Michele Placido, Suburra sbarca a Venezia

Sbarca a Venezia la serie tv presentata dall’attore e regista Michele Placido che riceve l’importante premio Bianchi, lo stesso regista ha rilasciato alcune dichiarazioni naturalmente ringraziando per il premio e il riconoscimento ricevuto.

Ormai il 74 esimo Festival del Cinema di Venezia è entrato nel vivo, e proprio nell’ambito di questa rassegna a Michele Placido è andato il Premio Pietro Bianchi, ricevuto “per la capacità di coniugare autorialità e protagonismo, per l’attenzione non solo al valore della cultura ma al racconto della società”.

Il Premio Pietro Bianchi è assegnato ogni anno dai Giornalisti Cinematografici Sngci, e l’attore e regista si è mostrato molto orgoglioso di riceverlo:  “Sono contento, sono felice, per certi aspetti è il premio più importante della mia carriera, ci sono stati David di Donatello e premi internazionali, però questo compendia un po’ il mio lavoro di questi anni”.

Ma Placido è alla Mostra anche nei panni di regista per presentare le prime due puntate di Suburra – La serie, che verrà trasmessa da Netflix, della quale è coregista con Giuseppe Capotondi e Andrea Molaioli: “Già si annuncia una Suburra 2”.

“Suburra vuole essere una serialità pop, come è nei programmi di Netflix, perché uscirà in 100 paesi con un pubblico enorme, speriamo di essere all’altezza delle serialità americane, noi ce l’abbiamo messa tutta”, ha spiegato.

Una serie senza censura: “Il Vaticano è protagonista nel male – ha detto Placido – ci possiamo aspettare reazioni di un certo tipo, ma è un racconto che ha riscontro anche in fatti reali, realmente accaduti a Roma”.

Ma per l’occasione Placido si è anche confessato, in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, in cui ne ha per tutti, a partire dal Partito Democratico, definito partito di rottamatori finito rottamato, fino a Silvio Berlusconi ritenuto ormai oltre i più ragionevoli limiti di età.

Belle parole ha invece riservato a Papa Francesco: “Uomo della Speranza capace di far riprendere fiato alla gente, l’unico che può far vedere un po’ di luce considerando le notizie gravissime che arrivano dal Vaticano: violenze, abusi sui bambini, fatti che minano nel profondo la fiducia nelle istituzioni.”

Infine la sua personalissima idea di fede e religione: “Siamo portati a immaginare Dio come un signore con la barba che ci guarda dall’alto dei cieli. Io, quasi alla fine del mio viaggio, forse qualche pensiero non dico più profondo ma un po’ più vicino a quello che la mia intelligenza mi propone me lo sono fatto e credo che Dio non sia né maschio né femmina… E, se proprio dovessi scegliere un genere, mi piacerebbe fosse donna, ho più fiducia in loro. Mia madre, vedova, ha amministrato una casa intera con otto figli e so con quale saggezza, con quale capacità umana ma anche intellettuale sia riuscita a farlo, pur essendo una donna del popolo”.

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