Genova, il delitto della moglie è meno grave se lei ha “illuso”
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I numeri dei femminicidi continuano a crescere: decine di donne, ogni anno, vengono uccise dai propri mariti, compagni, familiari, perché “osano” ribellarsi al loro volere, che sia quello di restare assieme o solo di rivendicare i propri diritti o libertà.

Negli ultimi mesi si sprecano le campagne di sensibilizzazione, che dovrebbero mirare a spingere le donne a denunciare prima che sia tardi, ma anche ad insegnare che le proprie mogli, compagne, figlie non sono una propria “proprietà” di cui disporre a proprio piacimento.

Ma poi arrivano sentenze come quella che in queste ore sta rimbalzando su tutti i social, e tutto sembra perduto: riusciremo finalmente a debellare questa piaga o torneremo addirittura indietro, fino a legittimare nuovamente il delitto d’onore?

La storia viene da Genova, dove lo scorso aprile il 52enne operaio ecuadoriano Javier Napoleon Pareja Gamboa accoltellò la moglie Jenny Angela Coello Rayes, 46 anni, nel loro appartamento dopo aver scoperto che la donna non aveva lasciato l’amante.

L’uomo l’aveva dapprima lasciata ed era tornato nel proprio paese d’origine, poi lei gli aveva promesso di tornare con lui e quindi era tornato a Genova, ma la moglie non aveva mantenuto la promessa e continuava la sua relazione.

Tanto era bastato per spingere l’uomo al terribile omicidio, che per il giudice, oggi, però trova “giustificazione” proprio nel comportamento della donna.

Nello specifico, mentre l’accusa aveva chiesto 30 anni di reclusione, a sentenza ne ha comminati solo 16.

“L’uomo non ha agito sotto la spinta della gelosia, ma come reazione al comportamento della donna, del tutto incoerente e contraddittorio, che l’ha illuso e disilluso allo stesso tempo”, sottolinea la sentenza, “È stato mosso da un misto di rabbia e disperazione, profonda delusione e risentimento, ha agito sotto la spinta di uno stato d’animo molto intenso, non pretestuoso, né umanamente del tutto incomprensibile”.

La decisione dei giudici ha naturalmente suscitato forte indignazione nella famiglia della vittima e di suo figlio di 21 anni, che fu il primo a trovare il corpo senza vita della propria madre.

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