Lavastoviglie quanti batteri troviamo nel nostro elettrodomestico?
Batteri attenzione a quelli che popolano la lavastoviglie

Così come per gli acari che popolano le nostre lenzuola e i nostri materassi, ci sono un’infinità di batteri che invece sono sparsi per la casa e soprattutto annidati tra il bagno e la nostra cucina, ovviamente non possiamo mai saperlo ma anche i nostri elettrodomestici ne sono pieni, il dito in questo momento è puntato sulla lavastoviglie che sembra essere davvero la casa prediletta da numerose tipologie di batteri, ma la lista delle zone “in pericolo” della nostra casa non si ferma quì, andiamo un attimo ad esaminare i posti “peggiori” della nostra abitazione.

Non di rado i luoghi più sporchi della casa sono quelli che apparentemente manteniamo più puliti, ma forse lo facciamo nel modo sbagliato.

In soggiorno, ad esempio, tra i posti più insoliti in cui i batteri si annidano, ecco il telecomando e gli interruttori per accendere e spegnere la luce. Addirittura il telecomando sarebbe molto più sporco della maniglia per azionare lo scarico del WC.

Ovviamente anche il bagno entra nella classifica dei posti meno puliti della casa, cominciando dal porta-spazzolini che effettivamente nessuno di noi lava abbastanza frequentemente, e che date le condizioni di umidità funziona come un moltiplicatore di germi e muffe.

Per quanto riguarda la cucina, tra i posti più “accoglienti” per i batteri c’è la macchina per preparare il caffè. Possiamo pulire il filtri, ma i depositi d’acqua e di sali minerali rappresentano il luogo ideale per la formazione dei batteri. Ecco perché si dovrebbe procedere più spesso a una pulizia più profonda di questo elettrodomestico. In cucina troviamo, inoltre, la ciotola del cibo per gli animali domestici e le manopole dei fornelli, su cui si accumulano grassi e sporcizia.

lavastoviglie si nascondono i batteri

La spugna da cucina, quella che utilizziamo per lavare i piatti e che vista la notevole quantità di acqua e sapone apparentemente dovrebbe essere sempre ben pulita e igienizzata, invece è un vero e proprio ricettacolo di germi e batteri. Per pulirla davvero, quotidianamente dovremmo metterla nel forno a microonde oppure lavarla in lavastoviglie.

Ma un vero e proprio covo di batteri è anche la lavastoviglie: secondo uno studio  guidato dalle Università di Copenaghen e Lubiana l’ambiente umido e caldo che si sviluppa al suo interno è infatti ideale per la proliferazione di batteri e muffe, potenzialmente pericolosi per il nostro organismo.

La rivelazione inquietante arriva dal una ricerca pubblicata su Applied and Environmental Microbiology, che prendendo in esame i sigilli in gomma di 24 lavapiatti ha evidenziato che i batteri più comuni includono Pseudomonas, Escherichia e Acinetobacter, e i funghi invece Candida, Cryptococcus e Rhodotorula.

I funghi, secondo i ricercatori, entrerebbero per lo più tramite l’acqua del rubinetto, mentre i batteri potrebbero venire dal cibo contaminato. Questi microorganismi prosperano e si diffondono in special modo nel momento in cui la lavastoviglie emette aria calda e al suo interno c’è grossa umidità. Per questo gli scienziati suggeriscono di aprire l’elettrodomestico solo al termine del ciclo di lavaggio e quando è fredda per evitare dispersioni.

Sebbene i batteri trovati in genere sono innocui, nelle persone con un sistema immunitario compromesso, come coloro che sono sottoposti a chemioterapia o che hanno subito un trapianto d’organo, possono essere anche mortali.

Il consiglio quindi è quello di lavare a fondo e nel modo giusto la propria lavastoviglie. Bisogna quindi ricordarsi di pulire giornalmente il filtro e gli interni: smontate i pezzi che si possono smontare e sciacquare sotto l’acqua corrente. Nel caso fossero otturati, pulire i fori del passaggio dell’acqua con uno stuzzicadenti o con un panno umido imbevuto di aceto.

Almeno una volta al mese serve un lavaggio a vuoto con un litro di aceto di mele, per sgrassare tutto, compresi scarico e tubature, e pulire con una spugna imbevuta di aceto le guarnizioni.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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