Gianluca Vacchi, col pignoramento guadagna solo altra popolarità

Nelle scorse ore la notizia ha fatto il giro di tutti i siti e giornali di gossip, e non solo: sono finite in mano al Banco Bpm – nato a gennaio dalla fusione tra il veronese Banco Popolare e la Banca Popolare di Milano – beni per 10 milioni di euro, tra yacht, ville, azioni e quote di un golf club, appartenenti a Gianluca Vacchi, ‘star dei social network’ con 12 milioni di followers e la cui famiglia detiene una importante partecipazione in Ima, colosso del packaging guidato dal cugino, Alberto Vacchi.

Nello specifico, sono diventati esecutivi i pignoramenti compiuti tempo fa da Verona per il mancato rimborso di un finanziamento, per una decina di milioni, alla holding First Investments, di cui lo stesso Vacchi è amministratore, finito in portafoglio alla banca dopo il matrimonio tra Milano e Verona.

Chi pensa però che Vacchi si ritroverà sul lastrico non potrebbe essere più lontano dalla realtà: il suo nome figura in almeno dieci imprese importanti e gli sarebbe bastato vendere qualche migliaio di azioni per ripianare i debiti e fermare il pignoramento.

Ma Vacchi è convinto di stare nel giusto. In un’intervista a QN, Mister Enojoy spiega com’è nato il contenzioso tanto chiacchierato con la banca: “Ho ricevuto migliaia di commenti sui social network, con offese di ogni tipo, come se fossi in un crac finanziario. Invece è qualcosa che accade a migliaia di risparmiatori oggi. […] Se i tuoi consulenti ti dicono che ci sono state delle irregolarità nel conteggio degli interessi, mi sembra normale voler far chiarezza. E si è arrivati al contenzioso”.

Poi parla, nel dettaglio, della situazione con la banca: “L’istituto ha messo in campo i suoi strumenti, io pagherò se e nella misura in cui il tribunale riterrà. Su questo non si discute. [Ma in passato] ho avuto rapporti per centinaia e centinaia di milioni di euro con istituti bancari che ho sempre onorato”.

Infine parla della sua scelta di lasciare l’azienda: “Ho lasciato il lavoro subito, a 29 anni. Non so stare a una scrivania. Dall’Ima sto lontano per mia volontà. Non sono il migliore gestore dell’azienda e lo so. Se più persone la pensassero come me, non fallirebbe l’85% delle aziende familiari alla terza generazione”.

Questo creerà cattiva pubblicità all’istrionico imprenditore?

Roberto D’Agostino, fondatore del sito Dagospia ,che è stato il primo, in Italia, a capire e sdoganare Mr. Enjoy, non la pensa affatto così: “Sarà solo altra popolarità garantita. Se, come diceva George Bernard Shaw, lo scopo della vita non è cercare se stessi, ma creare se stessi, Vacchi ha già vinto. Anzi ha stravinto”.

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