Il “Tetto del Mondo” non ha ancora smesso di puntare verso l’alto. Mentre le grandi catene montuose del pianeta tendono solitamente a stabilizzarsi o a ridursi sotto l’azione incessante dell’erosione e della forza di gravità, il Monte Everest rappresenta un’anomalia geologica affascinante. Ogni anno, questa imponente piramide di roccia e ghiaccio guadagna millimetri preziosi, sollevandosi silenziosamente sopra il livello del mare. Sebbene la tettonica a placche sia la spiegazione classica che impariamo sui banchi di scuola, recenti scoperte suggeriscono che esistano meccanismi molto più complessi e dinamici in atto sotto la crosta terrestre dell’Himalaya.

L’origine del gigante: una collisione infinita
Per capire perché l’Everest continui a salire, dobbiamo guardare indietro di circa 50 milioni di anni. La storia inizia con il viaggio della placca indiana verso nord, una deriva che la portò a scontrarsi con la placca eurasiatica. Questo impatto titanico non si è mai concluso: l’India continua a spingere contro il cuore dell’Asia a una velocità di circa 5 centimetri l’anno.
Questa pressione costante accartoccia la crosta terrestre, sollevando i sedimenti marini (un tempo situati sul fondo dell’antico oceano Tetide) fino a quote dove l’aria è rarefatta. Tuttavia, la sola spinta tettonica non spiega interamente il ritmo attuale di crescita. Se consideriamo l’erosione causata dai venti gelidi e dai ghiacciai, l’Everest dovrebbe, in teoria, perdere quota o quantomeno rimanere in equilibrio. Invece, qualcosa lo sta spingendo verso l’alto con una forza supplementare.
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Il fenomeno del “rimbalzo” geologico
Una delle scoperte più intriganti degli ultimi anni riguarda l’interazione tra i fiumi himalayani e la massa della montagna stessa. Gli scienziati hanno identificato un processo noto come isostasia. Immaginate la crosta terrestre come una zattera che galleggia sul mantello viscoso sottostante: se alleggerite la zattera togliendo del carico, questa galleggerà più in alto.
Circa 89.000 anni fa, un evento idrologico ha cambiato il destino dell’Everest: il fiume Arun, un potente corso d’acqua della regione, ha “catturato” un altro fiume più piccolo, unendo le proprie forze in una rete fluviale massiccia. Questo sistema ha iniziato a scavare una gola profonda, asportando miliardi di tonnellate di roccia e sedimenti dalla base della catena montuosa.
Questa rimozione di massa ha innescato una risposta elastica della Terra. Privata di quel peso enorme, la crosta sottostante l’Everest ha iniziato a risalire, portando la vetta ancora più in alto. È un paradosso naturale: l’erosione, che solitamente distrugge le montagne, in questo caso specifico ne sta favorendo l’ascesa.
Oltre i numeri: l’impatto di una crescita invisibile
Cosa significano pochi millimetri all’anno per l’ecosistema e per l’uomo? Apparentemente poco, ma su scala geologica parliamo di trasformazioni radicali. La crescita dell’altezza influisce direttamente sui modelli meteorologici regionali. L’Himalaya funge da barriera invalicabile per i monsoni; più la vetta sale, più questa barriera diventa efficiente nel determinare la distribuzione delle piogge tra il subcontinente indiano e l’altopiano tibetano.
Inoltre, il sollevamento continuo rende il terreno instabile. La combinazione di crescita verticale e gravità aumenta il rischio di valanghe e crolli glaciali. Per le popolazioni locali, come gli Sherpa che vivono all’ombra di questi colossi, la montagna non è un oggetto statico, ma un’entità viva, in costante mutamento, che detta i ritmi della sopravvivenza e della spiritualità.

Uno sguardo al futuro: l’Everest ha un limite?
La domanda che molti geologi si pongono è: fino a che punto può spingersi questa ascesa? Esiste un limite fisico dettato dalla resistenza della roccia. Arrivati a una certa altezza, il peso della montagna diventa tale da “fluire” lateralmente, quasi come se la base si sciogliesse sotto la pressione eccessiva.
Tuttavia, l’Everest sembra non aver ancora raggiunto quel punto critico. Le attuali misurazioni satellitari confermano che la vetta continua a oscillare e salire, sfidando le previsioni che la vedevano destinata a stabilizzarsi. Stiamo assistendo a un esperimento geologico in tempo reale, dove la lotta tra le forze endogene (il calore e il movimento del nucleo terrestre) e quelle esogene (l’acqua, il ghiaccio e il vento) trova il suo equilibrio più estremo.
Curiosa per natura e appassionata di tutto ciò che è nuovo, Angela Gemito naviga tra le ultime notizie, le tendenze tecnologiche e le curiosità più affascinanti per offrirtele su questo sito. Preparati a scoprire il mondo con occhi nuovi, un articolo alla volta!




