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Gli scienziati hanno scoperto un nuovo colore che non conoscevamo

VEB Apr 22, 2025

Emerge una scoperta senza precedenti: un team dell’Università della California ha identificato una nuova sfumatura, battezzata “olo”, fino ad oggi invisibile all’occhio umano. Grazie a impulsi laser mirati sulla retina, i ricercatori hanno rivelato una tonalità blu-verde che sfida la nostra tradizionale percezione cromatica.

Gli scienziati hanno scoperto un nuovo colore che non conoscevamo

Come è nato il “olo”

  • Tecnologia all’avanguardia: il dispositivo Oz, sviluppato in collaborazione tra Berkeley e l’Università di Washington, sfrutta specchi e laser per ispezionare i coni retinici.
  • Intervento selettivo: il fascio laser ha stimolato esclusivamente i coni sensibili al verde, generando un segnale di colore sconosciuto in condizioni naturali.
  • Partecipanti coinvolti: cinque volontari con visione cromatica normale, inclusa una donna, di cui tre co-autori dello studio, hanno confermato la percezione della nuova tonalità.

Implicazioni per la scienza del colore e il daltonismo

La scoperta dell’olo apre scenari inediti nella comprensione dei disturbi della visione cromatica. Il professor Ren Ng, che ha guidato l’esperimento, sottolinea come questo traguardo potrebbe fornire nuovi strumenti diagnostici e terapeutici per il daltonismo. Ulteriori test sono già in programma per valutare l’effetto della stimolazione laser su soggetti con difficoltà nella distinzione dei colori.

Il dibattito tra gli esperti

Non tutti gli studiosi sono concordi: il professor John Barbour di St George’s University osserva che, pur riconoscendo il pregio tecnologico dell’esperimento, la classificazione dell’olo resta controversa. Secondo alcuni, ciò che cambia non è tanto la tonalità, quanto la modalità di interpretazione percettiva.

“Se fossero stati stimolati i coni L (sensibili al rosso) – spiega Barbour – avremmo descritto un rosso intenso anziché un nuovo colore.”

Prossimi passi nella ricerca

Il team californiano intende ampliare lo studio coinvolgendo soggetti daltonici e variando i parametri di stimolazione. L’obiettivo è comprendere se l’olo possa diventare uno strumento concreto per migliorare test visivi e terapie riabilitative.

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