Psoriasi, pazienti convivono male con la patologia

La psoriasi è una malattia infiammatoria, cronica e non contagiosa, della pelle, che in Italia colpisce circa due milioni di persone (il 3,1% degli abitanti). A livello mondiale, è stato stimato che la psoriasi interessi una percentuale compresa fra lo 0,6 e il 5% della popolazione.

Considerando le numerose forme sotto le quali si può presentare, non è neppure corretto parlare di psoriasi come di un’unica patologia. La dimensione delle singole chiazze, per esempio, è estremamente variabile (da pochi mm fino a diversi cm), così come la forma, la localizzazione, l’evoluzione e la tonalità di colore.

Circa il 15% delle persone affette da psoriasi soffre di un’infiammazione alle articolazioni che provoca i sintomi dell’artrite. La causa della condizione è legata a un malfunzionamento del sistema immunitario, che per errore attacca i tessuti sani dell’organismo, scambiandoli per un aggressore esterno, causando un eccessivo turn-over cellulare.

Più nello specifico, il meccanismo alla base della psoriasi è immunologico con il coinvolgimento di cellule di Langerhans e linfociti T che producono citochine proinfiammatorie con proliferazione di cheratinociti e una riproduzione accelerata delle cellule dell’epidermide. Il turn over cellulare passa da 28 a 4 giorni.

La psoriasi è una patologia a causa multifattoriale, in cui intervengono fattori genetici ed ambientali, ma è favorita anche da stili di vita come: fumo, alcool, obesità, stress, alimentazione scorretta. Le persone con elevato indice di Massa Corporea (Body Mass Index) hanno un maggior rischio di sviluppare la psoriasi.

Per quanto riguarda il trattamento, per le psoriasi nelle forme più lievi vengono utilizzate terapie topiche con emollienti, cheratolitici, retinoidi, analoghi vitamina D, cortisonici, ditranolo, inibitori tipici della calcineurina. Per la psoriasi nelle forme moderatesi preferisce fototerapia UVB a banda stretta e PUVA, mentre per la psoriasi nelle forme più gravi vengono usate terapie sistemiche con ciclosporina, methotrexate, acitretina e farmaci biologici.

Psoriasi pazienti convivono male con la patologia

Psoriasi pazienti convivono male con la patologia

Trattandosi di una condizione cronica, questo significa che spesso il paziente dovrà convivere con il disturbo per tutta la vita, andando incontro a periodi di peggioramento, spesso alternati a fasi con la completa scomparsa di tutti i sintomi.

Questo naturalmente ha risvolti anche psicologici, come ha mostrato una recente ricerca, che ha mostrato come, soprattutto in Italia, coloro che soffrono di psoriasi siano spesso infelici.

Il World Psoriasis Happiness Report 2017, una delle più grandi ricerche mai condotte a livello mondiale sulla patologia (interpellate 120 mila persone di 184 Paesi differenti che convivono con la psoriasi) che tocca circa 1,5 milioni di italiani, ha tracciato un quadro non certamente roseo.

Dall’analisi, realizzata dall’Happiness Research Institute, in collaborazione con il LEO Innovation Lab, un’unità indipendente di LEO Pharma, emerge che l’Italia si colloca nelle ultime posizioni (al 16esimo su 19) tra i Paesi dove gli ammalati di psoriasi sono più felici.

In Italia, per esempio, la desquamazione, forse il sintomo più comune della psoriasi, genera un deficit di felicità del 9,46%, mentre a compromettere in misura maggiore il benessere generale è la difficoltà a camminare, con un deficit del 17,8%.

“In questi ultimi anni sono stati compiuti molti passi in avanti nella conoscenza e nel trattamento della psoriasi: nuovi trattamenti oggi ci consentono di trattare più tempestivamente e in maniera efficace le forme medio-gravi – afferma Ornella De Pità, direttore struttura complessa di patologia clinica ospedale Cristo Re, Roma – ma questa ricerca ci conferma come siano ancora molti i bisogni non soddisfatti, soprattutto legati al senso di disagio e imbarazzo, all’impatto sulla vita di relazione specie nelle forme più visibili. Prurito, desquamazione cutanea, arrossamento della pelle, sono tutti sintomi importanti e molto fastidiosi, a cui si associa qualche volta un più o meno lieve grado di invalidità nei movimenti”.

In Italia il 52% dei pazienti ritiene che il proprio medico comprenda appieno l’impatto che la psoriasi esercita sulle loro vite, mentre il 47% non si sente compreso. Più della metà (54%) non pensa di essere stato informato a sufficienza.

I dati della ricerca mostrano infine una netta differenza tra i sintomi che si manifestano a livello del cuoio capelluto e quelli in zona genitale: nel primo caso, il deficit si ferma a -7,2% (con una punta di -9% per le donne), nel secondo arriva a -12,9% in generale e a -16% per il sesso femminile.

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