Napoli, oncologo partenopeo sceglie di farsi operare a Milano

Napoli è una metropoli con tanti, troppi problemi da affrontare, ed insieme a lei decine di altre, grandi e piccole città del sud, ricche di storia e talenti, che devono fare i conti con l’incontrovertibile realtà di essere situate nella parte più arretrata dello stivale.

A Napoli ci sono professionisti ed eccellenze che ci invidiano in tutto il mondo, luminari che poi effettivamente vanno a portare la loro sapienza in giro per il globo, ma soprattutto in campo medico non sono parallelamente assistiti da strutture in grado di valorizzarli appieno.

Certo esistono eccezioni: nel capoluogo campano spicca ad esempio il Policlinico dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, l’unico centro della Campania che è oggi in grado di assistere con elevate professionalità dal bambino all’anziano, in maniera trasversale e completa. Medici e strutture dell’azienda universitaria garantiscono al malato oncologico, di qualunque età, diverse professionalità mediche e chirurgiche lavorando insieme con approccio multidisciplinare integrato.

Eppure queste strutture non possono competere, nella maggioranza dei casi, quanto ad innovazione tecnologica e macchinari all’avanguardia utilizzati, con quelli del nord Italia.

L’ennesima conferma arriva dalle parole, nude e crude, proprio di un oncologo partenopeo: Antonio Marfella – sessanta anni, medico oncologo dell’ospedale Pascale di Napoli e tra i primi a parlare in Italia di “Terra dei fuochi” – ha un cancro alla prostata e, nonostante lui all’interno di un reparto oncologico ci lavori, ha deciso di emigrare a Milano per operarsi.

Non ho difficoltà a far sapere che, pur lavorando al Pascale, sono in lista di attesa per operarmi all’Ieo di Milano“, dice in una intervista al Corriere. Anzi: lo fa “per far rendere conto a tutti di come funziona male la sanità regionale“.

Napoli, oncologo partenopeo sceglie di farsi operare a Milano

Non è colpa dei medici, dice l’oncologo che riconosce le capacità dei colleghi. Il problema è “che non vengono messi in condizioni di lavorare come pure saprebbero fare”.

Per il mio cancro – spiega al quotidiano di via Solferino – devo essere sottoposto a un intervento in robotica. Le linee guida internazionali del Memorial Sloan Kettering Center, negli Usa, prevedono che questo tipo di intervento vada eseguito da strutture che ne facciano almeno 250 l’anno. Nell’intero Mezzogiorno non esiste alcun ospedale, Pascale compreso, che superi i 100 interventi alla prostata con il robot“.

I robot, in realtà, ci sono anche ma – ha sottolineato Marfella – “magari ci sono le sale operatorie e mancano infermieri a sufficienza e quindi si rallenta tutto“. E quindi un medico è costretto a lasciare Napoli e raggiungere Milano per operarsi.

Ricordiamo che Marfella si batte da anni contro l’inquinamento delle aree campane per difendere la salute e la fertilità dei suoi concittadini. L’anno scorso l’oncologo, nel corso di un’intervista, aveva spiegato il motivo per cui, in passato, aveva detto che i tumori sono l’ultimo dei problemi derivanti dal danno ambientale: ‘Il tumore ormai è l’ultimo dei problemi che insorgono per la mancata tutela ambientale. I primi problemi sono legati alla fertilità, alla riproduzione e alle malformazioni, quindi è essenziale oggi intervenire e non semplicemente studiare. Si devono andare ad analizzare innanzitutto i parametri di fertilità e delle malformazioni prima ancora dei parametri dei tumori. L’attenzione di noi medici, ma anche dei politici, deve essere rivolta a studi e indagini approfondite sul danno agli organi della riproduzione, alla fertilità, alle malformazioni neonatali, ai parti prematuri, ai tumori infantili, ai casi di autismo che stanno logorando non solo le nostre famiglie ma l’intero sistema di welfare italiano. In occasione della Giornata internazionale della disabilità il Miur ha reso noti dati epidemiologici allarmanti: il 2,7% del numero complessivo degli alunni è affetto da autismo. Rispetto a dieci anni fa il loro incremento è pari quasi al 40%’.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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