Ftalati, numero considerevole per chi cena fuori casa
Alimentazione gli italiani mangiano male e conoscono poco il cibo

Si tratta, in genere, di sostanze poco solubili in acqua, poco volatili ma molto solubili negli oli, chimicamente sono definiti come esteri dell’acido ftalico si tratta appunto degli ftalati che normalmente si presentano come liquidi incolori e derivano praticamente dal petrolio ed impiegati nelle sostante plastiche, secondo uno studio il pericolo degli ftalati sono seriamente attribuiti a chi è solito pranzare o cenare molto spesso fuori casa.

Sono sostanze in genere poco solubili in acqua, molto solubili negli oli e poco volatili. In genere si presentano come liquidi incolori.

In buona sostanza, sono una famiglia di sostanze chimiche organiche che derivano dal petrolio e impiegate come agenti plastificanti ma anche come solventi e ottimizzatori della consistenza e resa di diversi prodotti. Si tratta dei plastificanti più diffusi al mondo e utilizzati già da decenni nella lavorazione del cloruro di polivinile (PVC) che contribuiscono a rendere più flessibile e morbido.

Gli ftalati sono purtroppo tutt’oggi molto utilizzati nella gran parte dei prodotti che utilizziamo ogni giorno. Si trovano ad esempio nello smalto per unghie con la funzione di impedire che si disgregarsi, nel profumo per farlo durare di più e nelle impugnature per gli attrezzi per renderle maggiormente solide.

Già nel 2003 erano stati condotti degli studi con il sospetto che gli ftalati producessero pessimi effetti sulla salute delle persone, similmente a quelli degli ormoni estrogeni quindi la femminilizzazione dei neonati maschi e disturbi nello sviluppo dei genitali e nella maturazione dei testicoli.

Al contempo è stato provato che creano danni al fegato, ai reni, ai polmoni ed allo sviluppo dei testicoli sui roditori che restano esposti a queste sostanze per un tempo elevato.

Ftalati dosi massicce in chi pranza o cena spesso fuori casa

Oggi l’impegno è quello di far diminuire il loro impiego, anche perché sono a diretto contatto col cibo e rischiano di farci ammalare seriamente.

Addirittura sembra che mangiare fuori aumenta il rischio di contrarre il cancro o di sviluppare asma, diabete e problemi di fertilità., perché chi consuma spesso i suoi pasti al ristorante, o peggio ancora, al fast food, è più esposto appunto allo ftalato.

A dirlo un recente studio condotto dalla George Washington University e pubblicato sulla rivista Environment International, secondo cui tra le persone che hanno preso parte alla ricerca, coloro che avevano mangiato fuori il giorno precedente presentavano una concentrazione di ftalati nel corpo del 35% più alta rispetto a chi aveva preferito la cena in casa.

Per arrivare a tali conclusioni, i ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 10.253 persone – in 6 anni – che facevano parte del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES). I numeri ottenuti includevano concentrazioni di ftalati nelle urine in relazione alla frequenza con cui i partecipanti mangiavano fuori casa.

Gli scienziati sono riusciti a stabilire che la colpa non era del tipo di cibo consumato, bensì nella loro preparazione. Per esempio, i ricercatori hanno dimostrato che mangiare panini fuori casa era associato a un alto livello di ftalati nelle urine, ma ciò non accadeva se il panino veniva preparato a casa propria. Il motivo sarebbe riconducibile al fatto che molti stabilimenti alimentari utilizzano contenitori in plastica, imballaggi per il cibo e macchinari che contaminerebbero l’alimento. Tali sostanze sono state rilevate anche in cibi insospettabili come pastasciutta, carne e formaggi

Questo studio, intitolato “Dietary sources of cumulative phthalates exposure among the U.S. general population in NHANES 2005-2014” e pubblicato su Environment International, non dimostra però esattamente quali siano le conseguenze dei livelli riscontrati, né se siano effettivamente pericolosi: per capirlo saranno necessari ulteriori indagini.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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