Morbo di Crohn le donne incinte in pericolo

Descritta per la prima volta da Burrill Bernard Crohn e poi comunemente definito Morbo di Crohn, colpisce l’intestino e arriva fino alla bocca e l’ano, passando anche per l’infiammazione del tratto gastrointestinale, i sintomi diffusi sono vomito, perdita di peso, dolori addominali, molto spesso può arrivare a generare anche eruzioni cutanee e artriti, ma oggi un pericolo in più è dettato soprattutto dalle donne in stato interessante.

E’ caratterizzata da ulcere intestinali, spesso alternate a tratti di intestino sano; le ulcere derivate dall’infiammazione, se non curate, possono portare a creare dei restringimenti intestinali (stenosi) o approfondirsi sino a creare delle lesioni di continuità con gli organi circostanti (fistole) e/o complicarsi con la formazione di raccolte di materiale infiammatorio con produzione di pus (ascesso). L’andamento di questa patologia è cronico e recidivante caratterizzato dall’alternarsi di episodi acuti seguiti da periodi di remissione clinica.

Le cause precise non sono ancora state rintracciate, ma in generale l’insorgenza del morbo può essere ricondotta a tre fattori interagenti tra loro: una suscettibilità alla malattia determinata geneticamente, un danneggiamento dei tessuti per una reazione immunitaria innescata dai batteri della flora del tratto gastrointestinale, e vari fattori ambientali.

Purtroppo non è ancora stata individuata una cura risolutiva per il morbo di Crohn. Tuttavia, esistono dei protocolli farmacologici utili per il controllo dei sintomi e la prevenzione delle ricadute, mentre la chirurgia è riservata ai casi complicati da occlusioni intestinali, fistole o ascessi.

Si stima che in Italia siano interessati da una qualche malattia infiammatoria intestinale circa 150-200000 pazienti, di cui probabilmente il 30-40% affetti dal morbo di Crohn (negli Stati Uniti si ritiene che oltre mezzo milione di persone sia colpita dal morbo); esistono studi scientifici che dimostrano come nel tempo l’incidenza della malattia sia aumentata, sia negli Stati Uniti che in altre parti del mondo, anche se ad oggi i motivi di tale aumento non sono noti.

Morbo di Crohn, una malattia pericolosa per le donne incinte

Morbo di Crohn una malattia pericolosa per le donne incinte

A volte ci si può sentire impotenti di fronte alla malattia di Crohn, ma modifiche della dieta e dello stile di vita possono aiutare a controllare i sintomi e allungare il tempo tra le riacutizzazioni.

L’attenzione però deve essere tenuta particolarmente alta quando si parla di fertilità e gravidanza.

La malattia che colpisce il tratto alimentare può infatti compromettere irrimediabilmente la salute delle donne incinte e del loro feto. Gli esiti negativi della malattia di Crohn si spingono fino alla probabilità piuttosto alta di aborto spontaneo, parto pre-termine e basso peso del bambino alla nascita. Per questo motivo, le donne affette dalla malattia possono affrontare una gravidanza più sicura quando la patologia è in fase di remissione.

Secondo quanto emerso da recenti studi, le donne affette da colite ulcerosa possono avere una fertilità pressoché normale durante i periodi di remissione. D’altro canto in chi ha contratto la malattia di Crohn vi è sempre una minor fertilità, forse a causa dell’infiammazione a livello pelvico.

Ma c’è una differenza tra la popolazione di sesso maschile e quello femminile: mentre le donne non assistono a variazioni sulla fertilità durante l’assunzione dei farmaci, gli uomini sì. Ma è importante sottolineare che tale effetto regredisce 2-3 mesi dopo l’ultima dose.

Naturalmente il consiglio è sempre lo stesso: come sempre accade, quando si è affetti da malattie così importanti è essenziale interpellare il proprio medico ed evitare il fai da te.

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