato, ha finito di vivere la sua “non vita”.

E’ andata come doveva andare, ora il piccolo ha lasciato definitivamente questa terra, anche se, forse, non era più fra noi già da qualche tempo. E con tutta probabilità non c’era modo di farlo tornare indietro da quella condizione.

Così come, con tutta probabilità, non è vero che non soffriva. Staccare la spina, come dicono, in questi casi è un atto di pietà cristiana, se vogliamo chiamare in causa il Cristianesimo.

Non staccarla avrebbe comportato inutili sofferenze in più per il piccolo. Ora i genitori soffriranno di più ma Charlie non soffrirà più, e qualunque genitore, qualunque persona, dovrebbe ammettere che questa è la soluzione migliore, probabilmente l’unica.

Amare una persona, un bambino, vuol dire in questo caso essere consapevoli che bisogna anteporre all’amore verso se stessi, l’amore verso il piccolo.

E amare il piccolo significa non vederlo più soffrire, non lasciar prolungare un’agonia dalla quale non poteva tornare indietro.

I genitori avrebbero voluto che Charlie fosse portato a casa e che lì potesse trascorrere le sue ultime ore, ma non era tecnicamente possibile; non c’erano le condizioni.

I medici che l’hanno curato non erano mostri di insensibilità e di incoscienza: erano e sono medici, fanno il loro mestiere.

Il giudice che ha deciso, non è un mostro di insensibilità: è un giudice, e tutti insieme hanno deciso qual era il percorso migliore.

Non c’è errore più grave che pensare, anche per un solo istante, che tutte queste persone fossero contro i genitori del piccolo. Vuol dire non aver capito niente di questa tristissima storia.

Charlie è stato trasferito in un hospice, e lì poco dopo è stato fatto quello che doveva essere fatto.

Quello che diceva la scienza, ma che dicevano anche la pietà e l’umanità. Nessuno ha vinto nessuna battaglia: hanno perso tutti, perché il piccolo se n’è andato definitivamente.

Tutti si sono mobilitati, dal Vaticano a Donald trump ma contro l’ineluttabilità di una condizione ormai estrema non c’era nulla da fare.

Non siamo convinti che la gente che sostava davanti all’ospedale e specialmente tutti coloro che hanno insultato e minacciato i medici e il personale sanitario dell’ospedale, abbiano capito molto.

E nemmeno siamo convinti che abbiano capito una cosa: molto più spesso di quanto si pensi, la ragione e l’amore non sono due cose distinte. A volte coincidono perfettamente.

Qui non ha vinto nessuno, hanno perso tutti. Ma si è applicato un criterio di ragione e di amore.

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