Investire, questione di sicurezza e trasparenza
Investire questione di sicurezza e trasparenza

Quale situazione fronteggia quotidianamente un italiano che ha intenzione di investire i propri risparmi per generare un profitto? La risposta a questa domanda è complessa e ricca di insidie, ma basterà analizzare la situazione per comprendere che il compito non è affatto semplice. La natura dell’investitore lo porta a ricercare quel prodotto o servizio il cui andamento finanziario può garantirgli un profitto maggiore del costo delle spese sostenute.

A complicare i giochi ci pensa un mercato particolarmente instabile e sempre soggetto alla volatilità, una cronica mancanza di informazioni da parte del cliente e una certa mancanza di trasparenza. È facile peraltro imbattersi in consulenti che promettono risultati strabilianti, ma gli esperti ricordano che nessuno conosce la ricetta precisa del successo e che solo attraverso l’analisi e la personalizzazione degli investimenti è possibile ottenere risultati. Se l’investitore è alle prime armi, una soluzione per puntare ad un buon rendimento con rischi limitati consiste nella diversificazione del portafoglio secondo differenti asset class. Parlando di classi di investimento, appunto, le più importanti, ossia quelle che hanno accumulato nel corso degli ultimi anni gran parte degli investimenti, sono materie prime, componente monetaria, azioni, obbligazioni e liquidità: tutti settori che apparentemente non conoscono crisi e che, nonostante sul breve periodo possono generare perdite fino al 10-15% del totale investito, sul lungo periodo generano invece discreti profitti. Queste asset class sono state scelte finora perché hanno accumulato “trust”, ossia fiducia da parte degli investitori.

Ma cosa succede se, invece, si guarda al campo delle tecnologie? Negli ultimi anni l’ascesa di Facebook è stata davvero inarrestabile e ha fatto la fortuna di centinaia di migliaia di investitori. I meno esperti potrebbero quindi pensare che il colosso ideato da Mark Zuckerberg possa ispirare la stessa fiducia. E in effetti questo scenario si è verificato fino a qualche giorno fa. A scoperchiare il proverbiale vaso di Pandora ci ha pensato lo scandalo Cambridge Analytica, che ha fatto perdere di credibilità a Facebook lungo tutta la linea. E se negli Stati Uniti la reputazione del più grande social network è crollata a picco, visto che gli utenti si fidano di più di giganti come Amazon, Google, Microsoft, Apple e persino di quello Yahoo! che era stato tanto criticato ultimamente è che è stato a lungo sull’orlo del fallimento, la musica sembra essere cambiata anche dal punto di vista dei risparmiatori.

Secondo un sondaggio condotto da Demia per conto di Assogestioni, il cosiddetto “Facebookgate” ha minato le certezze degli imprenditori, che ora si fidano meno del social network, la cui reputazione è calata rispetto agli altri quattro “top player” del web: Apple, Google, Microsoft e Amazon. Demia ha rivolto le proprie domande ad un pubblico di investitori e potenziali tra i 18 e i 54 anni provenienti dai 5 Paesi europei più rappresentativi in materia economica, ossia Germania, Regno Unito, Francia, Spagna e Italia. Quando si parla di denaro, infatti, gli investitori pretendono sicurezza – anche a discapito della privacy che è al secondo posto tra le priorità -, ma i dati personali utilizzati di Facebook utilizzati da Cambridge Analytica per scopi elettorali hanno cambiato drasticamente la considerazione che i risparmiatori hanno di Facebook. A prescindere da quanto accaduto al social network, l’investitore europeo resta però ancora attaccato alle vecchie tipologie di investimento: 73 intervistati su 100 si rivolgerebbero alle filiali di banca quando stanno progettando un nuovo investimento. La fiducia nei confronti della tecnologia tornerà però a rivoluzionare i mercati finanziari, visto che le super-potenze del web non resteranno a guardare e sono pronte a proporre nuove soluzioni di investimento a quei potenziali clienti che in ogni caso prenderebbero in considerazione una loro proposta commerciale. Probabilmente, quindi i servizi digitali non sono catalogabili tra gli asset class che ispirano fiducia, ma a breve i trend potrebbero invertirsi.

Redazione

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