Lauren Canaday ha vissuto un’esperienza ai confini della vita. Un arresto cardiaco improvviso l’ha lasciata clinicamente morta per 24, lunghissimi minuti. Il suo racconto non parla di luci o tunnel, ma di una sensazione così profonda e serena che, una volta tornata, ha confessato di sentirne la mancanza.

Cosa accade al cervello quando il cuore si ferma?
Quando il cuore di Lauren si è fermato, è iniziato un conto alla rovescia drammatico. In un arresto cardiaco, il flusso di sangue al cervello si interrompe bruscamente.
Generalmente, si ritiene che un danno cerebrale irreversibile possa iniziare dopo soli 4-6 minuti di assenza di ossigeno. Il fatto che Lauren sia stata rianimata dopo 24 minuti senza conseguenze cognitive visibili è un evento straordinario, che la comunità medica stessa fatica a spiegare completamente.
Il merito va in parte alla prontezza del marito, che ha iniziato subito la rianimazione cardiopolmonare (RCP), e all’intervento dei soccorritori.
Nonostante ciò, il suo risveglio in terapia intensiva è stato un trauma: confusione totale, amnesia della settimana precedente e nessuna memoria dell’accaduto. Eppure, tutti gli esami, dalla risonanza magnetica all’elettroencefalogramma, hanno dato esito negativo, un risultato quasi miracoloso.
Il ricordo della serenità e il peso di essere sopravvissuti
L’aspetto più incredibile della sua esperienza non è medico, ma interiore. Lauren descrive con lucidità un ricordo persistente: una sensazione di pace estrema e assoluta. Questa percezione di tranquillità l’ha accompagnata anche nelle prime, confuse settimane di degenza.
La sua testimonianza si aggiunge a quelle raccolte in vari studi sulle esperienze di pre-morte (NDE), come quelli condotti dal Dr. Sam Parnia, direttore della ricerca sulla rianimazione cardiopolmonare alla NYU Langone School of Medicine, che esplora la coscienza durante l’arresto cardiaco.
Tuttavia, tornare alla vita ha presentato un conto emotivo salatissimo. Lauren ha dovuto affrontare un profondo senso di colpa del sopravvissuto e il dolore di accettare la sua nuova realtà. Il percorso di guarigione è stato complesso, supportato dalla terapia, da gruppi di auto-aiuto e dalla vicinanza del marito. Per elaborare il trauma e aiutare gli altri, ha dato vita a una newsletter, creando una comunità di persone che hanno vissuto esperienze simili.
La sua storia ci ricorda quanto poco sappiamo ancora dei confini tra la vita e la morte e di come il ritorno da quella soglia sia una battaglia tanto fisica quanto psicologica.
Curiosa per natura e appassionata di tutto ciò che è nuovo, Angela Gemito naviga tra le ultime notizie, le tendenze tecnologiche e le curiosità più affascinanti per offrirtele su questo sito. Preparati a scoprire il mondo con occhi nuovi, un articolo alla volta!