Cancro, dovrebbe partire la sperimentazione su uomo di un vaccino
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Negli ultimi dieci anni, con l’aumento e l’invecchiamento della popolazione mondiale, i casi di tumore nel mondo sono aumentati del 33% e cresceranno ancora. Il cancro è la seconda causa di morte nel mondo dopo le malattie cardiovascolari: una donna su 4 e un uomo su 3 sviluppano questa malattia nel corso della vita.

Stando ai dati più recenti, ogni giorno in Italia si scoprono circa 1.000 nuovi casi di cancro. Si stima che nel nostro Paese vi siano nel corso dell’anno più di 365.000 nuove diagnosi di tumore (esclusi i tumori della pelle, per i quali è prevista una classificazione a parte a causa della difficoltà di distinguere appieno le forme più o meno aggressive), circa 189.600 (52%) fra gli uomini e circa 176.200 (48%) fra le donne.

Per fortuna negli ultimi anni sono complessivamente migliorate le percentuali di guarigione: il 63% delle donne e il 57% degli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi.

Merito soprattutto della maggiore adesione alle campagne di screening, che consentono di individuare la malattia in uno stadio iniziale, e della maggiore efficacia delle terapie.

Proprio per quanto riguarda le terapia, una speranza che si coltiva da decenni potrebbe presto diventare realtà: a breve infatti dovrebbe iniziare sull’uomo la sperimentazione di un nuovo vaccino capace di prevenire nientemeno che il cancro.

Cancro dovrebbe partire la sperimentazione su uomo di un vaccino

Lo studio sul vaccino anti cancro è di Ronald Levy della Stanford University e del suo gruppo di ricerca, che da tempo lo sperimentano sui topi ottenendo ottimi risultati. Nel 97% dei casi, infatti, i tumori del sangue degli animali sono regrediti grazie a un mix di farmaci, più precisamente due agenti immunostimolanti iniettati direttamente nelle masse solide.

A differenza di un ‘classico’ vaccino, che agisce per creare un’immunità permanente alle malattie, questo nuovo trattamento agisce attivando il sistema immunitario per attaccare i tumori.

L’idea, per quanto possa sembrare paradossale, è almeno apparentemente semplice: sfruttare il nostro sistema immunitario per attaccare il tumore. Normalmente le difese del nostro organismo non sono in grado di riconoscere le cellule maligne di questa patologia, ma i ricercatori hanno scoperto che iniettando direttamente nella massa cancerosa un immunostimolante si può «coordinare» un attacco localizzato da parte del nostro sistema immunitario.

Per essere precisi gli immunostimolanti sono due, iniettati in quantità minuscole, e in grado non solo di combattere il cancro ma anche le sue eventuali metastasi. Senza nemmeno la necessità di identificare precisamente il tipo di tumore obiettivo della cura.

E l’autore della ricerca del resto è già un pioniere nel campo dell’immunoterapia del cancro. La ricerca nel suo laboratorio ha portato allo sviluppo di uno dei primi anticorpi monoclonali approvati per l’uso come trattamento anti-cancro nell’uomo.

Se dovesse passare le fasi di sperimentazione permetterà di evitare la chemioterapia. Gli unici effetti collaterali sarebbe febbre e dolore locale nel punto della puntura.

A essere indirizzari dei primi test del vaccino contro il cancro saranno i pazienti con linfoma di basso grado, che saranno coinvolti nello studio entro la fine dell’anno.  Quando i test clinici saranno terminati, e si avrà conferma (come ci si aspetta) dell’efficacia, i ricercatori ritengono che l’approvazione sia da attendersi entro un anno o due.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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