Denis Villeneuve è pronto a portare al cinema Blade Runner 2049

L’attesa è quasi finita: trent’anni dopo il capolavoro di Ridley Scott arriva nelle sale (dal 5 ottobre) il nuovo Blade Runner 2049, targato Denis Villeneuve.

In trasferta romana con l’attrice Sylvia Hoeks, per presentare il film alla stampa, il talentuoso cineasta ha rivelato l’importanza del primo Blade Runner nella sua vita: “Ho visto Blade Runner proprio nel periodo in cui cominciavo a pensare di diventare un regista. Ero un geek della fantascienza, e cercavo una visione matura del futuro, ma all’epoca non ce n’erano molte [al cinema]. È un film che ha avuto un forte impatto su di me”.

Alla soglia dei suoi cinquant’anni, nominato all’Oscar nel 2011 per “La donna che canta” che l’ha lanciato in una carriera hollywoodiana in vertiginosa ascesa, il regista canadese è ben conscio della responsabilità che si è assunto: «So bene che dirigere il sequel di un capolavoro garantisce poche possibilità di successo, ma ho accettato per amore del cinema, consapevole del fatto che è impossibile stabilire in anticipo come verrà accolto Blade Runner 2049».

Per quanto riguarda la storia narrata, il regista ha in primis chiarito la sua idea di replicanti: «Sono esseri sintetici, sviluppati dalla bio-ingegneria per essere schiavi, pensati per sfruttare le risorse di altri pianeti, al di fuori del sistema solare, e renderli abitabili per gli esseri umani», ha detto il regista, «Inizialmente erano vietati per legge e soprattutto era vietato che si aggirassero non registrati sulla Terra, per questo ci sono poliziotti speciali, chiamati Blade Runner, il cui compito è scovarli e “ritirarli”».

“Volendo restare fedeli allo spirito noir della pellicola originale abbiamo dovuto affrontare il problema di Internet. Perché non c’è niente di più noioso di un detective che sta a digitare guardando uno schermo, così i nostri sceneggiatori hanno avuto l’idea di un grande blackout, un enorme disturbo elettromagnetico che ha distrutto tutti i dati digitali, facendo sopravvivere quasi solo quelli analogici. È anche una riflessione sulla fragilità del nostro mondo informatico, ma soprattutto mi piace che nel nostro film l’eroe debba incontrare le persone, camminare anche nel fango e via dicendo», ha aggiunto.

Ryan Gosling, nei panni dell’Agente K, accompagnerà lo spettatore verso il futuro, «un personaggio che incarna la solitudine in un thriller esistenziale», ha specificato il regista. Che ha guardato al passato per creare il suo mondo fantascientifico: «Ho costruito tutti i set e fatto un uso limitatissimo della CGI. Sono tornato alle origini del cinema».

A Roma si sono visti 15 minuti del film: non ci si può azzardare a scrivere qualcosa, dato che gli spoiler sono diventati l’incubo dei distributori cinematografici, ma dalle prime parole del regista siamo certi che ci troveremo dinanzi a un gran bel film.

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