Mistero Tunguska, l’esperimento segreto di Nikola Tesla

Redazione

L’episodio Tunguska ha lasciato uno strascico che si trascina ancora oggi, molteplici le teorie ma in realtà non tutto è stato spiegato fino in fondo.

Mistero Tunguska esperimento segreto di Nikola Tesla
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La mattina presto del 30 giugno 1908 i cittadini osservarono uno spettacolo insolito sul bacino del fiume Podkamennaya Tunguska nella Siberia orientale.

Una palla di fuoco apparsa all’improvviso balenò nel cielo alla velocità della luce, seguita da un lampo accecante e da una serie di tuoni.

Uno dei tanti testimoni affermò che era talmente enorme che il cielo sembrava essere diviso in due. L’esplosione ha distrutto 80 milioni di alberi e ucciso persone a 50 chilometri di distanza.

In tutto il mondo, pochi giorni dopo la misteriosa esplosione, nella taiga si verificarono strani fenomeni. Nella notte dal 30 giugno al 1 luglio, più di 150 punti in Siberia, Asia centrale, parte europea della Russia ed Europa occidentale sono state osservate chiaramente nuvole luminescenti ad un’altitudine di circa 80 km.

Quali furono le prime ricerche scientifiche

La prima spedizione esplorativa in Siberia fu intrapresa nel 1921 da Leonid Alekseevich Kulik, specialista sovietico in mineralogia e studio dei meteoriti, come viene spiegato dal portale informativo esoreiter.ru.

Sebbene lo scienziato credesse che la collisione di una cometa con la Terra potesse essere la causa, ha cercato ostinatamente dall’inizio alla fine della sua ricerca i resti di un meteorite gigante, forse disintegrato in blocchi separati.

La spedizione ha scoperto che intorno al luogo della caduta del “corpo di Tunguska” la foresta era crollata a ventaglio partendo dal centro, e all’epicentro, dove la distruzione avrebbe dovuto essere maggiore, gli alberi stavano su, ma senza rami.

La causa di tale distruzione potrebbe essere solo un’esplosione super potente. È anche sorprendente che nel mezzo della foresta morta si possa vedere l’acqua: un lago o una palude.

Nel 1928, lo scienziato tornò nella taiga con una nuova grande spedizione. Sono stati effettuati rilievi topografici dei dintorni e studi magnetometrici dei crateri, ma del meteorite non sono state trovate tracce.

La terza spedizione, intrapresa un anno dopo, fu dotata di attrezzature di perforazione e pompe per drenare gli imbuti di acqua che erano presenti. I ricercatori ne hanno aperto uno, ma, come si è scoperto, gli imbuti non erano di meteorite, ma di origine termocarsica.

La seconda fase dello studio del fenomeno Tunguska ebbe luogo tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60. Le spedizioni di K.P. Florensky e V.I. Vernadsky hanno esplorato una vasta area di disboscamento.

Tutti i dati indicavano che il “corpo Tunguska” non ha raggiunto la superficie terrestre, ma è esploso nell’aria. Non trovando materia meteorica nell’area del disastro, questa spedizione ha stabilito un fenomeno completamente nuovo: una crescita anormalmente rapida degli alberi.

Questa fase dello studio del meteorite Tunguska ha permesso di ricostruire la mappa fisica dell’esplosione di Tunguska, ma due dei problemi più importanti – il meccanismo di distruzione e la composizione del meteorite – sono rimasti irrisolti.

La terza fase dello studio è durata dal 1964 al 1969. Durante questo periodo sono stati sviluppati metodi più efficienti e accurati per estrarre la materia cosmica da vari oggetti naturali, sono stati condotti seri studi teorici ed esperimenti modello.

Le teorie principali sul fenomeno Tunguska

Le teorie più autorevoli sul fenomeno Tunguska concordano sul fatto che un enorme corpo sia esploso nell’aria sopra Podkamennaya Tunguska, arrivato dallo spazio.

Solo le descrizioni delle sue proprietà, origine, modello (a quale angolo è entrato) differiscono. Potrebbe essere un meteorite o un frammento di un asteroide, e potrebbe essere costituito da ghiaccio o pietre, ma molto probabilmente stiamo ancora parlando di qualcosa di non monolitico, poroso, altrimenti sarebbero già stati scoperti frammenti di grandi dimensioni.

L’ipotesi della cometa è nata negli anni ’30 e ancora oggi gli esperti, compresi quelli della NASA, concordano sul fatto che il meteorite Tunguska fosse costituito principalmente da ghiaccio. Lo dimostrano le strisce cangianti che seguivano questo corpo (secondo le descrizioni di alcuni testimoni oculari) e le nuvole luminose osservate il giorno dopo la caduta.

Naturalmente, la sostanza della “meteorite” non era costituita da solo ghiaccio puro, e qualcosa cadde a terra dopo l’esplosione, ma la maggior parte del materiale originale si rivelò comunque distribuito nell’atmosfera o disperso su un vasto territorio. Un tale schema di decadimento spiega la presenza di due successive onde d’urto, di cui hanno parlato i testimoni dell’esplosione.

Le teorie sulla natura del fenomeno Tunguska sono condizionalmente suddivise in tecnogene, geofisiche, relative all’antimateria, religiose e sintetiche.

Tra le teorie più singolari ci sono: la collisione della Terra con una massa di antimateria, a seguito della quale è stata rilasciata una grande quantità di energia nucleare; la collisione della Terra con un frammento della cometa di Encke; un piccolo “buco nero”; emissione di massa gassosa.

Infine un’ipotesi che ha fatto il giro del mondo e sulla quale si discute ancora oggi: il colpevole della catastrofe di Tunguska sarebbe stato una persona, Nikola Tesla, come rivela il portale esoreiter.ru.

Il fisico Nikola Tesla all’inizio del XX secolo era considerato il “maestro dell’elettricità”. Tra i suoi numerosi lavori c’erano esperimenti relativi alla tecnologia della trasmissione wireless di elettricità su lunghe distanze.

Secondo questa ipotesi, il 30 giugno 1908, Tesla dal suo laboratorio sparò un “super colpo di energia” nella regione dell’Alaska per testare praticamente le capacità della sua attrezzatura.

Tuttavia, l’imperfezione della tecnologia ha portato al fatto che l’energia diretta da Tesla è andata molto oltre e ha causato un’enorme distruzione nell’area di Podkamennaya Tunguska.

Dopo aver appreso delle conseguenze dei test, Tesla avrebbe scelto di non esprimere il suo coinvolgimento nell’incidente e ha interrotto esperimenti così su larga scala.

l punto debole di questa teoria è che non ci sono prove che Nikola Tesla abbia condotto un esperimento il 30 giugno 1908. Inoltre, il laboratorio, da cui sarebbe stato sparato il “supershot”, in quel momento non apparteneva a Tesla.

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