Dopo la morte il cervello continua a funzionare, la rivelazione

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Studi canadesi hanno rivelato che il cervello può rimanere attivo anche dopo che una persona è stata dichiarata clinicamente morta. Questa scoperta ci porta ad interrogarci sul significato e sulla natura della morte e su ciò che realmente avviene quando il nostro corpo cessa di vivere.

Dopo la morte il cervello continua a funzionare la rivelazione
Foto@Pixabay

Sorprendentemente, nel reparto di terapia intensiva dove è stato condotto lo studio, è stato osservato che l’attività cerebrale persisteva per circa sette minuti dopo la disattivazione delle apparecchiature di supporto vitale. Questo suggerisce che, anche se il cuore non batte più e il corpo non dà segni di vita, il cervello può ancora elaborare informazioni.

Il Dr. Sam Parnia, esperto in materia, ha sottolineato l’importanza di questi risultati. Crede che il futuro della ricerca si concentrerà su come monitorare meglio il cervello in questi momenti cruciali. Questo potrebbe portare a miglioramenti nel campo della rianimazione e a prevenire danni cerebrali durante le procedure di rianimazione cardiaca.

La ricerca suggerisce anche che ogni individuo potrebbe vivere la morte in modo diverso. Alcuni raccontano di percezioni alterate e nuove capacità mentali dopo un arresto cardiaco, offrendo una visione rivoluzionaria su come percepiamo la vita e la morte.

Inoltre, è stato osservato che la consapevolezza di una persona può continuare a esistere anche quando il cervello è quasi completamente spento. Questo potrebbe implicare che alcuni pazienti sono consapevoli dei commenti del team medico nel momento in cui vengono dichiarati deceduti.

Una delle rivelazioni più intriganti dello studio riguarda la possibilità che una persona possa attraversare cicli di morte e rinascita. Questa idea sfida la nostra comprensione tradizionale del momento esatto in cui si verifica la morte.

La ricerca si è anche addentrata in quello che potrebbe accadere nella mente durante i sette minuti dopo la morte. Si pensa che le persone possano rivivere momenti significativi della loro vita, dalle memorie d’infanzia alle riflessioni profonde sui rapporti e sul proprio io.

Rajalakshmi Thevar, uno degli scienziati coinvolti, crede che i primi momenti dopo la morte possano essere inondati da ricordi affettuosi. Man mano che i minuti passano, emergono altri ricordi come quelli legati all’infanzia, all’amore, alla solitudine, e alla propria autopercezione.

Queste rivelazioni rappresentano una svolta nella nostra comprensione della morte e della coscienza, sottolineando la necessità di ulteriori studi e metodi innovativi per affrontare situazioni di arresto cardiaco.

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