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Ecco perché ci affezioniamo a chi ci fa del male

Angela Gemito Ott 12, 2025

Ci risuona come un paradosso, eppure è una realtà emotiva comune a molti: l’attaccamento a persone che ci feriscono, che siano partner, amici o familiari. Dietro questa dinamica apparentemente illogica si nascondono meccanismi psicologici profondi, spesso radicati nelle nostre prime esperienze affettive. Affezionarsi a chi ci fa stare male non è un segno di debolezza o masochismo, ma la manifestazione di schemi relazionali appresi, a volte in modo doloroso, durante l’infanzia.

Perché Ci Affezioniamo a Chi Ci Fa Male

Il Paradosso della Familiarità: L’Amore che Va Conquistato

Uno dei motivi più significativi è la ricerca inconscia della familiarità. Se siamo cresciuti in un ambiente dove l’affetto era intermittente, confuso o condizionato — un po’ dato e un po’ ritirato, un genitore a volte dolce e a volte freddo — impariamo che l’amore è intrinsecamente legato all’incertezza e alla fatica. Il nostro sistema nervoso associa l’allerta, la paura di perdere l’altro o la tensione emotiva all’attaccamento. Una relazione “tranquilla” può apparire noiosa, perché manca il meccanismo di “conquista” che, pur doloroso, è lo schema di amore che ci è familiare.

Come evidenzia una ricerca sul Trauma Bonding (legame traumatico), questo è un legame emotivo disfunzionale che si sviluppa tra una vittima e l’abusante in una relazione caratterizzata da cicli di abuso e momentanea “riparazione” o attenzione. L’alternanza tra il rifiuto e i rari momenti di gentilezza (il cosiddetto “love bombing”) agisce come una ricompensa intermittente, estremamente potente nel creare dipendenza emotiva, proprio come un meccanismo a intermittenza in laboratorio rafforza un comportamento.

Il Ciclo di Abuso Narcisistico: Un’Elica Verso il Basso

Nel caso di relazioni con personalità manipolative o narcisistiche, questo attaccamento disfunzionale è quasi costruito ad arte attraverso il ciclo di abuso narcisistico, una spirale che intrappola la vittima:

  1. Love Bombing (Idealizzazione): L’abusante travolge la vittima con attenzioni, regali e lodi, proiettando l’immagine del partner “perfetto”. L’obiettivo è creare un legame intenso e una dipendenza emotiva immediata.
  2. Svalutazione (Critica e Gaslighting): Dopo la fase idilliaca, l’abusante inizia a criticare, sminuire e manipolare la realtà della vittima (il gaslighting, ad esempio, facendole credere di esagerare o di ricordare male gli eventi). Questo progressivo indebolimento dell’autostima rende la persona più dipendente e desiderosa di riottenere l’approvazione iniziale.
  3. Scarto e Hoovering: La vittima viene scartata (abbandonata o allontanata) una volta esaurita la sua utilità, solo per essere “riagganciata” (hoovering) con un ritorno ai gesti di affetto della prima fase. Questo ciclo si ripete, intensificando il trauma bonding e la dipendenza.

L’Autostima Sotto Assedio: Un Bisogno di Riscatto

Spesso, l’affezionamento è legato a una bassa immagine di sé preesistente. Se nel profondo si nutre la convinzione di non meritare un amore sano, si finisce per scegliere, inconsciamente, chi conferma questa idea. Il disprezzo o la critica del partner tossico può sembrare “più autentica” delle attenzioni positive di qualcuno amorevole. Si genera una sfida interna: devo guadagnarmi il suo amore. Quando l’abusante concede un minimo di attenzione, è percepito come un premio prezioso, una conferma che si può “vincere” la battaglia interiore e riscattare il proprio valore.

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Rompi il Copione: Uscire dalla Dipendenza

Uscire da queste dinamiche richiede un atto di profonda autoconsapevolezza. Come riportano diversi specialisti, riconoscere lo schema disfunzionale è il primo, cruciale passo. Non sei intrappolato per mancanza di forza, ma per la natura insidiosa di questo legame. Cercare il supporto di professionisti e spezzare ogni contatto con l’abusante è fondamentale per interrompere il ciclo. È il momento di ridefinire il concetto di amore, riconoscendo che l’amore autentico non fa male, né richiede di essere costantemente guadagnato.


Domande Frequenti (FAQ)

Cosa si intende con “Trauma Bonding”? Il Trauma Bonding, o legame traumatico, è un legame affettivo disfunzionale che si crea tra la vittima e l’abusante a causa di un ciclo di abuso alternato a periodi di rinforzo positivo. Questo “bastone e carota” crea dipendenza, poiché la vittima si lega ai rari momenti di affetto, sperando che siano permanenti, e confonde l’intensità emotiva della relazione tossica con il vero amore.

Perché alcune persone cercano inconsciamente relazioni tossiche? Le persone che tendono a intraprendere relazioni tossiche spesso hanno avuto esperienze precoci di attaccamento insicuro o disorganizzato, dove l’amore era mescolato a dolore, confusione o abbandono. In età adulta, cercano inconsciamente queste dinamiche perché sono “familiari” e, pur facendo soffrire, forniscono una riproduzione di uno schema relazionale conosciuto, che il cervello percepisce come meno minaccioso del totalmente ignoto.

Qual è l’impatto del “Gaslighting” sull’attaccamento? Il Gaslighting è una manipolazione psicologica che mira a far dubitare la vittima della propria memoria, percezione e sanità mentale. Nel contesto del legame tossico, mina l’autostima e la capacità di giudizio della vittima, rendendola estremamente vulnerabile. La vittima si affida totalmente all’abusante per definire la realtà, aumentando la dipendenza e l’attaccamento a chi la sta distruggendo.

Come si può superare la dipendenza emotiva da una relazione abusiva? Superare la dipendenza richiede di rompere completamente il ciclo con l’abusante, spesso attraverso il “no contact”, interrompendo ogni comunicazione. È fondamentale iniziare un percorso terapeutico (psicoterapia o EMDR, ad esempio) per rielaborare le ferite emotive, specialmente quelle relative all’attaccamento infantile, e ricostruire la propria autostima, imparando a riconoscere e accettare che meritiamo un amore che non ci ferisca.

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