Inter-Napoli, non si arrestano le polemiche

Sono passati diversi giorni dalla partita Inter Napoli, già destinata ad entrare nella storia del calcio e non certo per la bravura dei giocatori in campo o per un gol particolarmente sensazionale.

La partita è stata gestita male fin dall’inizio, fin dal primo minuto dalla curva dell’Inter sono arrivati cori e slogan razzista contro Kalidou Koulibaly, è rimasto persino ucciso un tifoso, investito da un Suv di cui si cerca ancora il guidatore.
La domanda che riecheggia è una sola: la partita doveva immediatamente essere sospesa?

L’allenatore del Napoli, Carlo Ancelotti, ha al termine della partita dichiarato: “Abbiamo chiesto alla procura federale la sospensione [della partita] per tre volte, tre volte hanno fatto gli annunci, e dopo è chiaro che il giocatore non era lucidissimo”.

Ricordiamo infatti che Koulibaly è stato persino espulso, reo di aver applaudito, non si sa bene se verso l’arbitro o verso la curva che lo insultava.

Nel regolamento si legge che “le Società hanno l’obbligo di adottare tutti i provvedimenti idonei ad impedire che […] durante la gara si verifichino cori, grida ed ogni altra manifestazione espressiva di discriminazione per motivi di razza, di colore, di religione, di lingua, di sesso, di nazionalità, di origine territoriale o etnica”.

“Tutto il possibile” è stato fatto?

Il giudice sportivo Gerardo Mastrandrea della serie A ha firmato la sanzione per l’Inter a posteriori: obbligo di disputare due gare prive di spettatori e ulteriore gara con il settore secondo anello verde privo di spettatori.

Intanto, con un bel gesto, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, si è scusato con Koulibaly a nome dei milanesi: «Quei ‘buu’ a Koulibaly sono stati una vergogna.

Un atto vergognoso nei confronti di un atleta serio come lui, che porta con fierezza il colore della sua pelle. Chiedo scusa a Kalidou Koulibaly, a nome mio e della Milano sana che vuol testimoniare che si può sentirsi fratelli nonostante i tempi difficili in cui viviamo».

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