Origami, arte giapponese dalla storia antichissima

Con le nostre mani, senza l’ausilio di strumenti o macchinari sofisticati, è possibile creare dei veri capolavori, e ce lo hanno insegnato abbondantemente anche i nostri avi.
Con le mani si possono modellare i più svariati materiali, ma certamente una delle arti più affascinanti è quella dell’Origami.

Il termine Origami deriva dal giapponese Oru, piegare, e Kami, carta: significa appunto “piegare la carta”, o “carta piegata”, ed è stata adottata a livello internazionale per indicare l’arte di piegare la carta.

Se è vero che la storia della carta è cominciata in Cina, è in Giappone che l’origami si è sviluppato ed è divenuto parte integrante della società stessa, e da tempi antichissimi è riuscito ad arrivare fino a noi, riuscendo ad affascinare come il primo giorno.

Non esiste una datazione precisa per la sua nascita, ma l’ingresso ufficiale dell’origami nella cultura giapponese è databile intorno al IX secolo d.C., quando, durante i rituali religiosi nei templi Shinto, apparvero i primi go-hei (strisce di carta bianca piegate a zig-zag), simboli della presenza di Dio.

E del resto ancora oggi è in uso la tradizione di legare a delle corde appese fuori dai templi fogli di carta piegati a “zig-zag” contenenti preghiere, affinché il vento, muovendoli, le porti più vicino alle orecchie degli dei.

La tecnica moderna dell’origami usa pochi tipi di piegature combinate in un’infinita varietà di modi per creare modelli anche estremamente complessi: in sostanza si comincia da un foglio quadrato, le cui facce possono essere di colore differente, e continua senza fare tagli alla carta fino a realizzare la forma desiderata.

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