Diabete tipo 2 ci viene in aiuto il caffè
Caffe fa bene anche se assunto in grande quantita

Il diabete di tipo 2 rappresenta la stragrande maggioranza dei casi di diabete, si sviluppa quando il corpo non risponde correttamente all’insulina, che è un ormone prodotto nel pancrease aiuta le cellule ad assorbire e usa gli zuccheri nel sangue per produrre energia. Il pancreas cerca di compensare producendo più insulina, ma alla fine, non può tenere il passo. Ciò può causare una condizione chiamata iperglicemia o glicemia alta, che può portare a gravi problemi di salute.

Come abbiamo più volte avuto modo di vedere, il diabete è una malattia che si caratterizza per la presenza di quantità eccessive di glucosio nel sangue. L’eccesso di glucosio, noto con il termine di iperglicemia, può essere causato da un’insufficiente produzione di insulina o da una sua inadeguata azione; l’insulina è l’ormone che regola il livello di glucosio nel sangue.

Le forme più note di diabete sono due: il diabete di tipo 1 (con assenza di secrezione insulinica) e il diabete di tipo 2, conseguente a ridotta sensibilità all’insulina da parte di fegato, muscolo e tessuto adiposo e/o a una ridotta secrezione di insulina da parte del pancreas.

Il diabete di tipo 2 è la forma di diabete mellito più comune; secondo le stime più attendibili, infatti, circa il 90% dei diabetici presenti in tutto il mondo ne sarebbe portatrice.

Il diabete di tipo 2 colpisce più frequentemente i soggetti adulti; in particolare, la tendenza di quest’ultimi a sviluppare la malattia metabolica in questione diviene progressivamente più consistente a partire dai 35-40 anni. Il tasso d’insorgenza del diabete di tipo 2 nei soggetti giovani è alquanto modesto, anche se, negli ultimi anni, ha registrato un aumento non trascurabile rispetto a diversi decenni fa.

Negli ultimi 30 anni, la diffusione mondiale del diabete di tipo 2 è aumentata in modo quasi esponenziale: se nel 1985 le diagnosi di diabete di tipo 2 erano circa 30 milioni, nel 2015 hanno raggiunto quota 392 milioni.

Diabete caffè contribuisce a prevenire quello di tipo 2

Diabete caffè contribuisce a prevenire quello di tipo 2

La causa all’origine del diabete 2 è ancora sconosciuta, ma riconosce origine poligenica e multifattoriale, tanto da non essere considerata una unica malattia ma un insieme di differenti sindromi.

La familiarità per la patologia sembra giocare un ruolo importante: circa il 40% dei diabetici di tipo 2 ha infatti parenti di primo grado (genitori o fratelli) affetti dalla stessa malattia. In generale, il rischio di sviluppare la patologia aumenta con l’età, con la presenza di obesità e con la mancanza di attività fisica.

La vita sedentaria, lo stress e alcune malattie ricadono nell’elenco dei fattori ambientali scatenanti. Esse impongono al pancreas un lavoro aggiuntivo poiché aumentano il fabbisogno di glucosio e quindi di insulina. Qualora il pancreas fosse indebolito da una predisposizione ereditaria al diabete, queste cause accelerano l’insorgenza del disturbo.

Per prevenire l’insorgenza del diabete di tipo 2 è consigliabile adottare un sano stile di vita: è stato infatti dimostrato che lo svolgimento di attività fisica aerobica di moderata intensità della durata di 20-30 minuti al giorno o 150 minuti alla settimana, associato alla perdita del 10% del peso corporeo, riduce l’incidenza del diabete di tipo 2 del 60%.

Fondamentale la dieta: un’alimentazione ricca di grassi saturi aumenta il rischio di sviluppare il diabete, mentre la parziale sostituzione di questi ultimi con acidi grassi insaturi lo riduce.

Ma anche un altro alimento insospettabile aiuterebbe a prevenirlo: parliamo nientemeno che del caffè.

Nello specifico il caffè riduce il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 di circa il 30%: lo afferma un nuovo documento di revisione in cui sono stati esaminati 30 studi scientifici su una popolazione di 1,2 milioni di persone. Il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 diminuirebbe rispettivamente del 7% in caso di caffè con caffeina e del 6% in caso di caffè decaffeinato per tazza al giorno.

Parametrando questi dati su un consumo moderato della bevanda (stimato dagli esperti tra le 3 e le 5 bevande al giorno) la riduzione del rischio di incorrere nella patologia si attesterebbe intorno al 30-35%.

Per arrivare a questo risultato, gli autori dello studio hanno esaminato i meccanismi biochimici del caffé: in particolare, grazie alle sue proprietà antiossidanti, l’assunzione a lungo termine della bevanda nera può ridurre lo stress ossidativo, associato sia a numerosi effetti avversi sulle funzioni cardiovascolari, metaboliche e renali, che all’insorgenza di diabete di tipo 2.

Ricordiamo che già nel 2016 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso il caffè dalla lista dei possibili cancerogeni per gli esseri umani. Al parere della massima istituzione sanitaria mondiale si associano numerose ricerche scientifiche che hanno dimostrato come il consumo moderato di caffè, 3-5 tazzine al giorno, possa inibire l’insorgere di una serie di patologie come il tumore al fegato e all’endometrio e riduce fino al 27% il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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