Per oltre centocinquanta anni, un numero è rimasto scolpito nella coscienza collettiva come il parametro aureo della salute umana: 37 gradi Celsius. È la tacca rossa sui vecchi termometri a mercurio, il confine tra il benessere e l’allerta, il dogma stabilito nel 1851 dal medico tedesco Carl Wunderlich dopo aver analizzato milioni di misurazioni. Eppure, se oggi vi sentite perfettamente in forma ma il vostro termometro digitale segna 36,2 °C, non siete un’anomalia statistica. Siete, semplicemente, figli del vostro tempo.

Studi recenti condotti dalla Stanford University e da altri istituti di ricerca internazionali confermano un fenomeno affascinante: la temperatura media del corpo umano è in calo costante dall’era industriale a oggi. Non si tratta di un errore di calibrazione degli strumenti moderni, ma di una vera e propria mutazione fisiologica. Stiamo cambiando dall’interno, diventando letteralmente “più freddi” rispetto ai nostri antenati dell’Ottocento.
La fine di un dogma scientifico
Il parametro di Wunderlich non era sbagliato per la sua epoca, ma era il ritratto di un’umanità profondamente diversa. All’epoca, l’aspettativa di vita era bassa e le infezioni croniche erano la norma, non l’eccezione. Vivere nel diciannovesimo secolo significava coesistere con una costante attivazione del sistema immunitario. Malattie come la tubercolosi, la sifilide, le parodontiti diffuse e le ferite mal rimarginate mantenevano il metabolismo in uno stato di perenne e lieve surriscaldamento.
- Abbassare leggermente la temperatura corporea può aumentare la vita
- La temperatura media del corpo umano è cambiata, perchè?
- Hai la temperatura bassa? Vivi più a lungo
Oggi, il declino della temperatura corporea media – stimato in circa $0,03$ °C per ogni decade di nascita – riflette un successo senza precedenti della medicina e dell’igiene pubblica. Abbiamo abbassato il “termostato” biologico perché abbiamo spento gli incendi infiammatori che divampavano nei nostri predecessori.
L’infiammazione: il motore del calore
La ragione principale di questo slittamento risiede nella drastica riduzione dell’infiammazione sistemica. Il calore corporeo è, in larga parte, un sottoprodotto del metabolismo basale, il quale viene accelerato quando il corpo deve combattere agenti patogeni.
Nelle società moderne, la disponibilità di antibiotici, i vaccini, l’accesso ad acqua pulita e una nutrizione più equilibrata hanno ridotto il carico di lavoro del nostro sistema immunitario. Meno battaglie interne significano meno energia dissipata sotto forma di calore. Siamo diventati macchine biologiche più efficienti, che operano a regimi termici inferiori semplicemente perché non hanno bisogno di surriscaldarsi per sopravvivere.
L’impatto del comfort ambientale
Un altro fattore determinante è legato all’ambiente in cui viviamo. Per la maggior parte della storia umana, mantenere la temperatura interna costante richiedeva uno sforzo metabolico enorme. D’inverno si bruciavano calorie per scaldarsi, d’estate per dissipare il calore attraverso la sudorazione.
L’avvento del riscaldamento centralizzato e dell’aria condizionata ha creato quella che gli scienziati chiamano “zona di neutralità termica”. Viviamo in un eterno clima temperato, una primavera artificiale che ha reso superfluo il lavoro extra del nostro metabolismo per la termoregolazione. Il corpo, in un certo senso, si è “rilassato”, stabilizzandosi su standard energetici meno dispendiosi.
Un cambiamento fisico reale
Non è solo una questione di gradi. Questo raffreddamento è accompagnato da variazioni nella nostra struttura corporea e nei processi chimici cellulari. Le reazioni enzimatiche che sostengono la vita sono estremamente sensibili alla temperatura; una flessione, seppur minima, suggerisce che il nostro intero ecosistema biochimico sta navigando verso un nuovo equilibrio.
Consideriamo, ad esempio, la microflora intestinale o il microbioma. La temperatura interna influenza la proliferazione di batteri buoni e cattivi. Un corpo più freddo potrebbe favorire o inibire specifici ceppi, influenzando indirettamente tutto, dalla digestione alla salute mentale, data la stretta connessione tra asse intestino-cervello e stato infiammatorio.

Le implicazioni per il futuro
Cosa significa tutto questo per il futuro della medicina? In primo luogo, la necessità di ridefinire il concetto di “febbre”. Se la temperatura basale di una persona è stabilmente di 36,0 °C, un valore di 37,2 °C potrebbe già rappresentare uno stato di alterazione significativo, anche se tecnicamente sotto la soglia clinica tradizionale.
In secondo luogo, questo fenomeno solleva interrogativi sulla longevità. Molte ricerche su modelli animali suggeriscono che una temperatura corporea leggermente più bassa sia correlata a una vita più lunga, poiché riduce lo stress ossidativo e l’usura cellulare. Forse, il nostro “raffreddamento” è un adattamento evolutivo che ci sta preparando a vivere più a lungo in un mondo tecnologicamente avanzato.
Una nuova mappa della salute
Mentre osserviamo il riscaldamento globale del pianeta, ironicamente noi esseri umani stiamo percorrendo la strada opposta. Questo paradosso termico ci ricorda che la biologia non è statica, ma un dialogo continuo con le condizioni di vita che ci creiamo. La nostra temperatura non è solo un numero su uno schermo, ma la firma termica della nostra civiltà: meno violenta, più pulita, più protetta, ma anche profondamente diversa da quella che ha generato i manuali di medicina su cui ancora oggi studiamo.
Capire perché non bruciamo più come una volta non è solo una curiosità scientifica, ma la chiave per interpretare le nuove patologie del benessere e le potenzialità della medicina personalizzata. Resta da chiederci: dove si fermerà questa discesa? Esiste un limite inferiore oltre il quale la nostra complessa biochimica non può più operare con efficienza?
Curiosa per natura e appassionata di tutto ciò che è nuovo, Angela Gemito naviga tra le ultime notizie, le tendenze tecnologiche e le curiosità più affascinanti per offrirtele su questo sito. Preparati a scoprire il mondo con occhi nuovi, un articolo alla volta!




