Un recente studio ha analizzato il crescente fenomeno dell’autodiagnosi tra gli adolescenti, in particolare attraverso l’uso dei contenuti su TikTok. La ricerca, pubblicata su Educational Psychology in Practice, esplora i fattori psicologici e sociali che spingono i giovani a identificarsi con condizioni di salute mentale o disturbi neurologici, spesso senza una diagnosi professionale. Questo trend, alimentato dai social media, solleva importanti domande su accesso alle cure, appartenenza sociale e identità durante l’adolescenza.

Il Ruolo di TikTok nell’Autodiagnosi
Dal 2021, TikTok, con i suoi 1,7 miliardi di utenti, è diventato un mezzo popolare attraverso il quale molti adolescenti cercano di comprendere la propria salute mentale. I video brevi e personalizzati, alimentati dagli algoritmi della piattaforma, possono creare una sorta di camera dell’eco, rafforzando le convinzioni preesistenti degli utenti. Questo è particolarmente vero per condizioni come il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) e l’autismo, con alcuni contenuti che, sebbene accurati, possono anche veicolare disinformazione.
Le difficoltà di accesso a un’assistenza sanitaria adeguata sono uno dei motivi principali per cui gli adolescenti ricorrono all’autodiagnosi. In molti Paesi, come il Regno Unito, l’Italia ed altri, i tempi di attesa per una diagnosi formale di disturbi come l’ADHD o l’autismo possono variare da 40 settimane a due anni. Questo spinge molti giovani a cercare risposte altrove, spesso tramite piattaforme social come TikTok.
Negli Stati Uniti, ci sono anche differenze significative nelle diagnosi in base al background etnico. I bambini neri, ad esempio, sono spesso diagnosticati erroneamente con disturbi della condotta invece di ADHD, mentre le ragazze ricevono diagnosi più tardive rispetto ai ragazzi.
L’Importanza dell’Identità e dell’Appartenenza
Gli adolescenti sono in una fase cruciale della loro vita in cui l’esplorazione dell’identità è fondamentale. I social media offrono uno spazio in cui i giovani possono esplorare vari aspetti della loro personalità e ricevere feedback immediato attraverso “mi piace” e commenti. Questi meccanismi di ricompensa sociale incentivano l’esplorazione e l’identificazione con condizioni di salute mentale, che a loro volta offrono un senso di appartenenza a gruppi di supporto e comunità online.
La teoria dell’identità suggerisce che identificarsi con una condizione neurodivergente può fornire un equilibrio tra il desiderio di essere unici e quello di appartenere a un gruppo. Tuttavia, una volta stabilito questo ruolo, può essere difficile per gli adolescenti distaccarsene, poiché i social media rendono l’autorivelazione più permanente.
La Necessità di un Maggior Supporto Professionale
Data la crescente diffusione di informazioni errate sui social media, è cruciale che esperti qualificati siano più presenti su queste piattaforme per contrastare la disinformazione. L’autodiagnosi può essere un segnale di un sistema sanitario che non riesce a rispondere adeguatamente ai bisogni dei giovani, ma può anche fornire un supporto temporaneo. Per questo, ulteriori ricerche sono necessarie, coinvolgendo non solo i giovani, ma anche genitori e personale educativo, per comprendere meglio questo fenomeno e come rispondere.
Conclusioni
L’autodiagnosi tra gli adolescenti, facilitata da piattaforme come TikTok, è un fenomeno complesso che riflette le sfide sistemiche nell’accesso alle cure e la ricerca di identità e appartenenza durante l’adolescenza. La disinformazione sui social media rappresenta un rischio, ma con un maggiore coinvolgimento di professionisti qualificati, questa tendenza potrebbe essere gestita in modo più sicuro ed efficace.
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